Chi è stato Andrej Tarkovskij, il ritratto di un regista geniale

Chi è stato Andrej Tarkovskij, il ritratto di un regista geniale

Andrej Arsen’evic Tarkovskij è stato uno dei più grandi registi russi della storia del cinema. I suoi film, girati soprattutto negli anni settanta, sono ancora oggi riconosciuti come un patrimonio artistico per tutti gli appassionati. L’infanzia di Ivan, Andrej Rublëv, Solaris, Lo specchio, Stalker, Nostalghia e Sacrificio. Sette film, a loro modo, unici.

Fino al 31 luglio, a Firenze, avrai la possibilità di ammirare una mostra dedicata a uno dei suoi capolavori. In programma al Centro delle Arti dello Spettacolo potrai assistere a Un nuovo volo su Solaris. Un omaggio al film del ’72 che viene “rivisto” attraverso le opere pittoriche, grafiche e scultoree di artisti russi che lo hanno ispirato e ne sono stati influenzati.

“L’idea”, ha spiegato Pippo Zeffirelli, vicepresidente della fondazione che porta il suo nome e che ha curato la mostra:

È quella di collocare un’installazione futuristica che ricordi la navicella spaziale del film ”Solaris”, dotata di 22 schermi per la proiezione di video e materiali fotografici e cinematografici unici. Saranno presenti, inoltre, 32 quadri e 2 sculture di artisti russi non riconosciuti.

Sul sito Firenze spettacolo trovi tutte le informazioni su orari e costi del biglietto. Per prepararti a questo evento abbiamo deciso di regalarti questo ritratto che ripercorre le tappe fondamentali dell’arte e della vita di Tarkovskij.

“La mia infanzia me la ricordo bene”

Tarkovskij nasce nel 1932 in un piccolo villaggio sulle rive del Volga. Figlio di un uomo di lettere—un poeta—e di una correttrice di bozze. Il bellissimo e viscerale rapporto con la madre è il contrario del legame paterno. Frutto, quest’ultimo, di continue incomprensioni.

La mia infanzia me la ricordo bene perché è stato il periodo più importante della mia vita, quello che ha fissato le emozioni che hanno successivamente preso corpo nel periodo adulto. È quel momento nella vita dell’uomo che ne determina tutto il suo futuro.

Studia arabo e si appassiona alla geologia. Nella taiga siberiana Andrej scopre una profonda spiritualità, seguendo gli insegnamenti della madre, molto devota.

La scuola di cinematografia

Nel 1956, dopo esperimenti falliti in un ambiente accademico dominato da un ateismo di stampo stalinista, si iscrive alla scuola superiore di cinematografia. Uno dei suoi maestri, al quale resterà legato per tutta la vita, è Michail Romm, che aiuterà il talento di Tarkovskij a uscir fuori.

Il suo primo corto è tratto da “Gli uccisori”, un racconto di Ernest Hemingway. Le prime opere, seppur scolastiche, mettono in mostra un certo sguardo originale. Che si mostra soprattutto in alcune soluzioni registiche. Si vedono gli elementi che già prefigurano il suo stile. Gli specchi e l’acqua.

L’acqua dei fiumi, dei ruscelli, mi racconta molte cose. Il mare lo sento estraneo. Non mi fa paura, è una superficie molto monotona. Mi sono più chiare le cose piccole. Lo spazio limitato.

Il primo capolavoro

Il primo lungometraggio è L’infanzia di Ivan. È un progetto precedentemente abortito, che viene affidato al giovane regista russo, che lo rigira da zero. Viene presentato al festival di Venezia del 1962 e vince il Leone d’oro. È un film dove si intrecciano sogni e ricordi che esprimono l’interiorità del protagonista. La fotografia è di stampo espressionista. Il film, molto diverso dal realismo socialista dell’epoca, viene criticato. Non solo in Unione Sovietica. I critici comunisti italiani lo attaccarono per il suo fatalismo. A difenderlo fu Jean-Paul Sartre.

