Il caffè è a rischio estinzione?

Il caffè è a rischio estinzione?

Americano, espresso, moka, solubile: in ogni parte del mondo, ogni giorno, vengono consumati circa due miliardi di tazze di caffè.

Un’industria che, oltre a rappresentare per alcuni un piacere e un metodo per rimanere svegli, è anche la fonte di sostentamento per 25 milioni di famiglie sparse per il globo.

Negli ultimi 15 anni il consumo di caffé è cresciuto del 43 percento, e probabilmente la domanda è destinata ad aumentare ancora in futuro, ma secondo uno studio pubblicato nel 2012 da un gruppo di ricercatori inglesi—e che si sta dimostrando ogni anno più veritiero—la specie di caffè più popolare di tutte, l’Arabica, è a rischio estinzione.

Nonostante si conoscano all’incirca 124 specie diverse, infatti, la maggior parte del caffè che viene prodotto è di tipo Arabica o Robusta.

La Robusta, come è facilmente intuibile dal nome, è una pianta che resiste bene ai cambiamenti climatici: ma ha un sapore non troppo gradevole, e viene utilizzata soprattutto per produrre caffè solubile.

L’Arabica rappresenta, quindi, quasi totalmente l’idea che abbiamo del caffè, ma è una pianta abbastanza fragile, che tollera soltanto una ristretta gamma di condizioni ambientali.

In particolare, è molto sensibile alle variazioni di temperatura e alle precipitazioni.

I ricercatori hanno predetto che dato l’aumento del riscaldamento globale e dei conseguenti cambiamenti climatici, i luoghi in cui l’Arabica ha la possibilità di essere coltivata diminuiranno dell’85 percento entro il 2080.

Le coltivazioni di Arabica sono fondamentali per il futuro dell’industria: nel 1800, dopo che una malattia endemica aveva colpito le coltivazioni di Arabica in Sri Lanka, il governo inglese cercò di convincere la popolazione che la variante Liberica potesse rappresentare una buona alternativa. Ma il pessimo sapore, “simile a una minestra di verdura”, fu un disastro per il commercio.

E stavolta potrebbe capitare in modo molto più ampio: rischiamo di andare incontro a un mondo in cui il sapore e l’idea che abbiamo del caffè non saranno più gli stessi.

Quindi, se vogliamo ancora svegliarci la mattina con il familiare gorgoglio profumato della moka che sale in cucina, dobbiamo sperare che gli studiosi riescano a salvare una variante naturale che pur essendo così radicata ad un territorio, influenza interamente un’industria globale.

Immagine via Wikimedia Commons