Curiosità e intelligenza contro le opinioni dominanti: a lezione da Anassimandro

Curiosità e intelligenza contro le opinioni dominanti: a lezione da Anassimandro

Come sappiamo, la nascita della filosofia va collocata a Mileto. Una piccola città della Ionia—in Asia Minore, oggi in Turchia—e un centro costiero fiorente, quando, fra VII e VI secolo a.C, i tre filosofi milesi Talete, Anassimandro, e Anassimene cercarono per primi di pensare il principio e la radice di tutte le cose del mondo.

In particolare, la straordinaria figura di Anassimandro—l’astronomo, il geografo, il fisico e il filosofo autore della prima “carta” della terra poi riprodotta da Ecateo, e del più antico testo filosofico giunto fino a noi—e gli esiti della sua ricerca, altrettanto straordinari se collocati nella giusta prospettiva, hanno ancora molto da dirci e molto da insegnarci oggi. Benché i convincimenti dell’antico greco poi rivelatisi corretti possano apparire ovvi ai nostri occhi.

Ne è convinto Carlo Rovelli, che ha dedicato ad Anassimandro pagine divulgative molto belle. Invitando il lettore a considerare quanto audaci e “deflagranti”, sebbene entro un ambito di “scienza” che non pretendeva esperimenti e prove matematiche, siano state le intuizioni scientifiche e il modello cosmologico del filosofo, contrapposte a una “visione del mondo”, a lui contemporanea, per cui il mito era l’origine del sapere, e gli eventi terreni erano correlati alle manifestazioni celesti, nonché soggetti alle epifanie e all’intervento degli dèi olimpici.

Kýlix (coppa) laconica con Prometeo e Atlante, Musei Vaticani. La terra su cui poggiano i due titani, sorretta da una colonna dorica, e il cielo che la circonda, sorretto da Atlante, sembrano richiamare le concezioni di Anassimandro. Via

Kýlix (coppa) laconica con Prometeo e Atlante, Musei Vaticani. La terra su cui poggiano i due titani, sorretta da una colonna dorica, e il cielo che la circonda, sorretto da Atlante, sembrano richiamare le concezioni di Anassimandro (vedi sotto). Via

Anassimandro, il primo “che aprì le porte della natura”

Della vita di Anassimandro (610-546 a.C.) non si sa nulla. Tranne che fu molto stimato. Che viaggiò molto. Compilò la prima carta—pinax—dell’ecumene. Introdusse (forse) l’uso dello gnomone nella civiltà greca—il che portò alcuni ad attribuirgli la prima misurazione dell’inclinazione dell’eclittica. E che scrisse un’opera “sulla natura” in prosa (altra novità. Di cui ci resta solo un frammento, tramandato da Simplicio).

Alcune intuizioni attribuite ad Anassimandro sono davvero sorprendenti. Egli infatti, teso a fornire una spiegazione naturalistica delle cose, reputava ad esempio che la vita fosse nata nel mare, connettendo l’evoluzione delle prime specie viventi, marine, a mutamenti climatici, che avrebbero portato poi a un adattamento degli esseri alla vita fuori dell’acqua.

Sosteneva inoltre che l’acqua piovana si dovesse all’evaporazione dell’acqua dei fiumi e dei mari causata dal calore del sole, e che il vapore acqueo fosse trasportato dai venti e dalle correnti d’aria: inutile ricordare che il ciclo idrologico, 25 secoli fa, non veniva spiegato a scuola.

Ma c’è un’altra fondamentale ragione per cui Plinio scrisse che Anassimandro, come si tramandava, era stato il primo ad aprire le porte della natura, ed è la sua concezione del cosmo.

La “rivoluzione scientifica” di Anassimandro

L’immagine del cosmo pensata da Anassimandro è il suo più noto lascito al pensiero scientifico. Anassimandro comprese che la terra è un corpo galleggiante nello spazio, non poggia su nulla, e il cielo non ne è semplicemente il “soffitto”, perché si trova ovunque intorno a essa, anche “sotto”. Un sistema geocentrico, come confermerà Aristotele nel De caelo, in cui la Terrà sta li senza cadere perché domina il sistema, e tutto ciò che cade verso “il basso”, cade  verso di essa.

Giudicando rudimentale il sistema di Anassimandro solo perché egli considerava la terra non uno sferoide bensì una cosa di forma cilindrica—e perché immaginava sole e luna mossi da enormi ruote ripiene di fuoco—sbaglieremmo grossolanamente, secondo Rovelli. La sua intuizione resta molto importante, paragonabile alle rivoluzioni scientifiche successive, compresa quella di Einstein. E del resto Karl Popper in Congetture e confutazioni l’ha definita così:

una delle più coraggiose, più rivoluzionarie, più portentose idee nella storia del pensiero umano.

L’oscuro frammento di Anassimandro: la nascita della filosofia

Anassimandro è stato il filosofo che ha pensato l’arché, il principio—a differenza di Talete, che lo identificava con l’elemento acqua—come apeiron, che letteralmente vuol dire illimitato. Materia indistinta, disponibile a determinazioni. Da essa si separarono il freddo e il caldo. E dai contrari, fuoriusciti dall’apeiròn, provengono a loro volta tutte le cose, che nei contrari si estinguono. A regolare questo processo è la necessità: le cose, limitantesi a vicenda, hanno anche vita limitata, e andranno incontro alla distruzione secondo l’ordine del tempo, che stabilisce l’alternanza dei contrari. È il celebre Frammento di Anassimandro, il più antico testo filosofico a noi giunto.

Ciò da cui proviene la generazione delle cose che sono, peraltro, è ciò verso cui si sviluppa anche la rovina, secondo necessità: le cose che sono, infatti, pagano l’una all’altra la pena e l’e­spiazione dell’ingiustizia, secondo l’ordine del tempo.

Il breve testo, che sia letterale o parafrasi del libro “sulla natura” di Anassimandro, è stato commentato e interpretato da filosofi moderni come Bertrand Russell, Nietzsche, e Heidegger. E mostra, come i frammenti di Eraclito, contatti con l’orfismo.

Il sano scetticismo di Anassimandro

Ciò che rende particolarmente accigliato—ma anche suggestivo—questo frammento è l’allusione all’ingiustizia. Cosa vuol dire qui “ingiustizia”? E dove si trova? Forse nel contrasto fra il limite delle cose e la natura indeterminata dell’apèiron. Nel “decreto” del tempo, che colloca le cose su un piano che si oppone a quello dell’arché. Quindi, in definitiva, ingiusta è la nascita, l’entrata nelle cose. Quale che sia la risposta, l’intero passo sembra aver dato “il la” a tutta la speculazione occidentale sull’essere.

Un altro dei tanti meriti di Anassimandro, che, come osservato ancora da Rovelli, è stato fra i primi a cercare di comprendere le cause dei fenomeni e le loro concatenazioni “senza fare ricorso al capriccio degli dèi”. E forse la chiave di questo atteggiamento è un sano scetticismo rispetto alle spiegazioni comuni della propria epoca.

Qui trovi il libro di Carlo Rovelli Che cos’è la scienza. La rivoluzione di Anassimandro. 

Immagini: Copertina