L'affare Dreyfus: l'errore giudiziario che ha sconvolto l'Europa alla fine dell'Ottocento

L'affare Dreyfus: l'errore giudiziario che ha sconvolto l'Europa alla fine dell'Ottocento

L’affare Dreyfus sconvolse la Francia, e non solo, alla fine del Ottocento. Non fu, per quanto drammatico, soltanto un errore giudiziario. Ma la causa di un aspro e diffuso antisemitismo, uno dei casi più violenti di epoca recente. Prima ancora della Germania nazista, nella Francia cattolica e reazionaria.

Il calvario di Dreyfus inizia nel 1894, in un momento cruciale per il Paese, tra la Guerra franco-prussiana e la Prima Guerra Mondiale. Dividendo gli intellettuali, l’opinione pubblica e i politici, in chi sosteneva la sua innocenza (all’inizio ben pochi) e chi la colpevolezza. Senza mezze misure.

L’arresto del generale Dreyfus

Il 26 settembre 1894, come faceva di solito, l’addetta alle pulizie dell’ambasciata tedesca a Parigi consegna il cestino della carta straccia nell’ufficio dell’attaché tedesco Maximilian von Schwartzkoppen, al maggiore Henry, vice-direttore del bureau—chiamato “Sezione Statistica”—di controspionaggio del ministero della Guerra francese.

All’interno, Henry trova un foglietto anonimo, senza data, nel quale sono elencati alcuni fascicoli segreti da vendere ai tedeschi. Chi poteva essere stato a fare il doppio gioco? Alla “Sezione Statistica” fanno una lista di sospettati, ma il maggior indiziato è Alfred Dreyfus. Sulla base di un confronto calligrafico: l’unica prova sulla quale si baserà l’accusa.

Dreyfus è un ufficiale ebreo alsaziano. Un’anomalia nell’esercito francese. Ricco, sposato. Nato a Mulhouse, dal 1870 appartenente al territorio tedesco, aveva scelto la nazionalità francese. Il sogno di Dreyfus è la “Revanche”. 

Il 13 ottobre gli viene consegnato l’ordine di fermo. Al ministero, sorpreso, il lunedì successivo troverà il maggiore Picquart dello Stato Maggiore. Viene perquisito, non sa il perché. Dirà più tardi:

Un fulmine che fosse caduto davanti ai miei piedi non avrebbe provocato in me un’emozione più violenta.

Il maggiore Armand du Paty de Clam gli legge l’articolo 76 (lo stesso che perseguiterà Céline):

Chiunque intrattenga rapporti di spionaggio con potenze straniere sarà punito con la pena di morte!

Viene trasferito, in attesa del processo, al carcere militare del Cherche-Midi. Con il divieto di comunicare con l’esterno e con la famiglia. Fuori, intanto, cominciano a diffondersi voci terribili, si parla di complotto ebraico.

L’odio antisemita contro Dreyfus

Il processo si svolge in gran fretta. A porte chiuse. Dreyfus crede di essere arrivato al “termine del suo martirio”, ma è un’illusione. Il 22 dicembre, i giudici entrano in possesso di una lettera inviata dal diplomatico italiano Panizzardi a Maximilian von Schwartzkoppen. Si legge: “Quella canaglia di D.” È la prova schiacciante secondo i giudici della sua colpevolezza. Viene condannato alla deportazione perpetua ai lavori forzati—solo perché la pena di morte non era prevista dal codice penale francese—nella colonia dell’Isola del Diavolo, nella Guyana francese. Ma prima, nel gennaio dell’anno successivo, per mortificarlo oltre misura viene degradato pubblicamente

Alla cerimonia giungono tantissime persone per ingiuriarlo. Urlano “Dagli all’ebreo! Uccidi! Uccidi! Morte all’ebreo!” Lo scrittore Barrès scrive: “Cosa ho da spartire con un tipo così, che avanza verso di noi con l’occhialino sul naso etnico e con l’occhio furioso e secco? Dreyfus non è della mia razza”. 

A Parigi intanto i servizi segreti, guidati dal colonnello Picquart, continuano a indagare. L’attenzione si concentra su un tale Ferdinand Walsin Esterhazy, un nobile afflitto da debiti di gioco. Picquart riesamina il dossier “di Dreyfus” e nota  invece molte somiglianze con la grafia di Esterhazy. Chiede di riaprire il caso ma in risposta viene spedito in una zona di guerra.

Gli intellettuali schierati sul fronte Dreyfus

Prima di partire però riesce ad avvertire alcuni esponenti politici, dando una grossa spinta alla campagna stampa a favore di Dreyfus. Una mano al movimento l’aveva già data Zola sulle pagine de “l’Aurore”, con il suo J’accuse, del 13 gennaio 1898. Anche se il primo a scrivere in difesa di Dreyfus era stato Bernard Lazare. Sulle pagine dello stesso giornale appare la “Petizione degli intellettuali”, che reca tra le firme, tra gli altri, di Manet, Gide, France Proust. All’estero lo difenderanno Tolstoj e Twain

Il 30 agosto 1898 il colpo di scena. Il maggiore Henry, tra i principali accusatori di Dreyfus, dichiara di aver falsificato e contraffatto molti documenti del dossier Dreyfus. Era stato invece Ferdinand Walsin Esterhazy ad aver scritto il documento iniziale. Per ordini superiori. Quando viene arrestato, Henry si suicida in carcere. Comincia a farsi strada la sua innocenza. La corte di Cassazione accoglie la richiesta di un altro processo. Dreyfus torna in Francia nel 1899, senza sapere nulla di quello che è successo fuori dal carcere. Il 7 agosto a Rennes comincia il processo in un’atmosfera tesissima. La Corte militare aveva subito forti pressioni dallo Stato Maggiore affinché non annullasse la condanna precedente. Dreyfus viene condannato di nuovo ma per tradimento, a dieci anni.

La risoluzione dell’affare Dreyfus

Il secondo giudizio di colpevolezza è stato così impopolare che alle elezioni del Parlamento nazionale viene eletta una maggioranza liberal-radicale. E nel settembre 1899, dieci giorni dopo la condanna viene graziato dal Presidente Émile Loubet. Viene anche riammesso nell’esercito con il grado di maggiore, ma stavolta nella quasi totale indifferenza di pubblico.

Il 4 giugno 1908 un altro rigurgito antisemita. Durante la cerimonia di traslazione delle ceneri di Zola, un giornalista di estrema destra spara due colpi di pistola a Dreyfus, ferendolo a un braccio. Tra le lettere d’affetto inviate alla famiglia c’è anche una della grande Sarah Bernhardt

Dreyfus muore nel luglio del ’35. Il “giallo più appassionante di fine secolo”, come l’ha definito Indro Montanelli è finito. Ma non la causa che l’aveva generato. La nipote di Dreyfus, Madeleine Lévi verrà arrestata, torturata e uccisa nel campo di concentramento di Auschwitz.

Per approfondire

Tra le letture dell’affare Dreyfus ti consigliamo il lavoro di Bernard-Henri Lévy, Le avventure della libertà e Le origini del totalitarismo di Hannah Arendt, in cui si parla del caso in questione.

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