Le 5 fasi del dolore per superare una perdita: il modello Kübler-Ross

Le 5 fasi del dolore per superare una perdita: il modello Kübler-Ross

Come superare un lutto di una persona cara o la fine di un amore? Nel 1969 la psichiatra Elizabeth Kübler-Ross ha ideato un modello scientifico per individuare le cinque fasi del dolore delle persone: diniego, rabbia, contrattazione, depressione, accettazione. Il cosiddetto modello di Kübler-Ross sulle fasi del dolore è basato sul suo lavoro durato molti anni con i malati terminali. Questa teoria è confluita nel libro On Death and Dying, che è diventato un testo fondamentale per conoscere gli studi della psichiatra svizzera. Il libro, uscito in Italia in varie edizioni con il titolo La morte e il morire, è considerato un classico della psicologia contemporanea. Non soltanto per le sue teorie sulla gestione emotiva della malattia e del lutto, ma soprattutto per l’elaborazione del dolore legato ad una gamma più ampia di eventi personali.

Il lutto è definibile come uno stato psicologico conseguente alla perdita di un oggetto significativo, che ha fatto parte integrante dell’esistenza. La perdita può essere di un oggetto esterno, come la morte di una persona, la separazione geografica, l’abbandono di un luogo, o interno, come il chiudersi di una prospettiva, la perdita della propria immagine sociale, un fallimento personale e simili.

Umberto Galimberti 

Molti psicanalisti hanno approfondito questo argomento. Le prime descrizioni dei sintomi post lutto vennero proposte da Lindermann nel 1944 a circa due anni di distanza dal tragico incendio al Night Club Coconut Grove di Boston. La sintomatologia che provavano le persone coinvolte, gli permise di definire 3 principali stadi del lutto:

shock e incredulità
cordoglio acuto
risoluzione del processo di cordoglio

Successivamente alle teorie di Kübler-Ross, anche lo psicologo John Bowlby, negli anni ’70/’80, si concentrò sullo studio della rottura dei legami affettivi e identificò 4 fasi per superare un lutto. Una prima fase di disperazione acuta, caratterizzata da stordimento e protesta. Una fase d’intenso desiderio e di ricerca della persona deceduta. Una fase di disperazione e infine una fase di riorganizzazione della vita, durante la quale gli aspetti acuti del dolore cominciano a ridursi e la persona afflitta comincia ad avvertire un ritorno alla vita.

A quali eventi dolorosi possiamo applicare la teoria di Kubler Ross? Nel corso della vita, sperimentiamo molte situazioni che ci fanno soffrire: di solito sono le esperienze negative come relazioni tossichemalattie o la perdita di una persona cara.
Kübler-Ross attraverso le sue ricerche comprende che i cinque stadi del dolore sono comunemente sperimentati da quelle persone che vivono queste situazioni di dolore o di lutto. Inoltre nota che queste fasi non sono lineari e che alcune persone potrebbero non provarne nessuna. Altri invece potrebbero sperimentare solo due stadi invece che tutti e cinque.

Ecco nel dettaglio le cinque fasi del dolore.

Fasi del dolore, la prima: diniego

Le fasi deI dolore iniziano con il diniego che è la negazione del momento tragico. Rappresenta una fase iniziale di shock in cui la vita a cui ci si era abituati cambia all’improvviso. Nella fase di negazione si vive una “realtà preferita” come la chiama la psichiatra Kübler-Ross perché si tende a negare il problema e a vivere in un’altra realtà. Questo è il primo modo per aiutare a fronteggiare l’evento doloroso perché invece di essere completamente sopraffatti dal dolore, si inizia a negarlo, non lo si accetta e si inizia a tentennare. In un certo senso è un meccanismo di difesa, un principio di auto-aiuto per iniziare a superare il trauma.

Fasi del dolore, la seconda: rabbia

La fase due è il momento in cui la persona vive e manifesta la collera, ponendosi continuamente delle domande, come la più classica: “Perché proprio a me?”. E’ un momento importante e di fronte alla situazione che arreca dolore, diventano esplicite ed espresse la collera e la paura, che esplodono in tutte le direzioni, investendo i familiari e le persone che hanno a che fare con il soggetto. E’ una fase critica perché chiunque intervenga per aiutare si ritrova investito da un’aggressività molto forte che, come scrive la psichiatra: “è proiettata in tutte le direzioni e sull’ambiente, a volte quasi a caso”. Tale atteggiamento di rifiuto però coincide anche con un’elevata richiesta di aiuto la quale è difficile da sostenere.

Terza fase, negoziazione

La persona che soffre è dinnanzi a sentimenti di sfiducia e vulnerabilità e sento il bisogno di ristabilire il controllo. Nella fase della negoziazione si cerca disperatamente di ripristinare la condizione iniziale, quella in cui la perdita non era imminente e si chiede a Dio o al caso un’altra chance, impegnandosi di essere più presenti, attenti, buoni, devoti… Il soggetto si attacca alla possibilità di un miracolo e vorrebbe poter fare un patto con la forza soprannaturale per posporre o evitare l’inevitabile. Anche in questo caso, il tentativo è quello di sfuggire alla realtà e proteggere se stessi.

Quarta fase, depressione

Sembrerà strano ma la depressione è il primo passo che fa il soggetto per accettare il dolore. Rappresenta il vuoto che si prova quando si vive la tragica realtà e ci si rende conto che non si può scampare a questo destino. In questa fase, le persone solitamente si ritirano dalla vita, si sentono insensibili, vivono in una nebbia e non vogliono alzarsi dal letto. Il mondo potrebbe sembrare troppo opprimente per poterlo affrontare. Non si gradisce la presenza o la compagnia di altri, perché non si nutre nessuna voglia di parlare o di condividere i propri sentimenti di disperazione.

Fasi del dolore di Kübler-Ross, la quinta: accettazione

L’ultima fase del dolore identificata da Kübler-Ross è l’accettazione. In questa fase, le emozioni iniziano pian piano a stabilizzarsi e vi è un ritorno alla realtà. Si acquisisce consapevolezza della situazione attuale e ci si sente bene per quanto possa essere possibile. Si impara a convivere con il dolore. È sicuramente un momento di riadattamento. Si riescono a trascorrere delle giornate piacevoli, ma anche dei giorni tristi e pesanti, e poi di nuovo delle belle giornate. Si può così iniziare a interagire nuovamente con gli amici, e persino a creare nuove relazioni con il passare del tempo. Si arriva quindi alla comprensione per esempio che la persona amata non potrà mai essere sostituita, ma ci si muove, si cresce e si evolve nelle nuova realtà.

Per approfondire: affrontare un lutto, una malattia o la fine di un amore, è un’esperienza estremamente personale e soggettiva. Non c’è modo di superare il dolore in maniera semplice, l’unica cosa possibile è lasciare che le emozioni dolorose fluiscano liberamente, senza negarle o tentare di controllarle. Il nostro cervello è biologicamente programmato per riguadagnarsi un equilibrio, anche dopo un dolore enorme. Resistere al dolore e non lasciarlo scorrere, può solo prolungare o bloccare i naturali processi riparativi della nostra mente. Se vuoi approfondire l’argomento ti consigliamo il già citato libro di Elisabeth Kübler-Ross.

Cover: Istockphoto