Esiste un video inedito in cui Kubrick spiega il finale di

Esiste un video inedito in cui Kubrick spiega il finale di "2001 Odissea nello spazio"

Signor Stanley Kubrick, qui tutti ci chiediamo se potesse spiegare il significato del finale di 2001 Odissea nello spazio. Sa, l’uomo ormai anziano, sdraiato a letto, in quella strana casa piena di anticaglie…

Se hai sempre sognato di telefonare a Stanley Kubrick, e con un po’ di timore reverenziale porgergli proprio questa domanda, devi sapere che qualcuno l’ha fatto davvero. È stato un ufologo giapponese. E Kubrick ha risposto.

Prima, un brevissimo ripasso. Negli ultimi secondi del film, all’astronauta Bowman morente, sul letto, si para davanti il monolito. Che lo trasfigura nello “Star Child”, iniziando (presumibilmente) un’era nuova per l’umanità. È qui che sentiamo l’incipit famosissimo di Also sprach Zarathustra di Richard Strauss (a proposito, in questo film Kubrick ha rivoluzionato l’uso della musica nel cinema). Ma l’ultima scena di “2001”—straordinaria e enigmatica—inizia quando si conclude l’attraversamento del wormhole: Bowman finisce in un appartamento ambiguamente settecentesco, dove inizia a invecchiare rapidamente fino a trasformarsi nello Star Child. Eccola.

Nel 1980 al regista, produttore televisivo e ufologo giapponese Jun’ichi Yaoi fu data la possibilità, durante le fasi finali della post-produzione di Shining, di accedere agli EMI-Elstree Studios, dove, col pretesto di indagare su fenomeni apparentemente paranormali verificatisi sul set, ebbe l’opportunità unica di osservare da vicino il lavoro di Kubrick, pur senza mai incontrarlo.

Durante la visita—c’è un’ora e mezza di rarissimo materiale su YouTube—Yaoi visitò gli studi e l’archivio del regista guidato da sua figlia Vivian Kubrick—all’epoca diciassettenne e autrice del documentario imperdibile Making “The Shining”—che gli mostrò costumi, slide per la retroproiezione, l’ufficio di Kubrick, e addirittura la gigantesca focale Zeiss da 50 millimetri con apertura massima di f/0.7 usata in Barry Lyndon, per la scena illuminata solo da candele.
Ma la parte migliore, e in un certo senso anche la più divertente, è l’intervista telefonica con Stanley Kubrick.

Cosa significa il finale di 2001 Odissea nello spazio? Kubrick risponde

Puoi vedere qui l’intera intervista. Nel video sopra c’è solo la parte relativa a 2001. Yaoi, la mente annebbiata dall’emozione, non riesce neanche a pronunciare bene il titolo del film. Comunque, Kubrick è disponibile a spiegare il significato del finale. “Ho cercato sempre di evitarlo fin da quando il film è uscito, perché quando ‘esprimi’ semplicemente le idee, suonano sciocche. Al contrario, se sono drammatizzate, le puoi percepire. Ma ci proverò.”

L’idea era: lui [Bowman] è preso da entità semidivine, creature di pura energia e intelligenza, senza forma. Lo mettono in quello che, credo, potrebbe definirsi uno zoo per esseri umani. Per studiarlo. E tutta la sua vita trascorre, da quel momento, in quella stanza. [Bowman] perde il senso del tempo. Tutto pare accadere così come lo vedi nel film.

“Loro” scelgono questa stanza, una replica imprecisa di architettura francese. Volutamente imprecisa, poiché volevo suggerire che loro avessero una vaga idea di ciò che lui avrebbe potuto considerare piacevole, ma non ne erano del tutto certi. Come noi non siamo certi che gli animali in uno zoo considereranno il loro ambiente naturale quello allestito da noi per loro.

Mille e non più mille

In questa parte, il virtuosismo di Kubrick raggiunge una vetta. Senza stacchi tradizionali, nella “casa” Bowman vede più volte il se stesso più anziano “da fuori”, alla terza persona. Ogni volta, poco dopo resta solo il Bowman più anziano: lo sguardo del più giovane, che è sparito, è diventato l’occhio della telecamera. Fino all’incontro definitivo col monolito. Dice Kubrick nell’intervista:

In ogni caso, come avviene nei miti di molte culture del mondo, alla fine Bowman è trasformato in una sorta di super-essere, e rinviato sulla terra. Trasformato… in una specie di superuomo. Possiamo solo immaginare cosa accadrà al suo ritorno. Si tratta di uno schema comune a molte mitologie, ed è quanto abbiamo tentato di suggerire.

Insomma, scade un ciclo dell’umanità, e, come nella scena iniziale del film con gli scimpanzé, il monolito “segnala” la transizione fra due fasi. Mentre il feto astrale cade come una stella nell’oscurità, Kubrick lascia a noi immaginare la “fine del mondo” che seguirà, ovvero il suo rinnovamento.

Questa spiegazione del finale del film in fondo si avvicina ad alcune delle molte che ne sono state date negli anni. Ma ascoltarla dalla voce di Kubrick è tutta un’altra cosa.

Immagine: Copertina