L'antica arte marziale dei monaci Shaolin: il

L'antica arte marziale dei monaci Shaolin: il "pugilato della giovane foresta"

Il pugilato Shaolin è famoso in tutto l’Impero

Epitaffio di Wang Zhengnan

La pratica moderna del WuShu [Kung fu: il nome delle arti marziali cinesi] di Shaolin è diventata troppo simile a un semplice svago. Questa disciplina […] è parte integrante della filosofia Chan [meditazione]. Parte quindi di una antica via per ritrovare e migliorare noi stessi, nello spirito e nel corpo. Non deve essere solo percepita come uno sport o ginnastica con calci e pugni, poiché ciò è solo il mezzo, non il fine. Chan e Wugong sono una cosa sola

Chan e Wugong sono una sola cosa. Meditazione e arte marziale. La parte filosofico-religiosa e quella del combattimento. Mente e corpo. Sono le parole di Shi Suxi, Gran Maestro dello Shaolinquan.

Letteralmente vuol dire Pugilato della Giovane Foresta. Ed è lo stile delle arti marziali cinesi praticato in origine dai monaci buddisti del tempio di Shaolin. Nella provincia di Henan.

La nascita dello Shaolinquan

Le prime testimonianze si registrano intorno al 500 d.C. Secondo qualche storico sarebbero stati due discepoli di Batuo a praticare per primi il pugilato di Shaolin. Qualcun altro data la nascita dello Shaolinquan nel 527, quando al tempio arrivò il monaco buddista Bodhidharma. Patriarca del Buddismo Chán (Zen).

Leggenda vuole che Bodhidharma, giunto al tempio Shaolin, resosi conto della scarsa prestanza fisica dei monaci, che non permetteva loro di meditare correttamente, insegnò alcuni esercizi fisici. Le basi del pugilato di Shaolin.

Ancora oggi è oggetto di dibattito e non c’è una versione unica e definitiva. Quello che però ci interessa è sottolineare l’unione tra la tecnica di combattimento e la filosofia meditativa. Unione che rende lo Shaolinquan una lotta con una potente carica spirituale. Una “meditazione in movimento”, come è stata definita in maniera poetica e suggestiva.

Il tempio Shaolin

Non tutti, in antichità,  erano ammessi al tempio Shaolin. Il novizio veniva sottoposto a prove durissime. Per valutare la sua personalità e la forza di volontà. La testa veniva rasata e sopra veniva lasciato un segno indelebile con una cerimonia della bruciatura. Il monaco poteva lasciare il monastero soltanto quando il maestro l’avesse giudicato pronto. Farlo da soli era impossibile: intorno al tempio erano nascoste trappole mortali.

Nei secoli l’abilità marziale dei monaci si è evoluta con le dinastie che hanno dominato la Cina. Quella Tang, Song, Yuan, Ming e Qing. Momenti storici nei quali lo stile dello Shaolinquan si arricchisce grazie al contributo dei grandi maestri. Alcuni fondano nuovi stili. E se da una parte segnano la “fine” dello Shaolinquan puro, dall’altra danno vita ad altri stili di arte marziale. Come il Jujutsu, il Judo e il Karate. Tutti più o meno direttamente influenzati dal pugilato della giovane foresta.

Alcune mosse di Shaolinquan in slow motion

In cosa consiste il combattimento Shaolinquan

Partiamo da alcune delle caratteristiche tecniche dello Shaolin Wugong, descritte nei testi tradizionali.

Breve e veloce, lungo e preciso.

Segui delle linee di forza.

Passi rilassati e imprevedibili.

Integra la mente con il corpo.

Piegato ma senza essere piegato, dritto ma senza essere dritto.

Conosci il tuo corpo e la tua mente.

Pensa solo a difenderti, attaccando.

Ripeti sempre i movimenti, specialmente quelli più semplici.

Integra l’esterno con l’interno.

Leggendo questi buoni consigli di combattimento si capisce subito che l’arte marziale Shaolinquan sia un mix, come abbiamo letto all’inizio, di corpo e mente. Un lavoro svolto insieme.

Per quanto riguarda il corpo, lo scopo della lotta è concentrare la massima potenza nei colpi. Per raggiungere quella potenza bisogna arrivarci morbidi. Rilassare i muscoli, ma renderli allo stesso tempo guizzanti. La mente allora deve essere concentrata, scattante. Vengono portati sia calci che pugni. Si possono usare alcune armi, come l’asta, la spada, o il bastone.

La difesa è importante tanto quanto l’attacco. Per questo un combattente Shaolin deve saper usare con destrezza anche la tecnica della parata. Le gambe si difendono da sole, mentre le braccia coprono torace, genitali e volto. Ci sono poi delle prese, delle leve e posizioni di strangolamento. 

Anche se con il tempo lo Shaolinquan ha perso molto del suo carattere originario, per praticarlo al meglio bisogna avere sempre in mente il suo fondamento marziale. Non è una coreografia né un’esibizione artistica. Non è uno svago come ha detto Shi Suxi. Tutto è dosato e calibrato. Non ci sono eccessi. 

L’imitazione degli animali

Uno degli stili di combattimento più suggestivi dello Shaolinquan è sicuramente quello dell’imitazione delle tecniche di combattimento degli animali. I monaci possono replicare le mosse dei grandi felini, ma anche quelle dei piccoli insetti. Tutti gli animali viventi, perché tutti sono equipaggiati con abilità speciali e uniche per la loro sopravvivenza. Gli animali, secondo i monaci Shaolin, possiedono punti di forza che mancano agli uomini.

Per approfondire: La porta proibita, che raccoglie le testimonianze di Tiziano Terzani in Cina. Marco Bertona, Il tempio di Shaolin. Culla del Buddhismo Zen e delle Arti Marziali. E poi Lo Shaolin – Mistero e magia dei monaci-guerrieri, di Sri Rohininandana. Se vuoi avvicinarti ancora di più a questa disciplina, a Milano c’è il centro culturale Shaolin Wuseng Houbeidui Italy. Una scuola Shaolin riconosciuta dalla S.E.A. (Shaolin Europe Association).

Immagine di copertina di Kevin Poh