Il ragazzo che un giorno si è risvegliato con il suo doppio

Il ragazzo che un giorno si è risvegliato con il suo doppio

Quello che vedi ogni giorno, quando ti svegli la mattina e apri gli occhi è come realmente il mondo è fatto oppure quelle immagini sono il frutto del tuo cervello?

Da molti anni la neuroscienza sta studiando la coscienza e come questa interagisce con la realtà. Questa storia che ti stiamo per raccontare ha dell’incredibile, ed è stata molto utile agli scienziati che l’hanno analizzata per capire come il cervello costruisce “il senso di sé”.

La storia è raccontata nel libro “The man who wasn’t there” di Anil Ananthaswamy.

Peter Brugger, un neuropsicologo dell’Università di Zurigo, un giorno incontra nel suo studio un ragazzo, che per privacy chiameremo semplicemente così, che gli racconta la sua storia.

Il ragazzo in preda a continue crisi è costretto da qualche anno a prendere pillole anticonvulsivanti. Una mattina aveva deciso di non prenderle e invece di andare a lavoro si era ubriacato e si era steso sul letto. Poco dopo aveva iniziato ad avere strane vertigini così si era rialzato e aveva fatto un giro della stanza per farle passare. Poco dopo, si era fermato di colpo vedendo sdraiato sullo stesso letto un uomo identico a lui. La prima cosa che gli era venuta in mente di fare era svegliarlo, cercando di scuoterlo e urlandogli contro, ma niente sembrava smuoverlo. A complicare le cose, racconta sempre il ragazzo al dottor Peter Brugger, c’era una assurda sensazione di vivere in entrambi i corpi. La sua mente si spostava da un punto di vista all’altro. Da lui al suo doppio.

Peter Brugger scopre attraverso un elettroencefalogramma che a causare questa allucinazione è un tumore nel lobo temporale sinistro del ragazzo; una volta rimosso infatti le crisi cessano.

Questo tipo di fenomeni viene definito autoscopico, quando cioè il paziente vede il proprio corpo davanti a sé. Ma in questo caso l’esperienza extracorporea non si è fermata alla semplice vista dell’altro, il ragazzo ha addirittura interagito con il suo doppio.

Questa esperienza è importantissima per i neuroscienziati per comprendere il senso del sé corporeo, e come il nostro cervello costruisce la percezione di essere presente qui e ora e in che modo le sensazioni soggettive e le emozioni dominano la nostra coscienza.

Il ragazzo aveva percepito un corpo illusorio, quello del suo doppio, ma il baricentro della coscienza si spostava da un corpo all’altro senza fermarsi.

Questi disturbi coinvolgono una parte precisa del cervello: il lobo dell’insula, dove il nostro cervello controlla le emozioni, la percezione, il controllo motorio, l’auto-consapevolezza e l’esperienza interpersonale.

Quando questa zona cerebrale è compromessa il cervello crea due rappresentazioni di sé e deve scegliere, tra l’uno e l’altro corpo, quale sia il luogo più adatto per ancorarsi, per permettere una auto-consapevolezza e una prospettiva in prima persona. Come se la coscienza fosse materiale e fluttuasse senza trovare pace da un punto di vista a un altro, per dominare il corpo.

Immagine via Flickr