Con la risonanza magnetica si possono identificare i soggetti a rischio depressione

Con la risonanza magnetica si possono identificare i soggetti a rischio depressione

La depressione è una malattia oscura visto il modo in cui si presenta e le difficoltà che nascono per aiutare non solo noi stessi ma anche gli altri. Comprendere la reale entità della depressione è difficile per chi non ne ha mai sofferto.

La depressione è molto più di uno squilibrio chimico del cervello. Gli studi sull’argomento hanno mostrato come la psicologia, la genetica e anche i fattori ambientali giochino tutti un ruolo fondamentale nell’insorgenza di questa particolare condizione.

Oggi però, grazie alle risonanze magnetiche, siamo in grado di identificare i soggetti a rischio prima che si manifestino i sintomi.

I ricercatori della Harvard Medical School di Boston hanno pubblicato il loro lavoro sulla rivista Biological Psychiatry. Per lo studio i ricercatori hanno usato la fMRI su bambini dagli 8 ai 14 anni. 27 di loro erano soggetti a rischio poiché nelle loro famiglie erano presenti casi di depressione. Questi hanno manifestato un aumento dell’attività nella corteccia cingolata anteriore, come spesso avviene negli adulti; ma in più, nei bambini si sono registrate una forte connessione tra l’amigdala e la circonvoluzione frontale inferiore (che ha tra le sue funzioni cognitive quella dei compiti esegui/non esegui) e una debole tra la corteccia parietale e frontale, usata nel processo decisionale.

Non è detto che tutti i soggetti a rischio sviluppino in seguito questo disturbo, né che chi non ha questa particolare connessione cerebrale sia impermeabile alla depressione. Questa scoperta ci aiuta a capire di più e a diagnosticare con più precisione i casi sospetti.

Immagine via Flickr