Edipo, Elettra e Persefone: l'importanza del mito nella psicologia

Edipo, Elettra e Persefone: l'importanza del mito nella psicologia

Il mito non è stato soltanto un mezzo fondamentale per la filosofia. Molti grandi terapeuti e autori, infatti, hanno arricchito il mondo della psicologia utilizzando il mito come strumento. Basti pensare ai miti di Edipo e Elettra utilizzati da Sigmund Freud.

L’utilizzo che si fa del mito in psicologia è soprattutto funzionale all’individuazione di archetipi di comportamento. Storie in grado di esemplificare la nostra personalità. E il modo in cui siamo dominati da noi stessi mentre compiamo determinate azioni, o ci rapportiamo con gli altri. Esiste anche un termine per indicare l’utilizzo esegetico del mito in psicologia: mitopsicologia. Vediamo insieme tre dei principali autori che hanno contribuito ad essa.

Sigmund Freud

L’approccio di Freud alla questione del mito in psicologia è di tipo fondativo. Per il grande psicologo austriaco, la psiche umana e l’eredità comportamentale che arriva dalla storia si intersecano. E quindi il mito è il punto di partenza attraverso cui poter spiegare il comportamento umano.

Celebre è l’utilizzo che Freud fece della tragedia di Sofocle, L’Edipo re, per cercare di trasmettere il bisogno inconscio di ogni bambino maschio di appropriarsi della madre e “uccidere” il padre. Una pulsione eterodiretta in relazione al proprio orientamento sessuale. Che ha l’alternativa corrispondenza del complesso di Elettra per le donne. Appropriarsi del padre, e “uccidere” la madre.

Al di là delle speculazioni compiute da Freud sulle nevrosi legate alla sfera sessuale, che affondano in questi miti, è interessante notare la sua costruzione teorica. Freud, cioè, individua un orientamento arcaico-mitologico dell’inconscio. Che però non va oltre la scelta puramente casuale nel raccontarlo. Il mito, insomma, è un mezzo. E nel tempo si arricchisce di una particolare speculazione circa “l’orda primordiale del mito“. A cui Freud giunse dopo alcuni studi realizzati sulle civiltà indigene, e che spiegò bene nel volume Totem e Tabù. Un libro necessario se si vuole comprendere la visione del mito in Freud.

Gustav Jung

Jung, invece, rispetto a Freud aveva un’idea più strutturale del mito. Il ruolo di esso, in psicologia, non era meramente passivo. I miti—Jung ne affiancò altri a quelli edipici—hanno una funzione di tipo archetipico. Sono una manifestazione che rende possibile rivelare cosa si cela nell’inconscio.

Il mito, poi, per Jung non era soltanto un punto di partenza. Ma era in grado di produrre novità e sbilanciamenti nell’inconscio degli esseri umani. In Freud l’appropriazione del mito è del tutto casuale, mentre in Jung trova un’impronta di tipo finalistico. Sono proprio gli archetipi a guidarci nel comportamento, e non solo a spiegare da dove vengono le nostre pulsioni.

Nasce infatti, con Jung, la teoria dell’inconscio collettivo. Per l’autore, i miti sono direttamente radicati nella personalità, e la spingono verso una realtà spirituale che è propria di tutta la specie. Per capire bene questi concetti, e approfondirli, ti consigliamo di leggere opere come Psicologia dell’inconscio Gli archetipi dell’inconscio collettivo.

Jean Shinoda Bolen

Psicologa junghiana, Jean Shinoda Bolen è stata l’autrice che negli ultimi decenni ha contribuito forse più di tutti a portare avanti i concetti di mito e archetipo in psicologia. Continuando il lavoro del maestro che ha guidato i suoi studi, Bolen ha letteralmente individuato delle figure mitiche che nella letteratura classica possono incarnare le varie sfaccettature dell’animo umano.

La sua opera più celebre, soprattutto nell’ambito della psicologia femminista, è Le dee dentro la donna. Un’indagine classica attraverso cui Bolen spiega come nelle donne coesistano—e a volte prendano il sopravvento—caratteristiche che mutuano dagli aspetti salienti di molte dee greche. In ogni donna, insomma, si nascondono gli animi delle dee greche. EraPersefone, DemetraEstiaAtena e così via.

Ed è così anche per l’uomo. Bolen suddivide le divinità in “padri” (Zeus, Poseidone e Ade) e “figli” (Dioniso, Mercurio, Apollo) per descrivere i nostri comportamenti e la nostra anima.

Immagini: Copertina