Alda Merini, guida a una delle poetesse italiane più amate di sempre

Alda Merini, guida a una delle poetesse italiane più amate di sempre

La letteratura italiana è sempre stata ricca di grandi talenti, sia nella prosa che nella poesia. Scrittori e scrittrici che con il loro lavoro sono riusciti a lasciare un segno non soltanto nel linguaggio, ma anche nel costume di questo Paese. E uno degli esempi più lampanti è quello della poetessa Alda Merini.

Accanto alla sua grande produzione, una delle più ammirabili nella poesia italiana della seconda metà del Novecento, Alda Merini ha affiancato un’esperienza di vita estremamente dolorosa. I suoi trascorsi di malattia mentale, e le dure esperienze che ha dovuto vivere in manicomio—trasferiti poi nelle sue poesie—sono importanti anche per raccontare un lato e un periodo storico dell’Italia che per lungo tempo è stato nascosto.

Nata a Milano il 21 marzo 1931, da una famiglia di estrazione proletaria, dell’infanzia di Alda si sa poco: il suo nucleo familiare non aveva nessun tipo di influsso artistico, e i legami con la famiglia sono noti soltanto da quanto traspare da alcuni dei suoi lavori.

In qualche modo, però, Merini si avvicina alla poesia, che diventerà il suo grande amore, e a soli 15 anni comincia a comporre le prime opere. Grazie alla conoscenza di Giacinto Spagnoletti, presentatole da una sua professoressa, comincia a pubblicare i primi lavori su alcune riviste sperimentali. In questo periodo, poi, cominciano anche le prime crisi, che costringono la famiglia a mandarla in un istituto psichiatrico: ne esce dopo un mese, con una diagnosi di bipolarismo.

Incoraggiata da varie amicizie letterarie, però—fra cui quella di Eugenio Montale—Merini continua a comporre poesie, e nel 1953 riesce a pubblicare la sua prima raccolta, La Presenza di Orfeo. L’opera, nonostante la giovane età dell’autrice, è contraddistinta da un’estrema profondità delle tematiche, e da una incredibile sensibilità per la musicalità del linguaggio. I testi della giovane poetessa, poi, sono caratterizzati da una vena mistica che li contraddistingue nel panorama letterario italiano.

L’ottima accoglienza che la sua prima opera suscita nel mondo letterario italiano, spinge Merini a dedicarsi totalmente alla sua vocazione: nel corso degli anni Cinquanta escono infatti quattro raccolte: Paura di DioNozze romane, La pazza della porta accantoTu sei Pietro. La poesia di Merini si contraddistingue per un’inflessione molto peculiare: Alda è una donna libera, che riesce con le parole a trasmettere il grande amore che nutre per la vita, e allo stesso tempo a descrivere con estrema semplicità e precisione il dolore che attraversa, a causa dei suoi disturbi.

Nel 1962, però, le sue condizioni peggiorano, e i familiari la costringono a una lunghissima degenza nell’ospedale psichiatrico Paolo Pini. In questo periodo storico l’Italia è un paese arretrato dal punto di vista della sanità mentale: i manicomi sono luoghi orribili, in cui le pazienti vivono una vita isolata e solitaria, completamente abbandonate a se stesse.

La poetessa durante questo lungo periodo cessa ogni attività letteraria: l’esperienza del manicomio è totalizzante e stravolgente, e segnerà in modo indelebile sia la vita che l’opera futura della donna. Alda Merini viene dimessa ufficialmente nel 1972—anche se non mancheranno episodi di transizione, con altri periodi di ricovero—ma ritorna a scrivere solo nel 1979.

Il mondo letterario l’ha quasi completamente dimenticata, ma la poetessa torna con una raccolta che rappresenta uno dei suoi lavori più riusciti: La Terra Santa. Dopo essersi cimentata con il suo primo libro in prosa, L’altra verità. Diario di una diversa, in cui racconta le impressioni che l’hanno segnata durante il periodo del manicomio, la poetessa entra in una fase estremamente prolifica della sua carriera. Escono infatti le raccolte Fogli bianchi (1987), Testamento (1988) anche se in questi anni la poetessa lavora a molte delle poesie che confluiranno nella raccolta La volpe e il sipario, uscita nel 1997.

In questa fase inaugura un aspetto ancora non del tutto svelato della sua produzione: la capacità di raccontare, attraverso le parole, la dicotomia aspra e allo stesso tempo dolce dell’amore. I sentimenti che sono in grado di trasmettere le poesie di Alda Merini non sono mai facili e indolori: i suoi sono amori sofferti, contraddittori, combattuti. L’esperienza del manicomio è fortemente legata a questo immaginario: tutto l’isolamento subito, tutte le emozioni negate, sfociano in un bisogno di espressione che trabocca dai suoi versi.

Gli anni Novanta sono un periodo estremamente felice per la poetessa: escono le raccolte Il tormento delle figureLe parole di Alda MeriniVuoto d’amoreIpotenusa d’amoreLa vita facile. Ormai Alda Merini è la poetessa vivente più famosa e apprezzata d’Italia: i suoi lavori vengono musicati da vari artisti, fra cui Roberto Vecchioni, e la sua storia comincia a essere nota in tutta Italia, mettendo finalmente a nudo il dramma dei manicomi italiani.

L’ultima parte della carriera della poetessa è contraddistinta da un ritorno al misticismo giovanile: le raccolte pubblicate durante gli anni Duemila assomigliano molto ai primi lavori della poetessa, che finalmente è riuscita a prendere una distanza più posata rispetto all’esperienza del manicomio. Raccolte come Magnificat, un incontro con Maria (2002), Poema della Croce (2005), e Mistica d’amore (2008) testimoniano bene quest’ultima fase.

Alda Merini si spegne il 1 novembre 2009, in seguito a una grave malattia. I funerali vengono celebrati nel Duomo di Milano, con migliaia di lettori accorsi a omaggiare una delle poetesse italiane più importanti di sempre.

Immagini: Copertina