La nostra curiosità dipende soprattutto da quello che sappiamo già

La nostra curiosità dipende soprattutto da quello che sappiamo già

Secondo il pensiero comune pratiche come mangiare, bere e riprodursi sarebbero la sintesi dei primordiali impulsi umani. George Loewenstein, professore di psicologia e di economia della Carnegie Mellon University in California, ha però chiarito che tra questi “meriti lo stesso status” la nostra curiosità.

Come avrai notato, a seconda dei tuoi interessi, ti sarà capitato di scavare nelle vite dei tuoi scrittori preferiti, di assaggiare pietanze esotiche o di andare magari alla ricerca di vinili molto rari. Ma più in generale, cosa effettivamente ci porta a interessarci delle cose di cui sappiamo già qualcosa?

Innanzitutto, bisogna dire che la curiosità non è mai legata a una ricompensa specifica. Sreekanth Chalasani, neurobiologo presso il Salk Institute of Biological Sciences in California, ha notato come, in un contesto pieno di simili e cibo, alcuni vermi preferiscano andare alla ricerca di mete sconosciute e senza un preciso obiettivo. E sempre secondo il neurobiologo, questo dimostrerebbe come la curiosità sia fondamentale per il processo evolutivo.

Puntualizzato che la curiosità serva per preservare la propria specie, questa però, soprattutto per quanto ci riguarda, tende ad approfondire tematiche a noi già note.

Secondo gli scienziati, il motivo è semplice: la curiosità è come una sorta di algoritmo basato sul calcolo delle probabilità. Per fare un esempio, se prendiamo in considerazione una pagina Wikipedia, la curiosità non è altro che l’insieme di tutti i correlati e i link all’interno della stessa pagina i quali, se aperti, ci condurranno verso nuove informazioni per noi ancora fonte di interesse. 

Questa teoria è stata confermata in uno studio del 2009, nel quale un team di ricercatori, tra cui Loewenstein, ha posto una serie di domande di cultura generale a diversi soggetti chiamati in causa. A test concluso, i ricercatori hanno poi domandato ai soggetti il loro “grado di curiosità “sulle loro stesse risposte. E, alla fine, è venuto fuori che i soggetti fossero interessati esclusivamente alle domande su cui credevano di sapere già la risposta.

Immagine via Flickr