Quanto fanno male agli occhi gli schermi degli smartphone?

Quanto fanno male agli occhi gli schermi degli smartphone?

Il secondo giovedì di ottobre si celebra la giornata mondiale della vista. Proprio in quest’occasione, Idor De Simone, ottico e optometrista dell’ICS Maugeri di Milano, ha ricordato all’Agi:

L’utilizzo scorretto di smartphone o di tablet o anche del personal computer su cui lavoriamo ogni giorno, le condizioni di illuminazione degli ambienti dove operiamo, possono avere ripercussioni sulla vista.

Il numero di ore davanti a uno schermo, sempre più alto per i nativi digitali, porterà, sempre secondo De Simone, allo “sviluppo di un difetto visivo, prevalentemente miopia, per il 30% della popolazione”.

Ribellarsi alla tirannia tecnologica è utopistico, ma si può prestare più attenzione e seguire qualche consiglio per non rovinarsi la vista.

Uno studio, pubblicato sul NCBI, il Centro Nazionale per le informazioni biotecnologiche legato all’istituto per la salute americano, ha evidenziato come molti giovani, di età compresa tra i 25 e i 29 anni, siano colpiti da problemi alla vista. Il 47% di questi deve portare gli occhiali. Non c’è una causa confermata scientificamente ma c’è il sospetto, come ha scritto Enno Park su Motherboard, “che le persone più giovani vedano peggio perché stanno spesso davanti agli schermi.”

Qualche consiglio pratico per non rovinarsi la vista

Calibrare l’illuminazione degli schermi è importante. La luce, all’interno della stanza, deve essere uniforme, altrimenti i nostri occhi si affaticano. La luce blu, in particolare, è pericolosa per la retina. È questo tipo di luce che ci tiene svegli la notte, se qualche minuto prima di addormentarci abbiamo abusato dei nostri device. Per la sua particolare lunghezza d’onda sarebbe utile indossare lenti con trattamento antiriflesso.

L’università di Basilea ha condotto un interessante esperimento a tal proposito. La metà di un gruppo di volontari ha usato per guardare uno schermo prima di addormentarsi gli occhiali con un filtro per la luce blu, mentre l’altra metà no. I primi hanno dormito meglio, perché la “quantità di melatonina in circolo era più alta”.

Se proprio non puoi fare a meno di consultare lo smartphone, scaricati una app, F.lux, che ti permette di modificare il colore degli schermi, eliminando la luce blu. È disponibile per Android. Il consiglio, prima di coricarsi, è quello di leggere un libro in formato cartaceo.

Ogni schermo (dallo smartphone al pc) è posizionato sempre a una diversa angolazione rispetto al nostro sguardo, e questo ci costringe “a una continua variazione della messa a fuoco”. Mettersi a una certa distanza è fondamentale per la salute dei nostri occhi e del nostro corpo. Il monitor del pc dovrebbe stare a “settanta centimetri dal monitor”, più o meno, dicono su Agi Salute, la distanza di un braccio disteso. La tastiera, invece, a una distanza simile a quella dell’avambraccio. La schiena deve essere dritta, le spalle rilassate e non irrigidire il collo. Appoggia bene i piedi per terra. Su questo sito puoi trovare altri consigli per una corretta postura.

Allena la convergenza, con moderazione

Quando gli occhi cominciano a pruderti vuol dire che stanno diventando secchi e hanno bisogno di lacrime. Dipende forse dalla temperatura della stanza o dalla qualità dell’aria. Le cause sono tante, ma per chi passa tante ore davanti al computer una potrebbe proprio essere questa. Di sicuro davanti a uno schermo sbattiamo meno le palpebre e per questo il nostro occhio si lubrifica poco. Se li porti, evita le lenti a contatto, meglio gli occhiali.

Fai delle pause. Ogni due ore alzati a fare una passeggiata, senza guardare il cellulare ovviamente. All’interno degli occhi c’è un muscolo che lavora per mettere a fuoco, deve riposarsi anche lui. La regola più facile da seguire è quella del “20-20-20”: “ogni 20 minuti guarda qualcos’altro per 20 secondi che è a 20 piedi (6 metri circa) da te”.

Un ultimo consiglio: allena la convergenza. Così lo spiega lo specialista De Simone:

Si copre alternativamente un occhio, per metà del tempo, e poi l’altro, osservando l’avvicinamento lento alla punta del naso di una penna che poi allontaniamo. Dopo una settimana si può ripetere, utilizzando entrambi gli occhi e allontanando la penna appena si percepisce fastidio. L’obiettivo è riuscire ad avvicinare l’oggetto almeno a 10 centimetri dal naso.

Immagine di copertina di Yura Fresh