L’olio italiano rischia di scomparire per sempre

L’olio italiano rischia di scomparire per sempre

I cambiamenti climatici, quelli economici e diverse problematiche ambientali stanno mettendo in pericolo alcuni dei capisaldi della nostra alimentazione

Qualche giorno fa avevamo parlato del pericolo di estinzione che sta colpendo il caffè arabica, ma c’è un prodotto altrettanto importante e soprattutto italiano che è a rischio: l’olio.

Stiamo parlando dell’olio prodotto dai nostri uliveti, che negli ultimi anni hanno subito un calo di produzione vertiginoso.

Nel 2014, un anno a dir poco terribile per i coltivatori, la produzione è scesa a sole 150mila tonnellate.

Circa il 37 percento in meno, di media, rispetto al 2013. Con situazioni ancora peggiori in regioni storicamente ricche di uliveti come la Toscana e l’Umbria.

Questa situazione si è creata a causa di una serie di problemi che, sommandosi, stanno mettendo a repentaglio un’industria da due miliardi di euro di fatturato annuo e che da sempre rappresenta un vanto della nostra gastronomia.

Innanzitutto il clima instabile delle ultime due annate: con picchi di caldo inusuale nei periodi di fioritura e abbondanti piogge e tempeste di grandine estive, le condizioni atmosferiche hanno prima rallentato la produzione, e poi favorito la diffusione della mosca olearia, che ha decimato il raccolto.

Questo ha fatto sì che le grandi aziende produttrici di olio si affidassero a importazioni estere: così, spesso sulle nostre tavole non arriva più l’olio italiano, ma un prodotto miscelato utilizzando l’olio di altri paesi.

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Questa situazione è stata recentemente evidenziata da Giampaolo Sodano, direttore dell’Aifo (l’Associazione Italiana dei Frantoiani Oleari).

Sodano spiega che nel tempo la nostra percezione del vero sapore che dovrebbe avere l’olio è cambiata: il sapore amaro e piccante che ha l’olio di produzione artigianale realizzato nei frantoi non appartiene più alla nostra vita quotidiana.

E questo è un peccato, perché l’olio italiano è sempre stato un prodotto straordinario. Le difficoltà che sta attraversando la nostra industria stanno avvantaggiando i concorrenti esteri, soprattutto quelli spagnoli, e questo rende lo scenario ancora più complicato.

Secondo Sodano, l’unico modo per salvare la situazione è quello di rivedere le politiche agricole per fare in modo che la produzione artigianale possa rifiorire: ad esempio destinare agli uliveti le tante terre pubbliche abbandonate.

Il rischio, se non si prendono provvedimenti veloci e incisivi, è quello di perdere un comparto importantissimo della nostra produzione agricola, un settore florido della nostra economia, ma soprattutto un prodotto che è alla base della nostra cultura gastronomica.

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