L'antonomasia, quando i nomi propri diventano nomi comuni

L'antonomasia, quando i nomi propri diventano nomi comuni

Il centro di Napoli è una babele della storia, un fantastico dedalo di chiese, vicoli e gradoni, ma senza un buon senso dell’orientamento o una guida locale, orientarvisi è una chimera. Chiaro, no? Anche se non abbiamo pronunciato i nomi “caos”, “labirinto”, “illusione”.

Se è possibile, in italiano, che una parola indichi una cosa e anche il suo esatto opposto—è l’enantiosemia—nel caso frequentissimo dell’antonomasia (accento sulla ‘a’) abbiamo invece un movimento in apparenza opposto. Un nome proprio o un nome comune assumono un significato specifico. Tuttavia un significato diverso dal loro significato “normale”.

Che cos’è l’antonomasia?

L’antonomasia è una figura di significato fondamentale e molto antica. Si fonde spesso con altre figure, e consiste, detto approssimativamente, in uno “spostamento” di significato di vari tipi (vedremo quali).

Con l’antonomasia possiamo attribuire a qualcuno le qualità di qualcun altro—che le possiede al massimo grado—chiamandolo col nome proprio di quest’ultimo (un Casanova). Oppure possiamo riferirci a qualcuno o qualcosa con un epiteto che sostituisce il nome proprio. Per quanto riguarda quest’ultimo caso: sappiamo bene chi sono il padre della lingua italiana, il principe delle tenebre, l’eroe dei due mondi. O cosa sono il mare nostro e il Bel Paese (che prima di essere un formaggino, è stata espressione dantesca e petrarchesca per dire Italia).

Oggi, si riconoscono quattro tipi di antonomasia:

  1. Un nome comune sta per nome proprio (il Poeta: Virgilio, Dante, i poeti per antonomasia. Ma anche un amico che vogliamo prendere in giro)
  2. Un nome proprio diventa nome comune (vedi sotto)
  3. Il nome proprio diventa attributo portando con sé le proprietà specifiche (afrodisiaco, stoico, etc)
  4. Un nome proprio sta per un nome proprio (Pinturicchio per Alessandro Del Piero).

Nomi propri che diventano nomi comuni

Quello che ci interessa di più oggi è il secondo tipo, definito antonomasia vossianica dal retore Gerhard Johannes Voss. A questo tipo appartengono molti nomi comuni che usiamo tutti i giorni, a volte senza sapere che un tempo erano nomi propri. Dato che non esiste l’antonomasia per antonomasia, anziché un solo esempio te ne facciamo quindici.

Un anfitrione e un sosia

L’anfitrione è un generoso, ospitale padrone di casa. Da un eroe della mitologia greca e dal protagonista dell’omonima commedia di Plauto, intitolata appunto Amphitruo. Mentre sosia—qualcuno somigliante come una goccia d’acqua a qualcun altro—viene dal nome del servo del protagonista, Sòsia. Giove e Mercurio, poiché il “padre degli dei” vuole conquistare la moglie di Anfitrione mentre questo è in guerra, prendono il posto suo e del servo. Ne nasce una commedia degli equivoci al ritorno dei veri Sosia e Anfitrione.

Un cerbero

Una persona severissima. Dal cane a tre teste che, nella mitologia greca, sorveglia l’ingresso dell’Ade.

Un meandro

Nel suo odierno significato più ampio, un disegno “serpeggiante”,  un intrico, anche in senso figurato (è facile, per un turista, perdersi nei meandri di Trastevere). Propriamente, ogni curva di una serpentina di un fiume che scorre in una piana alluvionale in leggera pendenza. Viene dal serpeggiante fiume Meandro, in Asia Minore.

Un apollo

Un uomo di eccezionale bellezza (anche: un adone). Come forse ricordi, la canzone della fronda intitolata Pippo non lo sa, interpretata come presa in giro del pavoneggiarsi di Achille Starace, diceva: “si crede bello, come un apollo, ma saltella come un pollo”.

Un mausoleo

Dal nome del greco Mausolo, satrapo della Caria (Anatolia) morto nel 353 a.C., in onore del quale la sorella (e moglie) Artemisia fece costruire la tomba monumentale considerata anticamente una delle sette meraviglie del mondo: il Mausoleo di Alicarnasso. Usato anche sarcasticamente: chi sta sempre chiuso in casa vive in un “mausoleo”.

Un giuda

Il nome proprio dell’Iscariota, l’apostolo che tradì Gesù “per trenta denari”, è diventato il simbolo del tradimento della fiducia di persone che dovremmo aver care.

Un cicerone

Il nome del più celebre oratore romano assunse nel Settecento il significato comune di “guida” storico-artistica (soprattutto alle bellezze di Roma). C’è perfino un’opera di Jakob Burckhardt che si intitola Il Cicerone, guida al godimento delle opere d’arte in Italia

I bermuda

I comodi pantaloni fino al ginocchio sono un capo di abbigliamento casual che prende il nome proprio dall’arcipelago Bermuda, dove è molto diffuso e dove fu adottato durante la guerra, per comodità, dall’esercito britannico.

Un gradasso

Un fanfarone, da un personaggio dell’Orlando Innamorato di Boiardo e poi dell’Orlando Furioso di Ariosto. Dai poemi viene anche il più raro epiteto sacripante, dal nome proprio del fortissimo re dei Circassi.

Galeotto

Nel suo secondo significato (il primo era quello di rematore nelle galee, o condannato alla galera), galeotto è antonomastico del nome di un personaggio del ciclo Bretone, il principe Galehaut, che favorì l’amore di Lancillotto e Ginevra. Il significato è perciò quello di intermediario d’amore, e nel canto di Paolo e Francesca, Dante trasla le qualità del personaggio nel libro che narrava proprio la vicenda di Lancillotto e Ginevra, che i due cognati leggono, innamorandosi.

Un vandalo

Sfregiatore o devastatore di beni di qualche valore, anche pubblici. Dalla antica popolazione germanica dei Vandali che dalla attuale Polonia migrarono sempre più a sud, fino alla penisola iberica e all’Africa del nord. Il termine vandalismo allude alla loro furia distruttrice e alle spoliazioni, al saccheggio e agli assoggettamenti del sacco di Roma del 455.

Uno stacanovista

Lavoratore particolarmente zelante. Da stacanovismo, movimento sovietico che propriamente significava l’aumento della produttività individuale del lavoratore grazie anche a innovative tecniche di lavoro o metodi di divisione dello stesso. Dal nome dell’operaio Aleksej Grigor’evič Stachanov. Prima dell’incidente sul posto di lavoro, il protagonista di La classe operaia va in paradiso interpretato da Volonté è uno stacanovista.

Il bikini

Un atollo della Micronesia, dove si svolsero esperimenti di esplosioni atomiche, diede il nome al “due pezzi” femminile (esistito anche nell’antichità): con prevedibile metafora bellico-sessuale, che fa pensare al sarcasmo di Kubrick in “Il Dottor Stranamore”, il nome del costume si riferisce al suo effetto “dirompente”: boom.

Un mecenate

Chiudiamo con uno degli esempi che abbiamo fatto all’inizio. Il mecenate per eccellenza fu appunto Gaio Mecenate, il patrizio amico dell’imperatore Augusto, ideologo, munifico protettore di Virgilio, Orazio, Properzio. Da lui il termine che ancora oggi significa protettore delle arti, benefattore di artisti. Ovviamente “con portafoglio”.

Immagine: Copertina