Una ricerca spiega perché le email e notifiche ci mettono ansia

Una ricerca spiega perché le email e notifiche ci mettono ansia

Possedere uno smartphone è una comodità infinita: ti permette di essere connesso 24 ore su 24 e di poter gestire i tuoi impegni in qualsiasi momento. Molto spesso però, essere continuamente assillati da email e notifiche può diventare una grande forma di stress.

A tutti infatti è capitato di provare quella sorta di piccola angoscia nel vedere apparire continuamente, ad ogni ora del giorno, nuove notifiche o email sullo schermo dello smartphone e di non saper resistere all’impulso di controllarle.

A quanto pare però dietro a questa sorta di ansia indotta si cela una motivazione scientifica piuttosto radicata: lo dimostra una ricerca condotta da Jocelyn K. Glei, che nel suo ultimo libro spiega come l’impulso irrefrenabile di visualizzare continuamente la casella dei messaggi non ancora letti—siano essi di lavoro o meno—è un meccanismo naturale.

La tesi di Glei affonda le radici in uno studio psicologico del 1930, che constatò come tutti i mammiferi siano molto più motivati a compiere un’azione se non sanno che tipo di beneficio ne scaturirà. E controllare continuamente le nuove notifiche segue perfettamente questa logica.

Non sapere cosa si cela dietro una mail o un messaggio, insomma, ci spinge inesauribilmente a controllarle, senza limiti di ora o di contesto.

Nonostante possa sembrare un problema di poco conto, questo meccanismo può avere un effetto deleterio sulla nostra quotidianità. Considerando che la multimedialità non potrà far altro che aumentare in futuro, e che saremmo connessi a internet continuamente, trovare delle soluzioni per fare in modo che la nostra vita non sia scandita solo da quello che accade sui nostri device è importante.

D’altra parte la rivoluzione che la tecnologia ha avuto sul nostro stile di vita è recente, e dobbiamo ancora instaurare una sorta di omeostasi con essa. Sia secondo Glei, che Tony Hsieh—CEO di Zappos.com—il modo migliore per ridurre l’impatto che la scarica di notifiche ha sulla nostra vita è quello di destinarle a un segmento di tempo limitato.

Hsieh, ad esempio, ha affermato di controllare e rispondere alle mail soltanto un’ora al giorno, di mattina, rispondendo a tutti i messaggi del giorno precedente. Fino al giorno dopo, non ricontrolla la casella mail.
Non tutti ovviamente si possono permettere di strutturare il proprio lavoro così, ma resta comunque il fatto che trovare un limite a quella che Glei definisce “ansia da notifica” è importante.

Qua sotto, puoi trovare un video in cui l’autrice Jocelyn K. Glei spiega come poter gestire la propria vita e lavorare nell’era digitale “della distrazione”.

Immagini: Copertina