Perché gli abbracci e le carezze ci fanno stare bene?

Perché gli abbracci e le carezze ci fanno stare bene?

Quando siamo felici, innamorati o esultanti uno dei gesti che ci viene più naturale da compiere è quello di un abbraccio. Il contatto fisico è un modo di esprimere la nostra gioia e il nostro benessere, attraverso la condivisione.

Ma perché ci fa stare bene? La risposta, come spesso in queste situazioni, va cercata nel cervello, ma non solo. Da un punto di vista neurologico, abbracci e carezze ci fanno stare bene a livello biochimico. Quando ci coccoliamo, il nostro cervello produce l’ossitocina che ha il potere di rilassarci e farci sentire protetti. L’ossitocina innesca a sua volta la produzione di dopamina (lo stesso agente chimico che produciamo quando andiamo a ballare o mangiamo carboidrati). La dopamina accresce il nostro benessere e ci spinge a ripetere questa esperienza di abbracci e coccole, in futuro.

Da un punto di vista biologico coccolarsi rientra nella sfera sessuale, con una differenza che riguarda l’intensità. La crescita media di ossitocina quando facciamo l’amore raggiunge il 100% rispetto alla base e gli effetti sono più ampi. Nel caso degli abbracci la crescita è più moderata, raggiungendo al massimo il 50%.

Ma gli abbracci e le carezze sono importanti anche da un punto di vista sociale. Secondo Chris Fraley, professore di psicologia all’università dell’Illinois, sarebbero vantaggiosi per la nostra evoluzione.

“Nel mondo della natura noi esseri umani siamo animali vulnerabili”, ha spiegato il professore: “ci mancano le abilità per difenderci, per nutrici da soli e per prenderci cura di noi stessi per un lungo periodo di tempo.” Il risultato più ovvio era che i neonati che venivano accuditi e protetti avevano maggiore possibilità di sopravvivenza rispetto agli altri.

Rispetto ai cuccioli di mammiferi, gli esseri umani sono più dipendenti dai grandi per sopravvivere (pensa a quanto tempo ci mettiamo a imparare a camminare su due “zampe”).

I neonati sarebbero talmente vulnerabili da aver sviluppato un sistema automotivazionale per mantenere la protezione degli altri (gli adulti in questo caso). Mentre dall’altra parte, gli adulti avrebbero sviluppato una forte connessione emotiva con loro.

Essere affettuosi scambiandosi abbracci ed effusioni, nella sua apparente semplicità, mette invece in moto nel nostro cervello e nel nostro gruppo sociale una serie di dinamiche molto complesse e raffinate, in fondo, per farci stare bene.

Immagine via Flickr