Quali sono le parole giuste da dire a un amico che soffre molto

Quali sono le parole giuste da dire a un amico che soffre molto

Vedere un amico in difficoltà, triste, alle prese con un dolore grande ci fa stare male. Ma non è mai semplice trovare le parole giuste per aiutarlo. Spesso sono frasi trite, di rito, che non aiutano l’altro, ma ci mettono in pace la coscienza.

Perché i più grandi sforzi che facciamo per aiutare qualcuno a stare meglio, quasi sempre sono vani?

In un video, realizzato in collaborazione con “Refuge in Grief”, Megan Devine se lo chiede. Accompagnate dalla grazia delle belle animazioni di Astha Shrestha, le parole di un’esperta del dolore provano a rispondere a questa domanda. Dandoci un utile consiglio su come gestire quello degli altri.

Le frasi di rito a un amico in difficoltà

Megan ha studiato a lungo il dolore intenso, in tutte le sue forme. Quello generato dalla morte di un figlio, da crimini violenti, incidenti, suicidi e disastri naturali. Si è relazionata con tutti i tipi di dolori forti, analizzando come la nostra mente, di volta in volta, reagisce a questi traumi. Quello che ha imparato in questi anni di approfondimento è soprattutto una cosa: tirare su le persone, dicendo loro di “esser forti”, “non abbattersi”, “andare avanti”, non funziona.

Sembra contro-intuitivo ma la maniera migliore per aiutare qualcuno in difficoltà è quello di lasciarlo nel dolore.

Questo approccio al dolore è utile con amici che hanno subito sia grandi traumi che dolori ordinari, di tutti i giorni.

L’educatore Parker Palmer un giorno ha scritto:

L’animo umano non vuole essere riparato, consigliato o salvato. Vuole semplicemente essere visto e riconosciuto per quello che è.

Ecco, partiamo da qui.

L’importanza del “riconoscimento”

Megan definisce il riconoscimento come “uno straordinario strumento dalle mille funzionalità”. Con un amico che soffre tantissimo per una grave perdita è meglio partecipare al suo dolore che pensare di farlo uscire. Le frasi di circostanza, come ad esempio: “avresti bisogno di uscire un po’”, “devi reagire”, o ancora: “sai cosa faccio io quando sono triste?”, non sono utili in nessun modo.

Perché del dolore di qualcun altro, dice Megan, “non sappiamo bene cosa farci e così facciamo quello che abbiamo imparato”: guardare sempre “il lato positivo delle cose“. Cerchiamo così di far stare meglio le persone. Dando qualche consiglio.

Anche se questo atteggiamento non è sbagliato in sé (non bisogna lasciare solo un amico nella sua tristezza), sortisce l’effetto contrario. Per colpa della barriera di dolore generata intorno a lui le nostre frasi di circostanza danno come unico risultato quello di essere respinte. I consigli vengono percepiti come incomprensioni. I tentativi di tirarlo su portano a una maggior autodifesa dei propri sentimenti.

Ecco allora, più utile, usare lo strumento del riconoscimento. Quando un amico si trova in un momento buio della vita, è più sensato riconoscere quel buco nero. Lasciare che il dolore esista, è un gesto radicale, ma necessario.

Cosa dire per un reale conforto

Molto più senso ha il riconoscimento di queste emozioni negative. Del peso che hanno, tanto per lui quanto per te. Prova a dire: “Mi dispiace per quello che è successo. Ti va di parlare?

Le frasi che realmente aiutano sono quelle che provano e riconoscono la presenza di un grande dolore. “Fa male, amico mio, sono qui per te”. Parole semplici ma piene di potenza e coraggio. Il dolore deve essere identificato. E così non facciamo sentire sole le persone in difficoltà, anzi chiediamo loro di spiegarcelo meglio. Sentirsi ascoltato, accolto, ecco quello che aiuta. Il riconoscimento è la “migliore medicina di cui disponiamo”, conclude Megan. Rende le cose migliori anche quando non possono essere aggiustate.

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