Chi era Andrea Pazienza, ritratto del

Chi era Andrea Pazienza, ritratto del "Mozart del fumetto"

“Mi chiamo Andrea Michele Vincenzo Ciro Pazienza, ho ventiquattro anni […] disegno da quando avevo diciotto mesi, so disegnare qualsiasi cosa in qualunque modo, da undici anni vivo da solo […] Mi rado ogni tre giorni, mi lavo spessissimo i capelli e d’inverno porto sempre guanti […] Dal ’76 pubblico su alcune riviste. Disegno poco e controvoglia. Sono comproprietario del mensile ‘Frigidaire’. Mio padre, anche lui svogliatissimo, è il più notevole acquarellista ch’io conosca. Io sono il più bravo disegnatore vivente […] Morirò il sei gennaio 1984.”

Questa breve, ironica e stralunata autobiografia di “Paz” è il primo passo, chiaro e semplice, per cercare di afferrare qualcosa della sua personalità complessa. È stato definito il “Mozart del fumetto“, e le sue vignette dei “capolavori della letteratura disegnata“. In effetti nelle tavole di Pazienza non esiste confine tra letteratura, fumetto e pittura.

“Si dovrebbe entrare nel merito di cosa è il fumetto, che cosa è l’arte, se ci sono differenze. Chi se ne frega che cosa è e cosa non è, l’importante è, leggendo una storia, se ne rimani emozionato, condizionato o meno.”

I suoi lavori, anche leggendoli a distanza di anni, sanno ancora farci morire dal ridere, agitarci, farci piangere, immalinconirci, disperarci e meravigliarci. Nelle sue storie le emozioni non vengono mai “filtrare” ma amplificate. Come lui stesso amava dire: “La pazienza ha un limite, Pazienza no!”

“Ci sono storie che […] nel momento in cui le leggi ti senti trasportato in una specie di vagone nel quale entri e poi il treno va. Oppure viceversa tu compri il biglietto e poi ti annunciano che il treno viaggia con sei ore di ritardo e rimani alla stazione come un cretino e non parti mai”. Ecco, riuscire a salire su quel primo treno con Pazienza diventa un’esperienza indimenticabile.

Andrea nasce a San Benedetto del Tronto, il 23 maggio 1956. Passa l’infanzia a San Severo, un paese in Puglia. Sono questi i due luoghi principali nei quali inizia a formarsi. Il padre è un pittore e sarà lui, appena scoperta l’inclinazione artistica del figlio, a fornirgli matite e pennelli. È bene precisare fin da subito che Andrea ci terrà sempre a respingere le critiche che giudicano la sua bravura sulla base di un riduttivo “dono di natura”.

A 13 anni si trasferisce a Pescara e frequenta lo stesso liceo artistico di Tanino Liberatore, altro mostro sacro del fumetto italiano, e i due diventano amici. Negli anni del liceo partecipa sempre più spesso alle attività del Laboratorio d’arte “Convergenze”. L’ultimo anno di liceo inizia a esporre lì i suoi quadri. Si trasferisce a Bologna e si iscrive al DAMS. La città è il luogo decisivo per trovare l’ispirazione per i suoi fumetti più noti.

La rivista Alter Alter, nel 1977, pubblica la sua prima storia a fumetti: Le straordinarie avventure di Pentothal. Il grande fumettista Hugo Pratt resta senza parole davanti a quell’opera di un autore semi-sconosciuto. È un fumetto esplosivo.

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Sorprende il virtuosismo del tratto, la struttura formalmente dadaista e la sincerità e la schiettezza (Pentothal potrebbe essere il suo alter ego) nel modo di raccontare una storia.

Le straordinarie avventure di Pentothal descrive, per usare le parole di Luca Boschi, “in modo visionario i disagi che preludono al marzo 1977 vissuti a Bologna, fra lezioni all’università, mense, scontri…

A quel punto Pazienza è un nome noto che compare in sempre più riviste, come “Il Male” (in cui disegna vignette satiriche con protagonista il Presidente della Repubblica Sandro Pertini, con “umorismo nient’affatto convenzionale, in bilico tra il cabaret e lo studio sociologico) e “Frigidaire” (una delle riviste più significative del secolo scorso); collaborando anche con “Cuore“, “Corto Maltese“, “Cannibale” (insieme a Stefano Tamburini, Massimo Mattioli e Filippo Scozzari, immortalati nella foto qui sotto), “Alter Alter” e “Comic Art” (dove chiude la sua carriera, nel 1988, con una storia abbozzata a matita). Notevole il suo contributo anche suoi giornali nazionali: come a La Repubblica e l’Unità.

