Più ascoltiamo musica più il nostro cervello funziona bene

Più ascoltiamo musica più il nostro cervello funziona bene

Ascoltare la musica non soltanto ci dà piacere, ma oggi sappiamo anche che accende una serie precisa di neuroni che non si attiva in nessun altro modo.

Dal punto di vista delle neuroscienze, decodificare il senso della musica è uno dei lavori più complessi che il nostro cervello è chiamato a compiere.

La professoressa Nina Kraus, dell’università Northwestern, ha provato con il suo ultimo lavoro a fare un po’ di chiarezza.

Durante la conferenza Falling Walls a Berlino, dove si sono discusse le novità più interessanti in campo sociale e scientifico, la professoressa Kraus ha mostrato nel suo intervento interessanti e originali risultati su come il nostro cervello elabora i suoni.

La professoressa non è soltanto direttrice del laboratorio di neuroscienze universitario, ma è anche musicista dilettante.

“I suoni della nostra vita”, ha detto: “cambiano il cervello e le differenti forme di arricchimento o declino influenzano il modo in cui la nostra mente processa i suoni”.

Il suo laboratorio ha condotto un maxi esperimento su un alto numero di volontari per misurare le reazioni del cervello in risposta a determinati suoni.

I ricercatori durante l’esperimento hanno poi misurato, attraverso sensori collegati alle teste dei partecipanti, l’elettricità generata dal cervello durante la codifica dei suoni.

Questo lavoro, durato anni, ha coinvolto ogni tipo di soggetto, dai neonati ai 90enni. I risultati hanno mostrato che la capacità del cervello di elaborare il suono è influenzata da tutto, dalla riproduzione di musica all’apprendimento di una nuova lingua.

Nel corso della vita, le persone che suonano uno strumento (anche soltanto per hobby) sono in grado, in un ambiente rumoroso, di ascoltare meglio.

Il laboratorio di Kraus ha portato alla luce scoperte molto interessanti, ad esempio che il modo in cui un bambino prima di frequentare la scuola elabora i suoni (attraverso il tono, il tempo e il timbro) può prevedere le sue future capacità di lettura così come l’autismo, la dislessia e i ritardi nell’apprendimento.

“Dare un senso al suono”, ha detto la direttrice del laboratorio: “è uno dei compiti più complessi che il nostro cervello è in grado di fare, ma la sua elaborazione è una misura attendibile della salute della nostra mente“.

Immagine via Flickr