"Applaudite amici, la commedia è finita": le ultime parole famose dei più grandi della storia

Grazie ai film, ai libri e all’arte ci siamo abituati a immaginare gli ultimi momenti di vita delle grandi personalità con solennità. Prima di spirare c’è il tempo di dire le ultime parole, qualcosa che rimanga stampato per sempre nella memoria dei posteri.

Secondo gli antichi greci per capire se la vita vissuta è stata una vita felice bisogna aspettare il momento del trapasso. Questa visione accresce ancora di più l’interesse nei confronti delle ultime parole, del giudizio complessivo.

Queste che puoi leggere qui sotto sono soltanto alcune delle ultime parole più famose della storia. Le abbiamo scelte varie, alcune in forma di aforisma, altre vere e proprie battute, altre ancora enigmi che ormai nessuno potrà risolvere.

Il timore divino di Heine e Leonardo

Partiamo con due immensi artisti del passato: Heinrich Heine, il grande poeta tedesco morto nella metà dell’ottocento e Leonardo da Vinci, il massimo esponente del Rinascimento. Entrambi, prima di spirare, si sono confrontati con Dio, ma in modo diverso. Più breve e leggero il primo: “Dio mi perdonerà, è il suo mestiere” e molto più grave e timoroso il secondo:

Ho offeso Dio e l’umanità perché il mio lavoro non ha raggiunto la qualità che avrebbe dovuto avere.

La solennità di Beethoven e la gentilezza di Maria Antonietta

Per rimanere sullo stesso piano stilistico, indimenticabili le ultime parole del compositore tedesco Ludwig van Beethoven che declama il 26 marzo 1827:

Applaudite amici, la commedia è finita.

Il grande Goethe e il politico Roosevelt sono accomunati da una simile visione, anche se dalle sensazioni opposte. Il primo ha sussurrato “più luce”, mentre l’altro: “spegnete la luce”.

La gentilezza di Maria Antonietta che rivolgendosi al boia per avergli pestato un piede sul patibolo dice: “Pardon, Monsieur. Non l’ho fatto apposta”.

Il mistero di Walt Disney

Il mistero definitivo di Hitchcock: “Nessuno sa come va a finire. Una persona dovrebbe morire per sapere cosa accade dopo la morte” e l’entusiasmo di Steve Jobs: “Oh wow! Oh wow! Oh wow!”

Avvolte nel mistero le ultime parole di Walt Disney. Il 15 dicembre 1966 prima di morire a Burbank, in California, il padre di Topolino appunta su un blocco notes due parole: “Kurt Russell“. All’epoca l’attore aveva quindici anni ed era stato scritturato dalla Disney proprio in quei giorni. Stima? Profetico? Nessuno l’ha mai scoperto, neanche Kurt.

La comicità “eterna” di Buster Keaton

Ma in punto di morte si può anche essere divertenti, come il grande comico Buster Keaton che circondato da amici e parenti convinti che fosse morto, li sente confabulare: “Per essere sicuri bisogna toccargli i piedi. I morti hanno i piedi freddi…”. E allora Buster con un tempo comico perfetto, tenendo gli occhi chiusi, risponde:

Giovanna d’Arco no.

O quella della diva eterna Sarah Bernhardt, una delle più grandi attrici teatrali della storia. Pochi giorni prima di morire, sul suo letto di morte, le teneva la mano il suo adorato e unico figlio. Fuori si erano raccolte centinaia di fan, in attesa di avere sue notizie. Senza perdere il suo smalto e la tagliente ironia, Sarah, rivolta al figlio, disse:

Lasciamolo aspettare, il pubblico mi ha torturato per tutta la vita, adesso lo torturo io.

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