Si può essere allergici al Wi-Fi? Cosa dice la scienza

Si può essere allergici al Wi-Fi? Cosa dice la scienza

La domanda potrebbe suonare strana, ma è dibattuta da qualche anno. Anche dalla comunità scientifica. Che non sembra aver trovato una risposta assoluta. Si chiama EHS, ipersensibilità elettromagnetica, e molti di noi l’hanno conosciuta guardando lo spin-off di Breaking Bad, Better Call Saul. Dove uno dei personaggi ne è affetto.

Mal di testa, stanchezza, nausea e reazioni cutanee. Questi i sintomi che potrebbero generare le onde elettromagnetiche dei cellulari, del Wi-Fi e di altri dispositivi elettronici. Ma il condizionale è obbligatorio.

L’Oms, come ha riportato il giornalista Michele Bocci su La Repubblica, “già anni fa ha preso in considerazione il problema con un breve documento […] riguardo all’incertezza di un rapporto causa effetto tra onde ad alta frequenza e problemi di salute”.

L’ipersensibilità ai campi elettromagnetici è caratterizzata da una gamma di sintomi non specifici, che gli individui colpiti attribuiscono all’esposizione ai campi.

Proprio per questo motivo una ricerca che arricchisca la letteratura sull’argomento è difficile da compiere. Vediamo, però, i traguardi più importanti.

I primi studi universitari

All’università dell’Essex, nel 2007, è stato condotto uno studio neurologico, pubblicato sulla rivista NHS, che ha coinvolto soggetti che credevano che le onde elettromagnetiche del cellulare, o del televisore, li “facessero stare male”. Certi sintomi venivano però riscontrati soltanto quando veniva detto loro che nella stanza adiacente c’era un telefono o un televisore acceso. Lo studio, però, come ammesso dagli stessi ricercatori, era troppo circoscritto e non potevano essere tratte conclusioni definitive.

I pochi studi universitari hanno però avuto il merito di porre l’attenzione dell’opinione pubblica sull’argomento. La giornalista Caitlin Dewey, in un importante articolo del Washington Post del 2015, ha esordito: “La scienza non è affatto convinta che l’allergia da Wi-Fi esista”. Eppure, soltanto una settimana prima, una notizia della BBC aveva fatto il giro del mondo.

Il caso di Marine Richard in Francia

Marine Richard è una donna di 39 anni a cui i giudici di Tolosa hanno riconosciuto il diritto a una indennità da 800 euro al mese per tre anni. Colpa dell’EHS. Come ripreso da un articolo de La Repubblica “la sua ipersensibilità alle onde elettromagnetiche rappresenta un handicap”.

Marine Richard si è trasferita in una casa sui Pirenei dove vive senza elettricità, lontana da fonti che possano provocarle simili reazioni.

È completamente disconnessa, niente cellulari o telefoni cordless, niente Wi-Fi, niente antenne nelle vicinanze.

Anche se la corte di Tolosa non ha riconosciuto l’EHS, ha ammesso i sintomi e ha ritenuto Richard inabile al lavoro. “La sentenza di Tolosa è comunque rivoluzionaria”, ha detto l’avvocato della donna, come riportato da Focus. “E apre la strada a migliaia di persone che potrebbero richiedere lo stesso risarcimento”.

La giornalista Rebecca Mantovani ha chiosato: “Ciò che il tribunale di Tolosa non chiarisce è come la signora Richard possa non manifestare i sintomi dell’EHS in seguito alla costante esposizione alla radiazione elettromagnetica del Sole”. È stata la prima volta che un tribunale ha preso questa decisione. Ma non l’unica.

Il caso olandese

A vivere in bunker anti Wi-Fi non è soltanto Marine, ma anche Martine. Una donna olandese incontrata dal giornalista Tim Fraanje, per la testata Motherboard. “Dice di essere una dei pochi i cui sintomi sono stati riconosciuti dal governo olandese”, scrive il giornalista: “anche se le autorità non hanno dichiarato ufficialmente che le radiazioni elettromagnetiche sono la vera causa del suo malessere”.

Oggi, Martine aiuta altre persone affette da EHS a curarsi. Per uscire indossa un caschetto protettivo.

Molti credono che sia sicuro e testato, oppure non vogliono pensarci. Succedono tante cose brutte nel mondo, e capisco perché uno preferisce non doversi preoccupare dell’inquinamento da radiazioni. Avere sempre paura non aiuta.

L’allergia da Wi-Fi non esiste, ma i sintomi sì

Ciò che sottolinea l’articolo del Washington Post (sopra riportato) è che i sintomi sono così comuni che è difficile stabilirne con certezza la causa.

Due scienziati di Londra del King’s College, Rubin (tra i primi a interessarsi all’argomento, pubblicando un articolo su PubMed) e Nieto Hernandez, hanno scritto un articolo per il Guardian parlando di effetto “nocebo”.

Molte persone tendono a sentirsi male perché sono esposte a qualcosa che sanno che le farà ammalare. Per spiegare meglio l’effetto, ecco l’esperimento che hanno condotto. Hanno fatto vedere a metà di un gruppo di partecipanti un finto documentario dove venivano mostrati “gli effetti deleteri delle onde elettromagnetiche”. Dopo, hanno esposto tutto il gruppo a finti segnali Wi-Fi. Chi aveva visto il documentario era convinto di sviluppare i sintomi di EHS. Secondo quanto riportato dal report quasi il 5% dell’intera popolazione del Regno Unito crede di esserne affetta.

L’ipersensibilità elettromagnetica in Italia

In Italia non sembra ancora esserci stato un interessamento collettivo. Non c’è però nessuna conferma scientifica. Francesco Violante, ordinario di Medicina del lavoro a Bologna, ha detto: “Noi trattiamo i sintomi, perché comunque queste persone stanno male. Circa la metà dei pazienti che visitiamo ha problemi psicologici”.

Della stessa idea è Carlo La Vecchia, professore di Epidemiologia alla Statale di Milano:

Mancando certezze, bisogna lavorare caso per caso su questi problemi. Quello che sottolineerei è che da quando siamo stati invasi da questi dispositivi […] non si è visto un aumento nella popolazione di problemi come ad esempio il mal di testa.

Settimio Grimaldi, ricercatore dell’Istituto di farmacologia del CNR, è più cauto nel trarre conclusioni.

È difficile capire quale sia il fattore psicologico in questi sintomi. Ma sono convinto che alcune persone abbiano davvero problemi con le frequenze come quella del Wi-Fi […] Purtroppo, del resto, c’è una grande diffusione e anche un uso poco controllato del wireless. Stiamo creando un inquinamento molto forte.

Per approfondire, oltre agli articoli citati, ti consigliamo di vedere la conferenza di Olle Johansson. È professore associato del dipartimento di Neuroscienze all’istituto svedese di Karolinska a Solna e studia la materia da molti anni.

Immagine di copertina di Hannah Wei