Alberto Moravia, guida a uno dei più grandi romanzieri italiani del Novecento

Alberto Moravia, guida a uno dei più grandi romanzieri italiani del Novecento

La letteratura italiana è estremamente variegata: ci sono scrittori che hanno raggiunto la grandezza attraverso la raffinatezza della prosa, e altri che l’hanno fatto grazie alla potenza delle loro storie. Alberto Moravia, uno dei più importanti romanzieri italiani del Novecento, l’ha fatto affrontando di petto i temi più controversi dell’animo umano.

L’influsso che hanno la sessualità e gli istinti più basilari nella nostra vita, la perdita dei valori durante il secolo scorso, e l’esistenzialismo di una società sempre più confusa e individualista: sono questi i temi più importanti nell’opera dello scrittore romano.

Nato nella capitale il 28 novembre del 1907, da una famiglia borghese benestante—il padre è un architetto e pittore—l’infanzia di Alberto Pincherle—vero nome di Moravia—viene segnata fin dalla fanciullezza dalla malattia. A soli nove anni il futuro scrittore viene colpito da una grave forma di tubercolosi ossea, che lo costringe a letto e mina la sua vita quotidiana.

Moravia non può frequentare la scuola—riuscirà a malapena a ottenere la licenza ginnasiale—e condurre una vita normale, come tutti i suoi coetanei. Si butta così nella lettura, e divora libri su libri. Adora i grandi scrittori russi e francesi—in particolare Dostoevskij e Proust—e comincia a formarsi in lui l’idea di diventare uno scrittore a sua volta.

A soli 19 anni comincia a scrivere il suo primo romanzo, Gli Indifferenti, che riesce a pubblicare a sue spese solo nel 1929.  Il romanzo suscita immediatamente un’ottima reazione, sia nel pubblico che nei critici, e viene esaltata la sua struttura formale innovativa.

In questo lavoro, Moravia mette subito in mostra quali saranno le sue tematiche principali: lo sfacelo della borghesia italiana e dei suoi valori, in seguito al disastroso evento della Prima guerra mondiale.

I due romanzi successivi—Le ambizioni sbagliate e La mascherata—non ottengono altrettanto successo, nonostante le ottime aspettative del mondo intellettuale italiano. Moravia torna a fare parlare di sé con il romanzo Agostino, pubblicato nel 1943. Il libro mette in mostra un’altra grande tematica cara all’autore: la scoperta del sesso, il rapporto conflittuale con la propria madre, e il senso di solitudine che la ricerca della soddisfazione delle pulsioni suscita negli esseri umani.

A questo punto della carriera Moravia è uno degli scrittori italiani più apprezzati: comincia a collaborare con varie riviste, e nel 1953 fonda una rivista letteraria che diventerà una delle principali del panorama italiano, Nuovi Argomenti.

Ma ovviamente continua la sua produzione letteraria, e dopo una serie di romanzi minori, alla fine degli anni cinquanta pubblica La Ciociara (1957) e La Noia (1960). Il primo diventerà celebre per la trasposizione cinematografica di Vittorio De Sica, mentre il secondo è un altro capolavoro di Moravia. In questo libro, infatti, è contenuta tutta la vena esistenzialista e profonda dell’autore, e da un certo punto di vista è una rivisitazione più matura e consapevole de Gli Indifferenti.

Moravia riuscirà a pubblicare ancora otto romanzi, più svariate raccolte di racconti—con alterne fortune—ma grazie ai lavori sopracitati si è già guadagnato un posto d’onore nella schiera dei romanzieri italiani. Muore a Roma il 26 settembre 1990, poco tempo dopo aver terminato la sua autobiografia.

Immagini: Copertina