Toki Pona, la lingua composta soltanto da 123 parole

Toki Pona, la lingua composta soltanto da 123 parole

Il dizionario italiano conta in media 260mila parole, quello inglese addirittura 615mila: per imparare i rudimenti di queste due lingue ci vogliono anni di studio. Il vocabolario del Toki Pona invece è composto da soli 123 lemmi e per impararlo perfettamente bastano 30 ore.

La lingua del Toki Pona è stata inventata dalla traduttrice e linguista canadese Sonja Elen Kisa nel 2001.

L’intento iniziale non era quello di creare una lingua che potesse essere condivisa tra persone di diversi Paesi, che sostituisse l’inglese, ma una lingua che cambiasse il modo di pensare.

Il Toki Pona è una lingua minimale, creata per ottenere la massima espressività con la minima complessità. Questa sua semplicità lascia molto spazio all’indeterminatezza.

Per capire il Toki Pona bisogna partire da un concetto chiave della linguistica: il neologismo. In molte lingue i neologismi vengono usati per tradurre parole straniere che entrano a far parte della conversazione quotidiana. Nel cinese ad esempio il computer non viene lasciato nella sua forma inglese ma per una più diretta comprensione si preferisce tradurlo in “cervello elettronico”.

Questi neologismi sono a loro volta fondati su metafore. Il processo metaforico è proprio quello che sta alla base del Toki Pona, la lingua più sintetica del mondo.

Visto il numero esiguo di termini a disposizione del parlante di questa lingua, da una parte la conversazione si basa sulla capacità di combinare i pochi termini che si hanno a disposizione e dall’altra sul capire il senso di una frase da questi accostamenti.

Le parole non hanno singolare né plurale, ma restano invariate, anche nel genere. Una stessa parola inoltre può essere usata come nome, verbo, aggettivo o avverbio, lasciando la stessa grafia in ogni caso.

Un esempio può essere quello dei colori: Loje (rosso) Laso (blu) Jelo (giallo) Pimeja (nero) e Walo (bianco). Per spiegare le sfumature bisogna accostare i colori: Loje Walo è rosa, Laso Jelo è verde.

La parola pipi significa “insetto” e dato il misero lessico del Toki Pona tutti gli insetti sono chiamati così.

Non ci sono forme di cortesia o frasi fatte, quindi per chiedere qualcosa lo si fa in un modo semplice che può sembrare spartano.

La scarsità di termini provoca una sorta di circonlocuzione creativa che richiede attenzione per i dettagli e bravura nel combinare le parole per rendere le frasi comprensibili.

Se tutto questo ti sembra estremamente complesso è soltanto perché la lingua che parli è estremamente difficile, anche se non te ne rendi conto. Tornare all’immediatezza del Toki Pona non è facile.

Oltre ad essere consapevole di cosa stai dicendo, devi esserlo anche nei confronti della persona che ti sta ascoltando, accertandoti che stia seguendo il discorso.

“Se ci si può esprimere in modo semplice” ha spiegato Lang, uno dei pochi in grado di parlare il Toki Pona, “allora si capisce davvero di che cosa si sta parlando. Se qualcosa è troppo complicato, involuto e oscuro da dire e da capire vuol dire che non va bene“.

Immagine via Flickr