Alcune curiosità che forse non conosci su George Orwell

Alcune curiosità che forse non conosci su George Orwell

A parlare per gli scrittori ci sono sempre, prima di tutto, le opere. Sono i romanzi, le poesie o i racconti che testimoniano la profondità di spirito, l’accortezza dello sguardo, il genio di un artista della scrittura.

Il libro però è soltanto il risultato finale di un processo creativo, biografico, esistenziale molto lungo. Il travaglio che porta alla sua realizzazione, i tic e le abitudini, sono fattori che interessano non soltanto i lettori forti.

Oggi vogliamo parlarti di George Orwell, lo scrittore, giornalista e saggista britannico, conosciuto soprattutto per il romanzo distopico 1984 La fattoria degli animali. Molte curiosità, raccolte dalla sua ricca biografia, lo riguardano: vediamone qualcuna. È un modo per celebrare anche uno dei suoi più appassionati studiosi e traduttori italiani, Guido Bulla, scomparso di recente.

Partiamo innanzitutto dallo pseudonimo scelto. Eric Arthur Blair scelse “George” in memoria del santo patrono dell’Inghilterra e il fiume Orwell cui era molto legato durante la sua permanenza nel Suffolk.

Durante la sua esperienza giovanile in Birmania, prima di dedicarsi completamente alla scrittura, lo scrittore pare avesse imparato a parlare fluentemente la lingua locale e in segno di vicinanza si fece tatuare sulle mani un punto blu su ogni nocca, simbolo di protezione.

L’espressione “Guerra Fredda” è stata usata per la prima volta, nel 1945, da Orwell mentre rifletteva sulle conseguenze di una bomba atomica, in cui preconizzava uno scenario storico con qualche anno di anticipo.

Tra il 1936 e il ’37 Orwell prese parte alla guerra civile spagnola contro le forze nazionaliste di Franco. Insieme al gruppo della milizia del POUM Orwell si trovava nei pressi di Huesca, in Aragona, in prima linea nelle azioni militari. Durante una di queste lo scrittore venne colpito da un proiettile alla gola, ma per una questione di millimetri si salvò. Un soldato americano, Harry Milton che si trovava lì nella zona racconta così l’aneddoto: “Ho sentito il vento di un proiettile passarmi di striscio e poi ho visto Orwell davanti a me cadere a terra”. Milton racconta di avergli prestato un primo soccorsofermando l’emorragia“. Un aiuto che si rivelerà di vitale importanza nell’attesa di essere portato in ospedale. Un’esperienza straordinaria che andò ad arricchire le pagine del suo libro Omaggio alla Catalogna. A dimostrarci una volta di più che vita e opere possono essere strettamente legate.

Immagine via YouTube