Come è cambiato nei secoli il nostro rapporto con gli incubi?

Come è cambiato nei secoli il nostro rapporto con gli incubi?

La nostra mente, come l’universo, è ricca di zone inesplorate e misteriose. Uno dei suoi frutti più interessanti, anche se spaventosi, è l’incubo. Per secoli, i brutti sogni ci hanno incantato e ci hanno spinto a trovare un’origine e un motivo. Nell’antichità venivano attribuiti a forze superiori come Dei o demoni. Soltanto dal ventesimo secolo abbiamo cominciato a identificarli come qualcosa nato nella nostra testa, nella nostra anima e non dovuta a una forza esterna.

Gli incubi occasionali sono normali sogni che tutti noi facciamo almeno una volta nella vita. Si stima che circa il 30% degli adulti abbia un incubo al mese. Oggi rientrano a pieno titolo nella quotidianità, come una delle manifestazioni del sonno, ma per secoli sono stati interpretati nei modi più vari. Vediamo come è cambiato negli ultimi 300 anni il nostro rapporto con loro.

Nel 1700 si credeva in via ufficiosa che gli incubi fossero dovuti a un demone che si poggiava fisicamente sul petto del dormiente causandone anche la paralisi notturna. Anche la scienza non era in grado di trovare un’origine più convincente. Ne è un esempio il quadro di Henry Fuseli del 1782 (in copertina) chiamato proprio “incubo” in cui una creatura misteriosa siede sul petto di una donna dormiente.

Ancora un secolo dopo, l’origine degli incubi chiamava in causa presenze religiose, ma iniziano a farsi avanti teorie che mettono in primo piano gli esseri umani, anche se ancora fuori fuoco. La credenza dominante era che gli incubi fossero causati dal cibo pesante, una teoria che ancora oggi ha una certa fortuna, seppure priva di fondamento. Finalmente nel 1900 i sogni cominciano a essere relegati al mondo prettamente onirico. Per Freud i sogni sono una manifestazione dei desideri repressi che si mostrano attraverso forme strane e a volte inquietanti a causa dell’inconscio inibitore.

A metà del secolo scorso gli studi hanno lavorato su un campo più circoscritto, la fase REM, momento in cui abbiamo i sogni più vividi. Alla fine degli anni ’80 i ricercatori hanno cominciato a vedere gli incubi ricorrenti come un disturbo minore, dipendente da uno più grande, come ad esempio l’ansia o la depressione. Iniziano a fiorire tecniche terapeutiche cognitive per aiutare le persone a sconfiggere questi disturbi notturni. Una di queste è la terapia della ripetizione immaginativa che insegna a guidare in maniera cosciente i propri sogni e a produrne di specifici secondo la volontà.

Nel 2005 due ricercatori hanno avanzato un’ipotesi biologica suggestiva: gli incubi sono un retaggio dell’evoluzione che permetteva ai nostri antenati di essere risvegliati di colpo per proteggersi da attacchi improvvisi di predatori. Una specie di campanello d’allarme. Ma anche stavolta non tutti sono d’accordo, visto che per molti altri non avrebbero un significato biologico decisivo come quello psicologico. La strada per una soluzione comune sembra ancora molto lunga ma noi non possiamo fare altro che dormirci sopra, come sempre.

Immagine via Wikipedia