Come i soldi hanno modificato le nostre relazioni

Come i soldi hanno modificato le nostre relazioni

Nel capolavoro di Carpenter del 1988, Essi Vivono, il protagonista John Nada scopre per caso, in uno scatolone abbandonato, un paio di occhiali magici. Con quegli occhiali John riesce a vedere, attraverso il filtro delle lenti, il mondo come realmente è. Per la prima volta legge il messaggio sottointeso dei cartelloni pubblicitari, delle riviste, di ogni cosa che lo circonda: compra, compra, compra.

È un film di fantascienza, sia chiaro, ma questo risvegliarsi di Nada echeggia anche nelle parole di Michael Sandel.

Sandel è un professore di filosofia politica ad Harvard e autore di Quello che i soldi non possono comprare

Il suo saggio prende le mosse dalla domanda: “Vuoi vivere in una società in cui tutto si può comprare?

Quasi senza accorgercene, secondo il professore, siamo diventati una società di mercato, dove tutto è in vendita e “le nostre identità di consumatori hanno sostituito quelle di cittadini”. Una società dove pensandoci come semplici consumatori “non pensiamo di avere voce in capitolo nel plasmare il nostro destino”.

Prima di tutto dobbiamo realizzare che i mercati, i soldi, non sono forze naturali al di fuori del nostro controllo, ma sono strumenti, in questo modo possiamo “resistere alla loro tendenza di contaminare ogni aspetto della vita.”

E sono i rapporti umani che rischiano di più. I rapporti che ci legano gli uni agli altri possono in questo modo scadere in una forma di utilitarismo “che vuole convertire tutte le cose belle della vita in una sola valuta che ne misuri il valore: i soldi”.

L’esempio che illustra al meglio questo discorso di Sandel è quello che si trova in Principi di economia, quello del poeta e del pianista. I due vivono nello stesso palazzo, ma ogni volta che il pianista suona, il poeta non riesce a concentrarsi; così un giorno decide di risolvere la faccenda nel primo modo che gli viene in mente: pagare il pianista per non farlo suonare più.

“Questo è il presupposto utilitaristico: la gioia di suonare il piano è ridotta a un valore monetario“.

Ci sono alcune cose, secondo Sandel, che dovrebbero restare sacre anche se in una società come questa non è facile.

L’amore e l’amicizia, ad esempio, non sono beni che si possono comprare e vendere. Non si può quantificare in soldi il valore di un amico o di una persona che ami. “I soldi che servirebbero a comprare quell’amico” dice Sandel: “dissolverebbero il bene che cerchiamo quando vogliamo un amico.” Un bene non quantificabile, puro, senza prezzo.

Dobbiamo stare attenti ai mercati quando entrano in sfere della vita che non sono governabili dai soldi. Così “si indeboliscono i valori che rendono le relazioni importanti e preziose.”

L’invito di Sandel è quello di indossare metaforicamente gli occhiali di John Nada e riconoscere i limiti del denaro concentrandoci sul contenuto spirituale. “È il primo passo verso un impegno morale civico“.

Ma proprio come lo è per John Nada in Essi Vivono, farlo non è facile, perché “una parte del fascino del modo di pensare del mercato sta nel fatto che sembra toglierci il bisogno di porci domande etiche e spirituali controverse“, ha spiegato il professore. Essere consumatori è più comodo che essere cittadini, ma dobbiamo sforzarci tutti di collaborare con quel pianista del piano di sotto invece che pagarlo per non disturbarci più.

Immagine tratta da Flickr