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Pazienza viene richiesto, molto presto, anche per altri media: disegna manifesti per il cinema (La città delle donne di Fellini e Lontano da dove di Casini e Marciano); scenografie (ad esempio, per lo spettacolo The Toilet, di LeRoi Jones messo in scena da Gian Franco Zanetti); costumi e abiti per stilisti, cartoni animati e copertine di dischi (per Roberto Vecchioni e Claudio Lolli).

Per quanto la parentesi artistica di Pazienza sia stata breve, seguire il filo dei suoi lavori nelle varie riviste dà un quadro indicativo della sua evoluzione espressiva. Se all’inizio i suoi lavori appaiono più sereni, quasi scanzonati, in seguito diventano liberi, esplosivi e virtuosi, fino a quando non si fanno più tesidrammatici.

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Una chiave per comprendere la grandezza di Pazienza è fare attenzione alla molteplicità degli stili che convivono all’interno di una singola vignetta, o di un fumetto. Virtuoso sì, ma mai fine a se stesso. Nella stessa vignetta si possono trovare personaggi disegnati come caricature (con i nasi grossi e le facce aguzze) insieme a uomini e donne estremamente realistici: a un preciso tratto corrisponde il carattere del personaggio.

Tra le fonti di ispirazione pittorica di Pazienza ci sono Rembrandt, i futuristi, alcuni dada (“sapevo a memoria il manifesto di Tristan Tzara“), poi Caravaggio e Canaletto. Ma in lui anche le altre forme artistiche trovano spazio, come la musica: “Freddy Mercury, perché rock è tutto... vorrei essere la corda tesa di una chitarra, essere la corda che vibra in un grande concerto. Vorrei essere la chitarra di Keith Richards. No! Vorrei essere Sid Vicious, che vado dicendo!”

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Dopo Pentothal, un altro personaggio fondamentale delle sue storie è Zanardi. Nel 1981, iniziano a comparire le avventure del “duro”, “cinico”, “opportunista” Zanna, insieme ai suoi amici Colasanti e Petrilli. Su “Frigidaire” nascono alcuni capolavori come Giallo scolastico e Verde matematico. Una delle sue opere più riuscite è “Zanardi. La prima delle tre”.

Nel 1984, si trasferisce a Montepulciano, dopo si mette all’opera del fumetto più drammatico e cupo della sua vita: Gli ultimi giorni di Pompeo. Un’opera struggente sul tema della tossicodipendenza. Alcune tavole, uscite su “Alter Alter”, vengono censurate da Milano Libri perché troppo scomode per la sua pubblicazione.

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La particolarità tecnica di questo fumetto consiste nell’essere scritto anche su foglietti volanti a quadretti, strappati da un bloc notes quando la carta da disegno mancava. Un modo incredibile per mostrare l’urgenza di raccontare. È un’opera drammatica ma catartica che inaugura una nuova parentesi della sua vita: nel giugno del 1985, incontra Marina Comandini che l’anno dopo diventa sua moglie.

Al termine di Pompeo, per certi versi tristemente autobiografico, Pazienza scrive una conclusione che sa di malinconico presagio: “Cari Voi che mi avete seguito sin qui. Così finisce l’ultima puntata di Pompeo e presumo anche un lungo capitolo della mia vita […] S’era aperto “fumettisticamente” nel ’77 con Pentothal (del quale Pompeo è forse l’alter ego invecchiato) e, tra alti e bassi, si chiude adesso, nove anni dopo”. Pazienza, in circostanze mai rese pubbliche (forse ucciso da un’overdose di eroina), muore nel giugno del 1988, a 32 anni.

Nella prefazione a Pompeo di Vincenzo Mollica (suo grande amico), del 1987, si legge: “Andrea in questo libro ha raccontato un inferno, che è poi l’inferno di migliaia di giovani che non hanno voce e spesso sono rappresentati solo da una cifra statistica. Pompeo è un libro che fa male […] un delirio raccontato fuori dagli schemi usuali, è una follia che diventa tangibile”.

Il modo migliore per conoscere Andrea Pazienza è leggere i suoi fumetti: Gli ultimi giorni di Pompeo, Zanardi. La prima delle tre ecc. Purtroppo non è semplice trovarli, consigliamo quindi di cercare nelle fumetterie più fornite che vendono anche materiale usato. Un ottimo libro introduttivo all’artista è “Paz. Scritti, disegni, fumetti” edito da Einaudi. Interessante anche il film “Paz” del 2002, diretto da Renato De Maria, tratto dai suoi fumetti.

Immagini via Flickr e Wikipedia