Cibo e tv: il matrimonio perfetto che non conosce divorzi

Cibo e tv: il matrimonio perfetto che non conosce divorzi

Tutorial, sfide ai fornelli, ingordigia di junk food, insegnamenti sui cibi del mondo e dritte per una cucina salutare.
Tutto questo è diventata oggi la nostra tv gastronomica che, a qualsiasi ora e su qualsiasi canale e in qualsiasi trasmissione, ci propina abbuffate di telecibo.
Il cibo e la tv sono unite in matrimonio da oltre 60 anni e la loro relazione è destinata a continuare.
Il via ai programmi teleculinari in Italia lo ha dato un giornalista, regista, gastronomo, sceneggiatore, scrittore (e potremmo continuare) di nome Mario Soldati, che condusse la prima trasmissione dedicata al cibo in tv , Viaggio nella Valle del Po – Alla ricerca di cibi genuini. L’intento era quello di informare gli italiani sulla bontà di quello che mangiavano e sdoganare il concetto di cibo visto solo come sostentamento conducendo verso un’accezione che attraversasse il piacere del palato (l’Italia usciva affamata dalla guerra, con l’idea di mangiare solo per nutrirsi).
E Soldati ci riuscì.

Negli anni a venire, a seguirlo in questo intento fu Luigi Veronelli che negli anni ’70 condusse Colazione allo studio 7, poi rinominato A tavola alle 7. Le edizioni di successo furono quelle condotte con l’attrice Ave Ninchi: due opposti professionali e culturali, due opposti che si attrassero e diedero vita a un intrattenimento gastronomico di cui la televisione italiana aveva bisogno. Ristoratori e casalinghe in tv, tutti con l’idea di portare in tavola, attraverso il tubo catodico, il piacere del cibo spiegato tramite le tradizioni culinarie regionali.
Mamma Rai diede i natali al genere teleculinario, e non passò molto tempo che con l’avvento della tv commerciale l’idea fu assorbita e riproposta su altri canali. La “regina delle telemassaie”, Wilma De Angelis, si votò ai prodotti commerciali gastronomici e televisivi creando il connubio perfetto per l’intrattenimento gustoso su TMC (Telemontecarlo).
Sale, pepe e fanatasia fu uno dei suoi programmi di punta in cui invitava, spesso, personaggi della tv a cucinare con lei attraverso dei tutorial gastronomici.
Da quel momento in poi ci fu una sorta di fitto interesse per il genere, grazie anche alla moltiplicazione dei canali televisivi su cui trasmettere, tanto che il pentolone teleculinario è arrivato a riempirsi con l’avvento del digitale terrestre.

Dagli anni ’90 di Kitchen condotto da Andrea Pezzi, siamo arrivati sino ai polpettoni tutorial di Benedetta Parodi, agli intrattenimenti spettacolari di Masterchef, Cucine da incubo, Man vs. food per atterrare ad un genere culinario cui non si era ancora pensato: l’intermezzo goloso per gli animali domestici.

E’ infatti di recente fattura lo spazio culinario gourmet-canino del programma Cronache Animali di Raidue tenuto da Almo Bibolotti, secondo classificato a Masterchef 3 che prepara ricette per i palati fini dei cani.
In tutto questo minestrone teleculinario, la domanda persistente è: i programmi culinari sono destinati a morire?
La risposta è no.
La vera domanda, invece, è: ci sarà ancora un’evoluzione di questi programmi?
La risposta è sì.
Stiamo assistendo a questi cambiamenti da ormai oltre 60 anni.

L’evoluzione è già in atto in modo del tutto penetrante e si sta dirigendo su due filoni: quello di mero intrattenimento e talent (Masterchef, Cucine da incubo, Bake off Italia) e quello salutista.
Questa metamorfosi radicale, che passa dai vecchi tutorial per imparare a cucinare, è figlia di una trasformazione sociale basata sulla teoria del “tutto a disposizione” che stiamo vivendo oggi: siamo ingordi di cibo, ma allo stesso tempo teniamo alla salute. Siamo capaci di ingozzarci al primo fast food di turno che ci passa davanti in autostrada, e fare i salutisti mangiando alghe, bacche di goji o semi di chia per disintossicarci e vivere a lungo, il giorno dopo.
Siamo quello che mangiamo e, oseremo dire, siamo anche quello che vediamo.
E se dovessimo mai nutrirci in futuro solamente con compresse, di certo ci mostreranno in tv i tutorial in laboratorio per la creazione della pillola della colazione, del pranzo e della cena e perché no, anche quelle del vino e della birra.