Joyce, Eco e Tolstoj: i libri “più difficili” della storia della letteratura

Joyce, Eco e Tolstoj: i libri “più difficili” della storia della letteratura

Nella storia della letteratura, sono infiniti i romanzi e i poemi che nonostante grandi abilità da lettori risultano ancora ostici.

Ecco una lista delle letture che distinguono un lettore forte da uno fortissimo. Quanti di questi libri impossibili sono presenti negli scaffali della tua libreria?

Sii sincero, perché la lista dei libri che tutti fingono di aver letto è sempre in agguato!

Guerra e Pace

Il romanzo di Lev Tolstoj del 1878 è un libro che nonostante la sua fama risulta ancora oggi difficilissimo da leggere. È quasi impossibile leggere le 1500 pagine senza pause.

Non è soltanto una questione di lunghezza: ciò che rende la lettura un’impresa sono le descrizioni lunghissime e dettagliate e la presenza di decine e decine di personaggi, ognuno con storie a sé da seguire e da ricordare. Il tutto si svolge in una ricostruzione storica ben precisa e piena di rimandi filosofici. 

Il pendolo di Foucault

Opera di Umberto Eco del 1988, difficile non soltanto da leggere ma anche da etichettare. Racconto filosofico, saggio, meta romanzo, trattato di metafisica.

Qualcuno l’ha definito un “feuilleton sull’impostura, sulla cospirazione cosmica, sulla falsificazione e sulla sconfitta della razionalità”, qualcun altro “un’opera cerebrale a tratti cervellotica, tutto sommato uno sfoggio esibizionistico di sapere occulto, al limite dell’illeggibile“.

L’arcobaleno della gravità

Opera epocale di Pynchon, autore tanto colto quanto misterioso. Della sua biografia si sa pochissimo, le opere parlano per lui. E questa in particolare è la sua più grandiosa, immensa e sfrenata. Ci sono centinaia e centinaia di intrecci, paranoie, complotti e sottotesti politico-sociali, psicologici, mistici e storici.

Volevano candidarlo al premio Pulitzer nel 1974 ma annullarono definitivamente la scelta considerandolo “illeggibile, pretenzioso e troppo lungo”.

Il pasto nudo

William Burroughs è stato un grandissimo e prolifico scrittore. Questa è la sua opera più alta: appunti sparsi e apparentemente sconclusionati di un delirio.

Si racconta la sua lunga esperienza con le sostanze stupefacenti, in uno stile assolutamente fuori dal comune, senza strutture tradizionali del romanzo, ma con scene che si susseguono senza consequenzialità.

Gli stili si mescolano fino a un trionfo dell’allucinazione unico nella storia della letteratura.

L’urlo e il furore

Il romanzo di Faulkner è diviso in quattro giornate di una famiglia del Mississippi. Quattro sono anche i punti di vista differenti in cui vengono raccontate.

I capitoli sono scritti soltanto attraverso le diverse voci monologanti, con slittamenti temporali che spesso sfuggono ogni logica. Il romanzo è talmente denso e pesante che quando arrivi alla fine, nella postfazione, il curatore si complimenta dell’impresa.

La veglia di Finnegan

Avremmo potuto mettere un’altra opera di James Joyce, l’Ulisse, ma questo libro praticamente sconosciuto in Italia è ancora più difficile. A differenza dell’Ulisse qui non si racconta una giornata del protagonista, ma una singola notte.

Il romanzo è una serie di descrizioni dei sogni del protagonista, con un linguaggio intraducibile, pieno di giochi di parole e errori voluti.

Joyce ha impiegato 17 anni per scriverlo, e il fratello dopo averlo letto l’ha definito “l’ultimo delirio della letteratura prima della sua estinzione”.

Immagine via Flickr