Tra i 100 thriller più belli della storia del cinema ci sono anche tre film italiani

Tra i 100 thriller più belli della storia del cinema ci sono anche tre film italiani

Ogni appassionato di cinema ha la sua lista personale di film preferiti, così come ce l’ha ogni grande regista—ti abbiamo già parlato una volta dei film preferiti da Federico Fellini. Se anche tu sei un moviegoer, sai già che il British Film Institute, la maggiore istituzione cinematografica britannica, pubblica molte classifiche interessanti sul suo organo di stampa ufficiale, la rivista Sight & Sound.

La più importante è quella, periodicamente stilata armonizzando l’opinione congiunta di critici, registi e selezionatori, dei più grandi film della storia del cinema.

In quella più recente, per la prima volta Quarto Potere di Orson Welles non è più al primo posto, scalzato da La donna che visse due volte di Alfred Hitchcock. Fra le tante classifiche, recentemente il BFI ne ha stilata una in cui raccoglie i 100 migliori film thriller, il genere che, al netto dei suoi mutamenti negli anni, ha sempre privilegiato i colpi di scena e la suspense. Vediamo da vicino la classifica, e andiamo a caccia degli italiani in lista.

I film che probabilmente conosci già

Proprio Hitchcock, e non è una sorpresa, è il regista più presente, a partire addirittura da Il pensionante del 1927, considerato dall’autore stesso, col consueto sarcasmo, il primo film “hitchcockiano” della storia. Proseguendo con altri celebri capolavori come La signora scompare, La finestra sul cortile o Intrigo Internazionale, quello con la famosa scena in cui Cary Grant è inseguito da un aereo agricolo.

Ma ci sono altri celebri film di ogni epoca e nazionalità nella lista, che hanno segnato il nostro immaginario. Dal classico Mezzogiorno di Fuoco con Gary Cooper a Il Silenzio degli Innocenti del recentemente scomparso Jonathan Demme. Dal celebre Basic Instinct con Sharon Stone a Fight Club di David Fincher. Fino a Memento, uno dei più bei film di Christopher Nolan.

I film che forse non conosci

La lista comprende anche numerose chicche: capolavori del passato assolutamente da recuperare, che hanno segnato il genere. Come Gas Light (1940), in cui un uomo cerca di far impazzire la moglie facendole credere che le sue percezioni siano ingannevoli.

Oppure Operazione Diabolica (1962) di John Frankenheimer, in cui un uomo, affidandosi a una società segreta, cambia completamente identità e fisionomia per poter condurre una nuova vita, scoprendo  in seguito di aver avuto una pessima idea.

O ancora il capolavoro Nouvelle Vague Ascensore per il patibolo (1958), con Jeanne Moreau. Due amanti uccidono il marito di lei camuffando il delitto in suicidio, ma un ascensore bloccato rovina il piano. Per questo film Miles Davis compose una straordinaria colonna sonora improvvisando sulle immagini.

I film italiani

I film italiani in lista sono tre. Due di essi sono apertamente “impegnati”. Il più celebre è il più famoso del sottovalutato regista Elio Petri, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970). Tutto, in questo film intelligentissimo che racconta il morboso esperimento di abuso di potere di un dirigente di polizia, è ormai leggendario. Gian Maria Volonté, Florinda Bolkan, la colonna sonora di Ennio Morricone, le scene girate al Ghetto di Roma, la discussione che generò alla sua uscita.

“La verità non è sempre rivoluzionaria”: con questa cupa battuta—pronunciata da un dirigente del PCI—si chiude uno dei più bei film ambientati negli anni di piombo, Cadaveri Eccellenti (1976) di Francesco Rosi. È tratto dal romanzo di Leonardo Sciascia “Il contesto”: l’omicidio di alcuni magistrati conduce un ispettore di polizia nel mezzo del rapporto opaco fra partiti e forze occulte, sullo sfondo delle rivolte giovanili. Il protagonista è il grande attore emblema del noir francese, Lino Ventura.

Il terzo film in lista è di tono completamente diverso. “Professione reporter” (The Passenger, 1975) è uno dei film girati da Michelangelo Antonioni in lingua inglese, con Jack Nicholson e Maria Schneider.

È ambientato in Africa e a Barcellona: un giornalista in preda all’ennui, rinvenuto il cadavere di un uomo a lui somigliante, si finge morto e assume l’identità del defunto. Come una storia di Luigi Pirandello, anche questa di Antonioni non ha un lieto fine.

Il film è celebre per il suo piano sequenza finale lungo e virtuosistico che sovverte il senso tradizionale di questo artificio tecnico, l’inseguimento del personaggio: qui la telecamera se ne allontana, e per farlo attraversa una grata.

Curiosamente, tutti e tre i film italiani selezionati sono stati girati negli anni Settanta. Forse i selezionatori del BFI non hanno voluto sforzarsi più di tanto alla ricerca di bei thriller all’interno della cinematografia italiana. Noi ve ne suggeriamo uno molto bello: si chiama Il Testimone (1946), è il primo film del grande Pietro Germi ed è un capolavoro.

Immagini: Copertina