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Tolstoj in Guerra e Pace si "sbagliava": il credo artistico di Anton Cechov

Non permettere alla lingua di oltrepassare il pensiero.

Questa è una celebre citazione di Anton Cechov, uno degli scrittori russi più famosi di tutti i tempi. I suoi racconti e le sue opere teatrali sono annoverati continuamente nelle classifiche compilate dagli scrittori sui più grandi autori di tutti i tempi.

È una frase che sintetizza molto bene il credo letterario di Cechov, che si è sempre contraddistinto come autore dalla prosa chiara e diretta, figlia di una scelta stilistica che mirava alla sostanza del racconto. Lo scrittore russo ha sempre cercato di trasmettere qualcosa di profondo e autentico nei suoi lavori, attraverso una sapiente analisi del mondo e della personalità dei personaggi.

La vita

Nato nella città portuale di Taganrog, il 29 gennaio 1860, Cechov crebbe in una famiglia piuttosto umile. Entrambi i rami familiari provenivano da antenati che si erano emancipati dalla schiavitù della gleba, e le condizioni economiche erano molto problematiche.

Il padre, poi, era un uomo dalla fede religiosa oppressiva e dall’indole violenta. Per tutta l’infanzia di Anton maltrattò i figli e la moglie, e li costrinse ad accompagnarlo a funzioni religiose quotidiane. Nonostante questo pessimo clima familiare, però, i figli potettero studiare.

Una volta diplomato, Anton decise di trasferirsi a Mosca e di iscriversi alla facoltà di medicina. Inizierà quindi una doppia vita: quella di medico, durante il giorno, e quella di scrittore, durante la notte. Come Céline.

Negli anni dell’università aveva scoperto il piacere della letteratura. E mandava continuamente racconti e saggi alle riviste letterarie e umoristiche.

Come dirà poi, la sua vita fu consacrata in egual misura alle due attività: “la medicina è come una moglie, la scrittura come un’amante.”

Durante gli anni Ottanta dell’Ottocento, però, il bello e giovane scrittore decise di intensificare la sua attività. Dedicandosi totalmente, anche sotto consiglio di molti editori che apprezzavano il suo talento per la prosa.

Le opere

Fu così che vennero pubblicati i suoi primi lavori. Da Le fiabe di Melpomene (1884), alla raccolta Racconti variopinti (1886). Primi tentativi seri, che però conservavano già le caratteristiche salienti delle opere principali dell’autore: personaggi semplici ma molto umani, ambientazioni rurali e povere, tinte drammatiche nascoste sotto una coltre di umorismo.

I suoi editori furono entusiasti delle prime uscite, e lo spinsero a dedicarsi sempre di più alla scrittura. Nel decennio successivo, infatti, Cechov produrrà gran parte dei suoi racconti più riusciti. Come ad esempio Miseria (1887), Nel crepuscolo (1887), La steppa (1888), Una storia noiosa (1889), Ladri (1890), Il duello (1891), Il monaco nero (1894), La mia vita (1896), I contadini (1897), Un caso della pratica (1897), L’uomo nell’astuccio (1897), La signora col cagnolino (1898).

Alla scrittura di racconti, poi, si affiancherà anche la produzione teatrale. Dove l’autore russo mette in mostra tutto il suo talento per i dialoghi. Soprattutto in opere come Le nozzePlatonovIl giardino dei ciliegi, Zio Vania.

Lo stile

La caratteristica principale di Cechov come scrittore non fu soltanto la prosa concisa e precisa, o le sue tipiche storie che raccontavano l’anima della società russa. E neanche il suo umorismo elegante e pungente. La caratteristica che lo rende importantissimo fra gli scrittori russi a cavallo fra Ottocento e Novecento è l’intento di dotare la letteratura di valori affidabili.

Cechov, in quanto medico, credeva fermamente che anche i narratori dovessero conoscere il funzionamento della natura. Non si può descrivere in modo accurato il mondo, se si conosce solo superficialmente ciò che vi accade. Uno scrittore deve essere onesto con il lettore, e trasmettergli vera conoscenza.

In una lettera scritta all’editore A.S Suvorin, ad esempio, Cechov criticava il modo in cui Tolstoj aveva descritto la morte del principe Andrej in Guerra e Pace. Ferito da un’esplosione durante la battaglia di Borodino, nel romanzo il principe muore nonostante i soccorsi.

Per Cechov quella scena è inconcepibile: secondo la ricostruzione fornita da Tolstoj, le ferite riportate in battaglia apparivano troppo superficiali a chi conosceva l’anatomia umana.

Se fossi stato sul campo di battaglia al suo fianco, avrei potuto salvarlo.

Scrive provocatoriamente l’autore nella lettera.

Per approfondire questo autore, puoi iniziare dalla raccolta dei suoi Racconti più famosi, o dall’opera teatrale Zio Vania

Immagini: Copertina