Alberto Sordi: guida alla carriera di uno degli attori italiani più grandi di sempre

Alberto Sordi: guida alla carriera di uno degli attori italiani più grandi di sempre

Il nostro cinema è sempre stato ricco di grandi registi: da Vittorio De Sica a Sergio Leone. Ma anche gli interpreti che hanno reso grandi i film prodotti da questi geni non sono da meno: nella commedia, ad esempio, il primo nome che viene in mente è quello di Alberto Sordi.

Sordi infatti è stato un titano del cinema italiano: ha incarnato non soltanto la figura del celere attore di commedia, ma anche quella della maschera sociale. Era il volto degli italiani del Dopoguerra, e ha accompagnato la narrazione del nostro paese per lungo tempo.

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Nato a Trastervere, celebre quartiere di Roma e della romanità, nel 1920, fin da piccolo Sordi nutre un’insaziabile curiosità per le caratteristiche caricaturali degli abitanti del suo rione. È un bambino allegro, che osserva, e che imita tutto quello che i personaggi che ha attorno fanno: il loro modo di parlare, di camminare, la loro postura. Tutto quello che è buffo e caratteristico, lo impressiona.

A 16 anni partecipa come doppiatore ad un album di fiabe per bambini, e con il compenso di quel lavoro si trasferisce a Milano per studiare all’Accademia di Arti Filodrammatiche. L’esperienza, però, è fallimentare: a causa delle sua forte inflessione romana, viene espulso. Paradossale: una delle caratteristiche che lo renderà più popolare, lo intralcia.

Nel 1937, non dandosi per vinto, Sordi comincia a lavorare come comparsa a Cinecittà, continuando al contempo la carriera di doppiatore (diventerà celebre come doppiatore di Oliver Hardy, del duo comico Stanlio e Olio). Dopodiché, Sordi si dedica alla radio, diventando un conduttore umoristico di fama nazionale.

Al cinema fino all’inizio degli anni Cinquanta non ottiene grandi successi: nel 1952, però, partecipa al film di Federico FelliniLo sceicco bianco”.

Il successo è enorme, e viene replicato da un’altra celebre collaborazione con Fellini: “I Vitelloni“, del 1953. Nel giro di pochi anni, Sordi gira alcuni film che lo rendono l’attore italiano più famoso del momento: “Un giorno in pretura” (1953), “Un americano a Roma” (1954) e “Piccola posta (1955).

Sordi è il simbolo dell’italiano medio: un ragazzo di borgata simpatico e guascone, con una mimica irresistibile. Alla fine degli anni Cinquanta, però, questa figura comincia ad stargli stretta, tanto che gli anni Sessanta sono segnati da film con una vena più seria—a partire da “La grande guerra“, diretto da Monicelli nel 1959. L’attore conferma così di essere un interprete versatile, capace di calarsi anche in ruoli drammatici. Ne sono un esempio lavori come “Tutti a casa“, “Una vita difficile”, e “Detenuto in attesa di giudizio“.

Dopo un periodo non troppo fruttuoso come regista, Sordi torna alla commedia all’inizio degli anni Ottanta, con Il Marchese del Grillo“: ennesimo successo di pubblico e critica. Infine, ha anche modo di lavorare con una nuova promessa della commedia italiana, Carlo Verdone, in In Viaggio Con papà“, film del 1982.

Si spegne la sera del 24 febbraio 2003 all’età di 82 anni: simbolo dell’Italia del Dopoguerra, e del grande cinema della commedia all’italiana.

Immagini: Copertina