Prima de “L’infanzia di Ivan” non avevo idea di cosa fosse il cinema.

Quelli che verranno dopo, come Andrej Rublëv, intavoleranno un costante conflitto con il regime. Di questa pellicola, i critici gli contestano il carattere onirico. L’universo pagano. Boschi, legno, acqua, luce. Oggi il film è riconosciuto come uno dei più importanti non soltanto della filmografia di Tarkovskij. A quel punto il fenomeno Tarkovskij esplode. La critica lo ama, il pubblico dei festival ne è entusiasta. In patria continua a venir oscurato.

Più il male è presente nel mondo e più ragioni ci sono di creare la bellezza.

Il suo cinema è un incontro affascinante e inesauribile di movimento, di poesia e musica. Tanto da diventare un modello estetico. Un modo di girare che fonde tecnica e magia, e che verrà ripreso da generazioni successive di cineasti.

Gli anni settanta e gli altri capolavori

Nel ’72, ispirato da un romanzo di Stanislaw Lem, esce Solaris. Definirlo un film di fantascienza è certamente riduttivo. Il film è molto di più. Più di come viene presentato in quegli anni dalla stampa occidentale: “La risposta sovietica a 2001: Odissea nello spazio”.

Da noi il film viene brutalmente tagliato e alcune scene arbitrariamente rimontate. Senza il consenso del regista. Il film venne doppiato in maniera disastrosa. Il consiglio è di vederlo nella riedizione del 2001 senza tagli.

Tarkovskij, dopo Solaris, si rimette presto a lavoro per quello che sarà il suo film più personale. Lo specchio, che uscirà nel 1974. Oltre a esibire “un virtuosismo tecnico sconfinato” è molto affascinante. Nel film, afferma il regista, “tutto è vero, tutti gli episodi sono realmente accaduti”.

Il rapporto con il regime si inasprisce. Gli viene impedito di realizzare altri film. Soltanto dal 1978, con un permesso speciale, potrà tornare a girare. Stalker, altro film meraviglioso, tratto dal libro “Picnic sul ciglio della strada” dei fratelli Strugackij. La “Zona” di cui tratta il film (e il libro prima) avrà una fortuna incredibile all’interno del genere horror-fantascientifico.

Una provocazione contro il mondo materiale, una provocazione che corrisponde a un atto di fede.

Gli ultimi capolavori di Tarkovskij

Dopo questa pellicola gli viene impedito, dal regime sovietico, di partecipare al festival di Cannes anche se il film verrà poi presentato a sorpresa. Ottiene il permesso di andare a lavorare all’estero. E lo fa in Italia. La moglie e il figlio devono restare in Russia, come garanzia del suo ritorno.

Proprio in Italia gira Nostalghia, scritto con Tonino Guerra, che esce nel 1983. Il primo film girato fuori dal suo Paese. Del film abbiamo oggi anche un interessante documentario che racconta la ricerca dei luoghi: “Tempo di viaggio“.

L’ultimo film, Sacrificio, Tarkovskij lo gira in Svezia. Grazie all’interessamento di Ingmar Bergman. L’ultimo grande film prima di spegnersi nella notte tra il 28 e il 29 dicembre 1986. Troncando all’improvviso una carriera straordinaria, fatta anche di tanti lavori in sospeso.

Per me la ricchezza non significa niente di speciale. Io voglio vivere una vita molto semplice. La ricchezza è relativa, l’uomo non ne ha bisogno. Ne diventa schiavo.

Per approfondire il genio di Tarkovskij ti consigliamo il libro Scolpire il tempo. Riflessioni sul cinema. Fondamentale per chi volesse conoscere da vicino le opere e anche la vita del genio russo La forma dell’anima. Il cinema e la ricerca dell’assoluto. Su openculture trovi tutti i film online del regista. Sono in versione integrale con i sottotitoli in inglese.

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