La felicità più imprevista è quella che ci fa vivere meglio

La felicità più imprevista è quella che ci fa vivere meglio

Oggi non parliamo di cos’è la felicità. Non sveleremo il suo segreto, la sua formula. Abbiamo già visto come il discorso sull’origine sia complesso e vario. Oggi parliamo di un tipo di felicità che conosci ma non abbastanza: la felicità sintetica. Spiegata magistralmente in questo video di TED di Dan Gilbert, professore ad Harvard

In 2 milioni di anni la massa del nostro cervello si è triplicata, da poco più di mezzo chilo dell’antenato homo Habilis, al chilo e mezzo che abbiamo oggi. Il cervello ha acquisito strutture che prima non aveva, in particolare la corteccia pre-frontale.

Tra le cose straordinarie che avvengono grazie a questa corteccia c’è quella di simulare le esperienze. Viverle nella nostra testa prima di sperimentarle nella vita.

Dan fa l’esempio del gelato al gusto fegato e cipolla. “Senza alzarti dalla tua poltrona, puoi simulare il sapore del gelato e capire che fa schifo prima di assaggiarlo”.

A volte però questo simulatore funziona male facendoti credere che alcuni esiti saranno diversissimi tra loro di quanto in realtà non siano. Ad esempio, lasciarsi con il proprio partner, non avere una promozione, venire bocciati a un esame… tutte queste esperienze, quando avvengono, hanno meno impatto, meno intensità e durano meno di quello che ti aspetti. Perché? Per la felicità sintetica.

Un esempio di questa felicità può essere fatto con Pete Best, il batterista dei Beatles che venne cacciato poco prima del loro successo planetario. A distanza di anni Pete ha dichiarato: “Oggi sono più felice di quanto sarei stato con i Beatles“. Questa è la felicità sintetica.

La felicità naturale è quella che segue l’ottenimento di ciò che desideri mentre la felicità sintetica è quella che crei quando non ottieni ciò che volevi. E nella nostra società pensiamo che la seconda valga molto meno della prima.

Gli esperimenti che Don illustra in questo interessante e divertente video (citando Shakespeare, Adam Smith e il fumetto di Dilbert) ci aiutano a capire che il dislivello tra la prima felicità e l’altra è solo apparente.

L’ambizione ci porta spesso un futuro piuttosto che un altro. “Ma quando queste preferenze ci spingono troppo forte e troppo velocemente perché abbiamo sovrastimato la differenza tra questi futuri“, dice Dan: “siamo a rischio. Quando la nostra ambizione è sconfinata ci porta a mentire, ferire gli altri e sacrificare le cose che hanno valore. Quando invece l’ambizione è entro certi confini, ci porta a lavorare e vivere con gioia.

Per questo, conclude Dan: “I nostri desideri e le nostre preoccupazioni sono esagerati, perché abbiamo dentro di noi la capacità di ricostruire artigianalmente lo stesso prodotto che stiamo costantemente inseguendo“.