Il grande amore di Neruda per Matilde raccontato nelle sue poesie e nelle lettere

Il grande amore di Neruda per Matilde raccontato nelle sue poesie e nelle lettere

24 anni. Tanto è durato l’ultimo e intenso amore di Pablo Neruda. Un amore nato grazie ad un colpo di fulmine. Lei è Matilde Urrutia 34 anni, lui ne ha 42 e si incontrano per la prima volta a Santiago del Cile ma in quell’occasione c’è solo un gioco di sguardi. Si ritrovano tre anni dopo a Città del Messico e da lì inizia una grande storia d’amore che dura per molti anni. Ben 24 appunto.

Lei è una donna libera e indipendente, cantante e artista che gira il mondo con i suoi spettacoli. Lui, Neruda, il grande poeta incensato e comunista, sposato in seconde nozze con Delia del Carril, pittrice argentina, di vent’anni più grande di lui, viene stregato da quella chioma rossa che valse a Matilde il soprannome di Chasca (arruffata), nelle centinaia di lettere che Neruda le avrebbe indirizzato fino alla sua morte.

Le lettere di Pablo Neruda a Matilde Urrutia

Sono molte le lettere segrete – come racconta un articolo de Il Corriere – che il poeta, ancora sposato, inviava a Matilde. Tra un incontro e l’altro, da un paese all’altro, viaggiavano queste parole d’amore contribuendo ad alimentare il più longevo degli amori di Neruda. Nel 1954, durante un convegno di scrittori sovietici a Stoccolma, Neruda per esempio scriveva:

La tua unica lettera nel portafoglio non voglio stracciarla, la leggo nei momenti più curiosi. Però anche se il tuo cuore è ingiusto, voglio che funzioni la tua testa. Non devo scriverti da qui. Il tuo Tuo.

Le poesie d’amore di Neruda dedicate a Matilde

Si sposano con rito religioso solo nel 1966 quando muore la prima moglie di Neruda, Maryka Antonieta Hagenaar. Neruda e Matilde, prima del matrimonio religioso, si sposano civilmente nel 1952, a Capri, dove rimangono per alcuni mesi. Il periodo nell’isola campana segna un periodo carico di amore e fermento poetico, come ci indica questa poesia, ricca di tensione erotica

Nuda sei semplice come una delle tue mani,
liscia, terrestre, minima, rotonda, trasparente,
hai linee di luna, strade di mela,
nuda sei sottile come il grano nudo.
Nuda sei azzurra come la notte a Cuba,
hai rampicanti e stelle nei tuoi capelli,
nuda sei enorme e gialla
come l’estate in una chiesa d’oro.
Nuda sei piccola come una delle tue unghie,
curva, sottile, rosea finché nasce il giorno
e t’addentri nel sotterraneo del mondo.
come in una lunga galleria di vestiti e di lavori:
la tua chiarezza si spegne, si veste, si sfoglia
e di nuovo torna a essere una mano nuda.

Le condizioni di salute di Neruda però sono precarie, tanto che il clima di Capri dovrebbe ritemprarlo. Lì compone questa poesia, dedicata alla sua Matilde.

Se tu mi dimentichi
Voglio che tu sappia
una cosa.
Tu sai com’è questa cosa:
se guardo
la luna di cristallo, il ramo rosso
del lento autunno alla mia finestra,
se tocco
vicino al fuoco
l’impalpabile cenere
o il rugoso corpo della legna,
tutto mi conduce a te,
come se tutto ciò che esiste,
aromi, luce, metalli,
fossero piccole navi che vanno
verso le tue isole che m’attendono.
Orbene,
se a poco a poco cessi di amarmi
cesserò d’amarti poco a poco.
Se d’improvviso
mi dimentichi,
non cercarmi,
ché già ti avrò dimenticata.
Se consideri lungo e pazzo
il vento di bandiere
che passa per la mia vita
e ti decidi
a lasciarmi sulla riva
del cuore in cui ho le radici,
pensa
che in quel giorno,
in quell’ora,
leverò in alto le braccia
e le mie radici usciranno
a cercare nuova terra.
Ma
se ogni giorno,
ogni ora
senti che a me sei destinata
con dolcezza implacabile.
Se ogni giorno sale
alle tue labbra un fiore a cercarmi,
ahi, amore mio, ahi mia,
in me tutto quel fuoco si ripete,
in me nulla si spegne né si dimentica,
il mio amore si nutre del tuo amore, amata,
e finché tu vivrai starà tra le tue braccia
senza uscire dalle mie.

E ancora:

Non t’amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t’amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, tra l’ombra e l’anima.

T’amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.

T’amo senza sapere come, né quando, né da dove,
t’amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti

che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.

In Argentina all’inizio degli anni ’50 si stava affermando con sempre maggior forza la dittatura di Gabriel González Videla. Neruda subisce censure e persecuzioni politiche, e si trova costretto ad espatriare a causa della sua opposizione al governo autoritario di Gabriel González Videla. Viaggia per l’Europa e il centro America. A Napoli, nel 1952, Neruda viene arrestato per le pressioni del presidente Videla, che aveva condannato il poeta all’esilio e pretendeva l’espulsione da tutti i paesi dell’Europa occidentale.

Il poeta in quella triste occasione scrive subito a Matilde:

Amore mio, non soffrire, non temere, la mia vita l’ho scelta io e l’ho scelta anche per te.

Una favola destinata a concludersi con la morte di Neruda, il 12 Luglio 1972. Nove mesi prima aveva vinto il premio Nobel. Matilde fino all’ultimo non si tira indietro nel dimostrare il suo amore e così il giorno della morte del poeta, è con lui a vegliarlo nella casa Chascona che aveva suggellato il loro intenso amore.

E vogliamo concludere con queste bellissime parole di Neruda per Matilde, la sua regina:

Io ti ho nominato regina.
Ve n’è di più alte di te, di più alte.
Ve n’è di più pure di te, di più pure.
Ve n’è di più belle di te, di più belle.
Ma tu sei la regina.
Quando vai per le strade
nessuno ti riconosce
Nessuno vede la tua corona di cristallo, nessuno guarda
il tappeto d’oro rosso
che calpesti dove passi,
il tappeto che non esiste.
E quando t’affacci
tutti i fiumi risuonano
nel mio corpo, scuotono
il cielo le campane,
e un inno empie il mondo.
Tu sola ed io
tu sola ed io, amor mio,
lo udiamo.

Per approfondire: ti abbiamo fatto leggere qualche estratto delle poesie di Pablo Neruda dedicate al suo grande amore. Questo è il volume completo con tutte le poesie dedicate alla terza moglie Matilde, Cento Sonetti d’amoreQuesto è invece il libro delle memorie che Matilde ha scritto ricordando il poeta: La mia vita con Pablo Neruda, pubblicato postumo nel 1986. Mentre qui puoi ascoltare un’emozionante poesia, recitata da Carla Signoris nel programma RAI Lessico Amoroso. E infine, se non l’hai ancora visto, l’indimenticabile film con Massimo Troisi, alla sua ultima apparizione prima della morte, Il Postino di Michael Radford, del 1994, con Massimo Troisi nel ruolo di Mario Ruoppolo e Philippe Noiret nel ruolo di Pablo Neruda. Intensa e delicata storia sui giorni di esilio di Neruda su un’isola del sud Italia.

Copertina: Photo by Hulton Archive/Getty Images