La leggenda del Codex Gigas, conosciuto come la Bibbia del Diavolo

La leggenda del Codex Gigas, conosciuto come la Bibbia del Diavolo

Il Codex Gigas, in italiano Libro Gigante, è famoso per due motivi. Il primo è sotto gli occhi di tutti: misura 92 centimetri di lunghezza, 50 di larghezza e 22 di spessore. È il manoscritto più grande del medioevo e pesa circa 75 chili.

Il secondo motivo per cui il Codex è famoso è ciò che è raffigurato a pagina 290: il Diavolo.

Della storia di questo manoscritto si conosce pochissimo. Inizialmente la sua collocazione doveva essere in un monastero benedettino di Podlažice in Boemia, oggi Repubblica Ceca, intorno alla fine del XIII secolo.

Durante la guerra dei trent’anni (1618-1648) l’opera fu presa dall’esercito svedese come bottino di guerra e oggi è conservata nella Biblioteca nazionale di Stoccolma.

Il libro, composto da 320 fogli di pergamena, contiene la trascrizione della Bibbia e molti altri trattati di estrema importanza storica, come la Etymologiae di Isidoro di Siviglia, scritti tutti in latino.

Al libro mancano otto pagine, fatto che ne accresce il mistero.

Ma ciò che davvero è inspiegabile è come mai in una trascrizione della Bibbia ci sia il Diavolo.

codex 2

Leggenda vuole che Herman, un monaco, condannato a morte per aver infranto i voti monastici, promise che si sarebbe impegnato, in una sola notte, a trascrivere in un libro tutta la conoscenza umana. Se entro l’alba non ci fosse riuscito sarebbe stato murato vivo.

Alle prime luci del giorno, il monaco si accorse di non farcela e chiese aiuto al Diavolo offrendogli la sua anima in cambio. Il Diavolo accettò il patto e firmò l’opera di Herman con un autoritratto.

Il marchio è inquietante: il mostro raffigurato è mezzo uomo e mezzo animale, con corna, una lingua biforcuta e artigli. Quello che lo rende più spaventoso è il fatto che sia stato disegnato su un foglio di pergamena stranamente annerito. Effetto usato dal copista che non si ritrova in nessun’altra pagina del libro.

Ovviamente questa è solo una leggenda, ma quando i filologi hanno studiato più da vicino il Codex si sono resi conto di qualcosa che superava la fantasia. Pare infatti che proprio come vuole la leggenda, l’autore del testo, a differenza di quanto accadeva nel medioevo, dove si alternavano più copisti durante gli anni, sia stato uno solo. Ma il lavoro compiuto sul libro, le miniature, le decorazioni minuziose e colorate, ne fanno un’opera sovrumana.

Un solo uomo, hanno ipotizzato i filologi, per portare a termine un libro del genere, dovrebbe lavorare tutto il giorno, ogni giorno, senza riuscire a finirlo prima di trent’anni.

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