Cosa succede al tuo corpo se passi molto tempo al buio

Cosa succede al tuo corpo se passi molto tempo al buio

Lo scorso 23 giugno in Thailandia una squadra di 12 ragazzi, accompagnati dal loro allenatore, si è avventurata nella grotta di Tham Luang. Nella provincia del Chiang Rai. Rimanendo intrappolata al buio per quasi 20 giorni, prima che le squadre di salvataggio riuscissero a intervenire.

Le piogge monsoniche, con una grande colata di fango, avevano infatti bloccato l’uscita. E per tutto questo tempo la squadra è rimasta isolata al buio, con poco ossigeno, e a rischio ipotermia. Questa condizione ha fatto sì che i ragazzi perdessero il senso del tempo. La prima cosa che hanno chiesto ai loro soccorritori, infatti, è stata quanto a lungo fossero rimasti intrappolati. E quando gli è stata rivelata la verità, sono rimasti molto colpiti. Credevano che fosse passato molto meno tempo.

Secondo gli esperti, infatti, il buio cambia molti aspetti della nostra relazione con il mondo esterno. Come ovviamente la percezione delle dimensioni, del tempo, del ritmo dormi-veglia e dell’umore.

Michel Siffre, e gli esperimenti sull’isolamento

Molte delle cose che sappiamo su come l’isolamento e il buio modifichino il ritmo circadiano le dobbiamo a Michel Siffre. Un geologo francese che nel 1962 iniziò una serie di esperimenti sulla tolleranza umana al buio in situazioni di estremo isolamento dal mondo esterno.

Siffre si rintanò in un ghiacciaio che aveva individuato nei pressi di Nizza per oltre due mesi. Senza dispositivi elettronici che potessero suggerirgli l’ora, e con soltanto una ricetrasmittente per comunicare con il suo team di supporto, che lo monitorava 24 ore al giorno.

Ogni sera e ogni mattina dava indicazioni al team sul suo stato di salute e sul suo umore. Su quando andava a letto, su quando si svegliava, e su quando aveva fame. Il team però non gli dava alcun input o informazione sul mondo esterno. Siffre inoltre teneva un diario delle sue attività quotidiane, delle sue sensazioni, e del suo ritmo circadiano.

Il buio trasforma la percezione del tempo

L’esperimento era stato progettato per durare due mesi. Quando finalmente il team di supporto lo contattò per comunicargli la scadenza del progetto, Siffre rimase basito. Nel corso della sua esperienza all’interno della grotta aveva tentato di realizzare un calendario basato sulle sue sensazioni di fame e di sonno, per misurare il tempo in base al suo bioritmo. Secondo i suoi calcoli approssimativi, aveva la percezione di trovarsi nel ghiacciaio da un mese soltanto.

L’oscurità costante aveva indotto il suo corpo ad allungare i ritmi biologici. E questo processo era avvenuto gradualmente, secondo i dati rilevati dal team di sopporto tramite le conversazioni mattutine.

L’allungamento del ritmo circadiano

Le osservazioni su come il corpo reagisca in modo anomalo alla totale oscurità e all’isolamento erano parse chiare analizzando il ritmo di dormiveglia. Man mano che Siffre proseguiva con l’esperimento tendeva ad addormentarsi più tardi. Il suo ritmo circadiano non viaggiava più attorno alle 24 ore, ma attorno alle 25. E questo con il proseguire del tempo aveva falsato la percezione dello scorrere del tempo.

Un fenomeno che si può spesso notare nelle persone non vedenti. I ritmi di sonno ovviamente sono personali, ma molti studi hanno dimostrato che alcune persone non vedenti tendono ad avere un ritmo circadiano leggermente superiore alle 24 ore.

Facciamo un esempio: se una persona ha un ritmo di sonno sfalzato di circa mezz’ora rispetto al normale, in condizioni di isolamento tenderà ad addormentarsi sempre mezz’ora dopo rispetto al giorno precedente. Se il lunedì si sveglia alle 8:00, il martedì lo farà alle 8:30, e così via. E tempo due settimane, la sua percezione del tempo sarà totalmente falsata. Avrà la percezione psicologica che siano le 20 di sera, quando in realtà sono le 8 di mattina.

Questi ritmi interni sono generati da una minuscola porzione di tessuto cerebrale chiamata nucleo soprachiasmatico (SCN). Un gruppo di cellule sensibili alla luce che si trovano nella parte posteriore della retina. Quando la luce del sole colpisce l’occhio ogni giorno, questo è come se si resettasse rispetto al ritmo biologico interno, mantenendosi sincronizzato all’alternarsi del giorno e della notte.

Cambiamenti nell’umore e nell’appetito

I cambiamenti nei ritmi di sonno, poi, avrebbero un impatto enorme anche sull’appetito e sull’umore. In una condizione in cui fossimo costantemente al buio, e senza contatti con il mondo esterno, il nostro umore avrebbe un crollo repentino. Perché lo sfaldamento dei ritmi di dormiveglia comporterebbe anche alterazioni ormonali e metaboliche.

A seconda delle caratteristiche personali, una persona potrebbe essere portata ad abbuffarsi continuamente, mentre un’altra a ignorare quasi completamente il cibo. Anche la sensibilità del corpo, e la propriocezione—ovvero la percezione del proprio corpo—sarebbero distorti. In poche settimane, insomma, il nostro adattamento all’ambiente cambierebbe quasi totalmente.

Immagini: Copertina