Durante il sonno è possibile allenare la memoria

Durante il sonno è possibile allenare la memoria

Tempo fa ti avevamo parlato dei meccanismi cerebrali che avvengono durante le fasi del sonno, e del modo in cui il cervello riorganizza le informazioni, rigenera le cellule cerebrali, e stimola l’analisi dei problemi che durante la veglia non siamo riusciti a risolvere.

Secondo alcuni scienziati, però, durante il sonno potremmo essere in grado anche di aumentare la nostra memoria.

L’idea di potere apprendere durante il sonno era considerata improbabile fino a poco tempo fa, ma adesso nuovi studi avvalorerebbero la tesi che anche durante la notte possiamo sviluppare le nostre abilità cognitive.

Per un certo periodo di tempo, alcuni studi si erano concentrati sugli input acustici in grado di sollecitare una risposta cerebrale durante il sonno, come in Prode Mondo Nuovo, un racconto di Aldous Huxley in cui un ragazzo polacco impara l’inglese dopo aver ascoltato durate il sonno un’audiocassetta con una lettura di George Bernard Shaw. Nella realtà, però questo genere di apprendimento è impossibile.

Recenti indagini ipnologiche, però, hanno rilevato che durante il sonno la corteccia continua ad inviare input mnemonici all’ippocampo. Ma non solo: durante questa fase, le informazioni non vengono solo immagazzinate, ma anche generalizzate in modo da integrarsi con quelle che già possediamo. A questo punto, il segreto è capire come questi input possono essere sollecitati.

Durante il diciannovesimo secolo, il marchese d’Hervey de Saint-Denys aveva scoperto un metodo per indirizzare i propri sogni, e aveva documentato i suoi studi nel libro Dreams and How to Guide Them. Una delle sue conoscenti masticava spesso una radice dal sapore nauseante, e una volta addormentato, il marchese fece in modo che una delle sue domestiche gli inserisse questa radice in bocca. Come effetto dell’input dato dal pessimo sapore della radice, il marchese aveva sognato la sua conoscente.

Ora: non ci sono riscontri scientifici sicuri sulle supposizioni del marchese, ma alcuni ricercatori hanno preso esempio dai suoi esperimenti, per condurre studi sulla correlazione fra stimoli provenienti dagli organi di senso e l’attività dell’ippocampo durante il sonno.

Susanne Diekelmann, ad esempio, ha ideato un esperimento in cui i partecipanti dovevano giocare ad un gioco in cui erano obbligati a memorizzare una serie di oggetti. Alcuni di loro giocavano semplicemente, altri invece venivano sottoposti ad un forte odore durante la sessione. Entrambi i gruppi, finito l’esperimento, dovevano addormentarsi.

Durante il sonno, la Diekelmann ha nuovamente sottoposto il secondo gruppo all’odore che avevano sentito mentre stavano giocando, e dalle misurazioni dell’attività cerebrale è emerso che dopo l’input sensoriale l’attività dell’ippocampo aumentava significativamente.

E durante i test a fine esperimento è emerso che i soggetti sottoposti all’odore ricordavano circa l’84 percento degli oggetti del gioco, contro una percentuale del 61 del primo gruppo.

Risulta evidente, quindi, che la strada da seguire per aumentare le nostre capacità cognitive durante il sonno passi attraverso l’associazione fra i sensi e i ricordi.

Immagine via Flickr