Il corso sulla felicità che spopola fra gli studenti di Yale

Il corso sulla felicità che spopola fra gli studenti di Yale

Dal 2013 la presidenza dell’università di Yale si è dovuta scontrare con un dato preoccupante. Una grandissima fetta di studenti—in rapida crescita—si rivolgeva al sistema sanitario interno per chiedere supporto psicologico. Richieste d’aiuto su come superare ansia, attacchi di panico, episodi depressivi e stress.

Così il Consiglio del Collegio ha incaricato la professoressa Laurie Santos di creare la classe 127. Un corso dal titolo estremamente allettante: Psicologia e Felicità. La professoressa Santos, infatti, insegna agli studenti come vivere la vita in modo più pieno, e contrastarne gli aspetti negativi.

Un successo esagerato

In poco tempo il corso 127 di Psicologia è diventato quello più amato dagli studenti. Il primo giorno di apertura del corso già 300 studenti si erano iscritti. Dopo tre giorni erano circa 600. E al termine della fase di iscrizione erano 1200 gli studenti che avevano deciso di frequentare il corso. Poco meno di un quarto del corpo studentesco dell’università di Yale.

Un successo enorme, considerato che Yale è una delle università più prestigiose degli Stati Uniti e del mondo intero. Fondata nel 1701, l’università fa infatti parte dell’Ivy League: l’associazione che raggruppa le otto università più esclusive della costa orientale degli Stati Uniti.

“Gli studenti”, ha dichiarato la professoressa Santos, “vogliono crescere, essere più felici e cambiare la cultura all’interno del campus. Visto il gran numero di iscrizioni, se instilliamo buone abitudini, come insegnare agli studenti a mostrare più gratitudine, a procrastinare di meno, e ad aumentare le connessioni sociali, in realtà stiamo favorendo un cambiamento nell’intera cultura dell’università”.

Il numero di studenti iscritti è stato così alto che l’università è stata costretta ad assumere 24 docenti e spostare il luogo delle lezioni nella Woolsey Hall, dove solitamente si tengono le esibizioni sinfoniche.

Foto di Jonathan Daniels. Via.

Foto di Jonathan Daniels. Via.

Un’educazione sbagliata alla competizione

Secondo la professoressa Santos, quello che crea maggiormente il clima di stress psichico che si è respirato a Yale in questi anni è l’effetto della competizione scolastica.

Fin dai primi anni delle superiori, infatti, gli studenti che mirano all’ammissione in università del genere vivono quasi in funzione del successo. Riuscire a ottenere un posto in un’accademia tanto prestigiosa è un compito arduo, e spinge i giovani studenti a confrontarsi continuamente con i successi accademici degli altri. Creando forti ansie, stress, ed episodi depressivi in caso di momentanei insuccessi.

Il programma del corso

Ma in cosa consiste effettivamente il “corso di felicità” di Yale? La professoressa Santos ha imperniato il programma sui fondamenti della Psicologia Positiva. Insegnare agli studenti come mirare non solo al successo, ma anche alla crescita personale.

Ovvero le caratteristiche che permettono agli esseri umani di prosperare nel cambiamento comportamentale. In pratica lezioni sulle teorie dei legami sociali, del senso di auto-efficacia e sull’autostima. E su come traslare queste teorie e lezioni nella vita pratica di tutti i giorni.

Gli studenti  del corso 127 devono utilizzare i risultati dei quiz comportamentali che gli vengono sottoposti per comprendere meglio il proprio comportamento. Poi completare un esame sulle teorie esposta durante le lezioni, e infine svolgere il compito finale per la valutazione.

Quest’ultima prova consiste nel condurre quello che la professoressa Santos definisce il “Progetto Hack Yo’Self“. Un progetto di auto-miglioramento personale in più settimane, che deve essere redatto e seguito dallo studente.

Immagini: Copertina di Jonathan Daniels