Annie Londonderry, la prima donna che fece il giro del mondo in bicicletta

Annie Londonderry, la prima donna che fece il giro del mondo in bicicletta

Un cambio e una pistola. Tutto qui l’equipaggiamento di Annie Cohen Kopchovsky—paladina della parità di genere—quando, inforcata una pesante bicicletta Columbia, un giorno di fine giugno 1894 partì dalla Massachusetts State House diretta verso… neanche lei avrebbe saputo dire davvero verso dove. L’importante era fare il giro del mondo in bicicletta. Vincere una scommessa da 10.000 dollari. Dimostrare qualcosa ai maschi di tutto il mondo.

Soprattutto ai maschi americani, fra questi soprattutto ai bostoniani, e fra questi in particolare ai due borghesi che avevano lanciato un singolare “bando” a fronte di una scommessa: nessuna donna avrebbe potuto eguagliare l’impresa di Thomas Stevens, il primo uomo a fare il giro del mondo in bicicletta nel 1887.

Ebrea, Annie era nata nel 1870 a Riga—la capitale dell’odierna Lettonia—e si era trasferita negli Stati Uniti con la famiglia all’età di 5 anni. Orfana a 17 anni. Sposata a un piazzista a 18. Madre di tre figli entro i 22 anni. Quando partì, nel giugno 1894, ne aveva 23 e pedalava solo da qualche giorno. Perché l’underdog Kopchovsky si sia candidata all’impresa—per la gloria, per i soldi, per avventura, per insofferenza verso il ruolo di moglie e madre—non è chiaro.

Accettò le condizioni: partire senza denaro proprio, guadagnare lungo il percorso 5000 dollari con il lavoro (niente elemosina o mance), completare il giro del mondo in 15 mesi. Quella di Annie, che diventerà un’icona dell’emancipazione femminile, è anche la storia di una valida “imprenditrice di se stessa”. Lo dimostrò già al momento della partenza, come vedremo.

Da Annie Kopchovsky a Annie Londonderry: la prima donna a fare il giro del mondo in bicicletta

Prima di partire, per 100 dollari Annie si offre di pubblicizzare un’acqua minerale, Londonderry Lithia, con un cartello appeso alla bici. E di modificare a scopo promozionale anche il proprio cognomeAnnie Londonderry parte per il giro del mondo.  

Annie impiega ben tre mesi per arrivare a Chicago. Lì, già stanca e demoralizzata, è sul punto di mollare. L’incontro con due oggetti magici determina la ripresa: una bici Sterling, molto più leggera della Columbia, e i bloomers, i pantaloni “alla turca”per donne in uso (moderato) dalla metà del secolo, che alla comodità uniscono una certa carica simbolica—e sono per questo ridicolizzati dalla stampa maschile. Reset, e il viaggio riprende.

Giovò all’improvvisata ciclista il fatto che, benché fosse obbligata a collezionare firme presso le ambasciate come prova, non le era stato imposto un numero minimo di km da percorrere in bicicletta. Annie poté scegliere sempre le vie più brevi, e imbarcarsi frequentemente con bici al seguito. A New York si imbarcò il 24 novembre 1894, arrivò in Normandia, a Le Havre, a dicembre. Pedalando raggiunse Marsiglia nel gennaio 1895: se quando era partita, a Boston, c’erano 500 persone—molte suffragette—ad augurarle buon viaggio, ad attenderla lì ce n’erano molte di più: era una celebrità. Il 20 gennaio salì sul transatlantico Sydney diretta in Oriente.

Passò per il Canale di Suez. Fece diverse fermate in Medio Oriente. Raggiunse infine Singapore. A febbraio era a Saigon. Da lì arrivò fino in Cina, a Port Arthur (Lüshunkou): in piena guerra sino-giapponese. Della sua permanenza in Cina non si sa nulla: lei sostenne di aver attraversato campi di battaglia, di aver pedalato fino in Siberia. Di certo c’è che nel marzo 1895 si imbarcò a Yokohama diretta a San Francisco, e due settimane dopo attraversava il Golden Gate, verso i 10.000 dollari e oltre.

Coraggiosa e scaltra: Annie Londonderry icona dell’emancipazione femminile di fine ‘800.

Annie, “intrepida viaggiatrice”, come la definiva la stampa, fu abile nel farsi pubblicità. E le rampogne di certi giornali, rivolte soprattutto al suo abbigliamento “mascolino”, facevano da cassa di risonanza. Per guadagnare durante il percorso aveva tenuto conferenze nelle varie città, spesso accompagnate da uno slideshow accuratamente predisposto. Si faceva scattare infatti delle foto in posa con cui accompagnare i resoconti delle sue (dis)avventure. Vere o presunte: giacché spesso coloriva, gonfiava, o inventava.

Sulla strada per Marsiglia era stata rapinata da briganti (difatti, vi era giunta con una gamba bendata). Sui campi di battaglia cinesi era stata ferita. A un passo dal traguardo, poco fuori San Francisco, era stata investita violentemente da un carro. Quest’ultimo episodio è vero: Annie raccontò di perdita di conoscenza, trasporto in ospedale e lunga degenza. In realtà, la sera dopo l’incidente già dava una conferenza in una cittadina della California.

Annie si trasferì a New York dopo aver compiuto l’impresa. Iniziò una carriera giornalistica da opinion leader con la firma “The new woman” sul quotidiano New York World. Spiegava, con piglio e a ragion veduta:

Sono una giornalista e una ‘donna nuova’. Vale a dire che credo di essere in grado di fare ogni cosa che gli uomini sono in grado di fare.

Qui un articolo in inglese del pronipote di Annie Londonderry, Peter Zheutlin, che ha scritto anche un libro dedicato alla prima donna che ha fatto il giro del mondo in bicicletta.

Immagini: Copertina