Conosci l’affascinante storia dei tarocchi?

Conosci l’affascinante storia dei tarocchi?

Per molte persone i tarocchi sono soltanto una sciocchezza: un pittoresco mazzo di carte attorno al quale vengono svolte elucubrazioni inutili. Per molte altre, invece, queste carte hanno il potere di disegnare una rappresentazione simbolica del futuro. Persino il celebre psicologo Gustav Jung ne era affascinato, e li studiò a fondo per carpirne il potere simbolico. Non tutti sanno però che la connessione fra tarocchi e cabala, risale al XVIII secolo. Cinquecento anni dopo la loro comparsa europea, attraverso dei documenti risalenti al XIII secolo.

Fu infatti l’esoterista francese Antoine Court de Gébelin a introdurne in Europa il culto mistico. Fino ad allora queste carte misteriose erano utilizzate semplicemente per giocare.

Cosa sono i tarocchi

Il mazzo completo dei tarocchi è composto normalmente da 78 carte. 56 carte tradizionali suddivise in quattro semi, più 21 carte illustrate dette Arcani Maggiori (o Trionfi) a cui si aggiunge anche la carta del Matto (che ha una funzione particolare). Sono carte un tempo utilizzate per il gioco di presa di cui esistono diverse varianti: come quella Mantegna, quella di Marsigliadi Besançon, o il tarocchino bolognese

Che questi mazzi fossero utilizzati esclusivamente per il diletto in Europa prima del XVIII secolo è ben documentato nel libro storico di Giordano Berto Storia dei tarocchi.

Con l’introduzione della tradizione cabalistica, però, si è arrivati ai riti di cartomanzia. La predizione del futuro tramite l’utilizzo di queste carte. Anche in questo senso esistono diverse tipologie di lettura: ci sono cartomanti che utilizzano tutte le 78 carte, e cartomanti che leggono esclusivamente gli Arcani Maggiori. Che poi sono le carte più celebri dei tarocchi, come La Morte, L’imperatore, La Torre, Il Matto, ecc, ecc.

Origini perse nel tempo

Queste carte però, ovviamente, non sono apparse dal nulla. I documenti risalenti al XIII secolo parlano di carte da gioco diffuse fra la popolazione. La cui origine geografica e storica, però, è piuttosto fumosa. Principalmente esistono due teorie, molto diverse fra di loro.

La prima sostiene che i primi tarocchi furono realizzati in Cina all’incirca durante l’XI secolo a.C. Alcune delle illustrazioni simboliche di queste carte, infatti, ricordano dei temi ricorrenti nell’I-Ching, conosciuto anche come Libro dei Mutamenti: il famoso tomo che contiene l’antica filosofia cinese. Uno dei pochi manoscritti sopravvissuti alla grande distruzione delle biblioteche operata dal primo imperatore, Qin Shi Huangdi.

La seconda ipotesi, invece, avvalorata dalle teorie del grande fondatore dei tarocchi esoterici—Antoine Court de Gébelin—sostiene che questa tipologia di carte fu pensata e realizzata dai sommi sacerdoti dell’antico Egitto nel XXII secolo a.C.

Questi sacerdoti, infatti, intendevano creare una sintesi del Libro di Toth: una serie di libri mitici e profetici che secondo l’antica religione egizia sarebbero stati realizzati dalla divinità Toth. Sarebbero insomma delle immagini codificate che trasmettono il sapere contenuto nel libro, e che sarebbero state riservate ai novizi. Secondo le teorie di Antoine Court de Gébelin queste carte esprimerebbero quindi un sapere originario, risalente a quando non esistevano ancora le culture e le religioni monoteiste.

Le Monde primitif

L’esoterista francese studiò a fondo i tarocchi, e realizzò anche una serie di saggi—contenuti nel suo libro più famoso,  Le Monde primitifpubblicato nel 1781—che fossero in grado di ripercorrere la storia e il potere di queste carte. Fu attraverso il suo lavoro, che iniziarono le prime scuole di interpretazione—sviluppatesi nel tempo attraverso varie scuole e autori.

Ovviamente le teorie di Court de Gébelin non rappresentano un fondamento storico certo. Riguardo all’origine—non esoterica— egizia dei tarocchi, però, esistono diverse testimonianze contenute in diversi manoscritti medievali. Secondo questi documenti, infatti, i tarocchi sarebbero arrivati in Europa tramite i Mamelucchi egiziani, che giocavano con queste icone.

Immagini: Copertina