Qual è la causa dei problemi di concentrazione?

Qual è la causa dei problemi di concentrazione?

Nel mondo moderno, in cui siamo sempre presi da smartphone, mail e una miriade di altre distrazioni, può essere difficile prestare completa attenzione al compito che si sta svolgendo. Il nostro livello di concentrazione, infatti, è sempre messo a repentaglio.

Il mantenimento della concentrazione, in particolare su qualcosa di noioso, spesso sembra richiedere una quantità eccessiva di energia. Ma quale sia l’area del cervello che gestisce la concentrazione è sempre stata una questione complicata e spinosa per i neuroscienziati.

Ora, però, alcuni ricercatori potrebbero aver tracciato una rete neurale le cui connessioni potrebbero modulare la nostra capacità di concentrazione ed essere alla base, quando il suo funzionamento non è ottimale, del deficit di attenzione (ADHD).

I recenti progressi nella tecnica di imaging cerebrale, nota come risonanza magnetica funzionale, o fMRI, che misura il flusso sanguigno nel cervello in tempo reale, hanno stimolato un nuovo tipo di neuroscienza. Una branca in cui i ricercatori sono in grado di monitorare l’intero cervello in un’unica scansione a caccia delle reti neurali che si attivano durante compiti specifici.

Anche se alcune regioni del cervello contribuiscono pesantemente per alcuni processi, come il lobo occipitale per la visione, gran parte di questa ricerca mostra che quasi tutto ciò che facciamo richiede diverse parti interconnesse nel cervello.

Il nuovo studio, pubblicato su Nature Neuroscience da un team di ricercatori della Chicago University, indica che solo una rete neurale specifica viene utilizzata per mantenere la concentrazione.

Dopo aver messo 25 adulti in una macchina fMRI, gli scienziati hanno chiesto loro di compilare un questionario che metteva alla prova in modo graduale la concentrazione. Ai partecipanti venivano mostrate delle immagini in bianco e nero di una montagna o di una città, e poi pian piano veniva chiesto loro di riconoscere particolari sempre più specifici di quelle immagini.

Il monitoraggio del flusso elettrico neuronale durante l’esperimento ha sottolineato come in una certa area l’attività cerebrale si intensificasse man a mano che il soggetto aveva bisogno di più concentrazione per portare a termine il compito.

Questa scoperta rappresenta una svolta importante: grazie ad essa, infatti, sarà finalmente possibile cercare delle soluzioni più mirate per i pazienti che soffrono di disturbi legati alla concentrazione.

Immagini: Copertina