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Chi è il "bugiardo compulsivo", e come riconoscerlo

“Pseudologia fantastica” non è un sottogenere della letteratura fantasy ma una tendenza al mentire di tipo morboso. Ancora non classificata, nei manuali diagnostici, come un disturbo psichiatrico a sé: poiché sarebbe il sintomo della convergenza di varie patologie (vedremo quali). La pseudologia è la pratica, e il vizio, di quei bugiardi definiti anche “mitomani”. E chi non conosce, o ha conosciuto, almeno un bugiardo così?

La psicologa Katie Elizabeth Tranor, nello studio “Defining, understanding and diagnosing pathological lying” del 2012, descrive così l’esercizio patologico della bugia:

Abituale, prolungata e ripetuta produzione di mistificazioni, spesso di natura complessa e fantasiosa […]. Bugie facilmente smascherabili che non vengono utilizzate per ottenere un tornaconto materiale o un qualsiasi vantaggio sociale, quanto per accrescere la propria autostima o proteggersi dal giudizio altrui.

La bugia compulsiva e la bugia patologica, ricorda Ilaria Iacoviello, fondatrice della piattaforma “Non siamo soli”, non sono proprio la stessa cosa. Generalmente si sviluppano nell’infanzia. Spesso quando, nella sfera familiare, è considerato normale, talvolta necessario, che si menta: i genitori possono trasmettere alcuni “valori” anche solo con l’esempio.

Chi è il bugiardo patologico?

La bugia compulsiva e patologica vanno addossate a uno dei disordini raccolti, all’interno del DSM, nel gruppo B dei disturbi della personalità. Per quanto riguarda la bugia compulsiva, uno di questi è il disturbo borderline (BDP), nell’ambito del quale:

A causa di emozioni così intense da annebbiare il pensiero e il giudizio le persone possono arrivare a interpretare tutto attraverso una lente emozionale tale da far distorcere la realtà. Le persone affette da BDP, inoltre, sono estremamente sensibili al rifiuto, e tramite le bugie vogliono coprire i propri errori e ridurre le possibilità di rifiuto connesse a essi.

Un altro è il disturbo narcisistico:

In un narcisista la bugia nasce come reazione alla sensazione di inadeguatezza, per costruire una maschera di superiorità nei confronti degli altri, per creare agli occhi di se stesso e degli altri una realtà speciale—ma non per forza migliore.

Il tratto più estremo, determinante la bugia patologica, è il disturbo antisociale (DAP), identificato talvolta come psicopatia. In questo caso, va rovesciato quel che scriveva Giuseppe Pontiggia: “il mentitore è sempre un piccolo tattico, mentre chi evita di mentire segue una strategia”. Al contrario:

La menzogna in questo caso non è automatica, ma una vera e propria strategia: spesso gli individui sociopatici non riescono a conformarsi né alla legge—commettendo atti illegali come truffa, furto, etc—né alle norme sociali—i loro comportamenti sono spesso disonesti e manipolativi, ad esempio mentono o assumono false identità per trarne vantaggio o piacere.

La tentazione della menzogna

Il bugiardo cronico può inventare una vita parallela, alterare fatti, documenti. Accusare altri di fatti non commessi. Perfino fingere malattie, magari rare, che non ha. Ciò non dovrebbe portarci a fantasticare troppo. Immaginando che siano bugiardi patologici solo assassini seriali dall’infanzia difficile, o personaggi di finzione che di punto in bianco si “inventano” una nuova vita, come il Mattia Pascal di Pirandello.

Anzi, secondo Fabio Deotto, un paragone del genere “rischia di essere fuorviante, perché lascia intendere che questi individui utilizzino le menzogne per operare una cesura netta con una vita che non hanno mai sentito propria”. Invece la bugia patologica è un processo che nasce nelle più banali circostanze della vita quotidiana. In cui, come dice il proverbio, “un po’ di vero fa creder vero tutta la bugia”.

Spesso il processo di costruzione della menzogna avviene in modo graduale. L’individuo comincia con una piccola bugia, che potrebbe benissimo essere rivelata senza gravi conseguenze, e pur di nasconderla ne ricama attorno delle altre, generando un effetto palla di neve che finisce per travolgerlo: quella che doveva servire da corazza, alla fine si rivela uno strumento di tortura.

Un effetto nefasto. Se qualche volta in vita tua hai mentito seriamente, sai bene che è così. E, forse, sei rabbrividito leggendo L’Avversario di Emmanuel Carrère. La “pseudologia fantastica” è insomma come un fiore che più profondamente affonda le radici nel terreno quanto più si eleva.

Come riconoscere un bugiardo compulsivo?

Impostata la questione in questi termini, il profilo del “bugiardo compulsivo” non si adegua certo a quello dell’uomo fedifrago  profilato sulle riviste femminili. Il bisogno psicologico che porta il bugiardo compulsivo a mentire non è necessariamente legato a un vantaggio concreto. E non ne fa, a tutti i costi, una specie di sadico. Spiega la psicologa Eleonora Orsi:

Il bugiardo patologico si sente più a suo agio nel dire bugie rispetto alla verità, sia sui fatti importanti sia su quelli di nessun valore… alcuni ne diventano dipendenti, non riescono più a farne a meno.

È possibile riconoscere un bugiardo o una bugiarda patologici? Forse sì. Tuttavia, bisogna ricordare che tale condizione è considerata un sintomo dei disturbi clinici di cui sopra, non una causa. Si può, in linea generale, notare che il bugiardo cronico:

  • Difetta di empatia
  • Soprattutto se narcisista, ha grandi difficoltà nel coinvolgimento affettivo.
  • Di conseguenza, condivide con difficoltà i propri sentimenti reali.
  • Non si pente. In quanto “sociopatico”, conosce poco il rimorso.
  • Ingigantisce, talvolta “riscrive”, gli eventi, se vuole attirare l’attenzione su di sé.
  • È, tendenzialmente, un manipolatore
  • Reagisce aggressivamente alle critiche
  • Abituato a calibrare le proprie bugie, crede di saper riconoscere bene altri bugiardi: all’occasione, può anche trasformarsi in “paladino della verità”

L’articolo citato di Fabio Deotto, giornalista e romanziere, è uscito su “La Lettura”, supplemento al Corriere della Sera, del 7/2/2016. 

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