Le abitudini più strane degli scrittori famosi

Le abitudini più strane degli scrittori famosi

Il genio è strano e oscuro. Per trovare l’ispirazione giusta l’artista sceglie la strada che gli è più consona anche se sembra la più assurda. La storia della letteratura è ricca di aneddoti sulla faccenda. Abitudini strampalate ed esilaranti tenute segrete per anni e poi portate alla luce magari da amici o parenti in qualche lettera privata.

Nel libro di Celia Blu Johnson, Odd Type Writers, vengono riportate numerose curiosità legate a questi grandi scrittori. Vediamone qualcuna.

Uno scrittore per portare a termine un romanzo deve mantenere una scaletta rigida per non perdere il ritmo. Pare ad esempio che Jack London avesse come obiettivo giornaliero quello di scrivere sempre 1000 parole, né più né meno, mentre Stephen King, un altro autore estremamente prolifico ponga l’asticella più in alto, arrivando a 2000.

Truman Capote, autore di Colazione da Tiffany era invece molto superstizioso. Aveva l’usanza di non cominciare, né terminare, un lavoro di venerdì. Evitava in ogni modo il numero 13 e ogni volta che fumava si curava di non lasciare più di tre sigarette nel posacenere.

Vladimir Nabokov invece non era in grado di parlare in pubblico e le sue lezioni universitarie se le scriveva sempre prima limitandosi a leggerle ai suoi studenti. Quando doveva scrivere un romanzo, lo faceva spesso su piccoli fogli posti sopra un leggio e amava lavorare in piedi. Lolita, il suo romanzo più famoso, lo ha scritto però su alcuni bloc notes in macchina mentre viaggiava negli Stati Uniti alla ricerca delle sue amate farfalle.

Per rimanere nell’ambito di scrittori e animali ce ne sono alcuni che hanno instaurato legami davvero bizzarri con quest’ultimi. Poe ad esempio si faceva aiutare nelle sue composizioni dalla sua inseparabile gatta Catterina che faceva le fusa per approvare gli scritti del padrone. Flannery O’Connor si circondava invece di tacchini e anatre.

Andando indietro nel tempo, alcune leggende parlano di uno Shakespeare tracotante che mentre scriveva non correggeva mai e non usava la punteggiatura per non interrompere il flusso.

Honoré de Balzac invece amava scrivere di notte e per tenersi sveglio arrivava a bere decine e decine di caffè al giorno. Anche Marcel Proust scrivere la notte, lo faceva sdraiato sul letto (come Joyce, soltanto che lui lo faceva anche con un camice bianco). Le pareti della stanza di Proust erano ricoperte di sughero, affinché la mattina i rumori non lo disturbassero.

Unica invece era l’abitudine di Schiller, riportata dal suo amico e collega Goethe che un giorno, in attesa nello studio di Friedrich sentì un odore nauseante arrivare da un cassetto della scrivania. Si trattava di mele marce che Schiller, a quanto pare, trovava perfette per trovare l’ispirazione. Anche Agatha Christie amava le mele, ma invece di farle marcire se le mangiava nella vasca da bagno mentre scriveva i suoi ingegnosi gialli.

Immagine via Flickr