La app che ti ricorda cinque volte al giorno

La app che ti ricorda cinque volte al giorno "che devi morire"

Tardo pomeriggio, sei imbottigliato in mezzo al traffico. Piove. Arriverai a casa, se tutto va bene, tra due ore. Sei stato in giro tutto il giorno. Ed è solo mercoledì. A quel punto, vibra il telefono. È un messaggio della nuova app che hai scaricato. Quella che ti ricorda che devi morire. Leggi:

Si muore una sola volta, ma per tanto tempo!—Molière 

E allora pensi a tutte le cose belle che ti sono capitate durante la giornata. O quasi. 

È quello che succede in quel divertentissimo film che è Non ci resta che piangere, scritto e diretto da Roberto Benigni e Massimo Troisi. In particolare la scena in cui Mario, Troisi, dal balcone della casa di Frittole sente un predicatore giù in strada che lo ammonisce: “Ricordati che devi morire”. “Va bene. Mo me lo segno”.

Ma se quella presa in giro dal duo comico era una prassi storicamente documentata (tra poco vedremo quale), qual è il senso di scaricare un’app che ti ricorda che prima o poi si muore?

Ricordati che devi morire!

Ciò che viene preso in giro in Non ci resta che piangere è l’antica usanza del memento mori. Nell’antica Roma, al termine di una grande impresa bellica, veniva ricordato ai generali che avevano conquistato la vittoria: “Respice post te. Hominem te esse memento”. Guarda dietro a te. Ricordati che sei un uomo. Questo memento aveva l’intento di arginare le manie di grandezza e la superbia. 

Bisogna morire molte volte per imparare a vivere.—Alessandro Ruspoli

Nel mondo cristiano, si ritrova nella formula “Memento homo quia pulvis es, et in pulverem reverteris”. Ricordati, uomo, che sei polvere, e in polvere ritornerai. La frase viene pronunciata dal sacerdote ricalcando quelle con cui Dio annunciava ad Adamo, dopo il peccato originale, la sua condanna, il dolore e la morte.

Chi sa morire, non ha più padrone.—Sully Prudhomme

Da questa formula, i frati trappisti, coniarono il motto “Memento mori”. L’uso è rimasto praticamente lo stesso dell’ammonimento dei romani. Ricordarsi della fugacità della vita e dell’ineluttabilità della morte.

La felicità del Bhutan

Nel Bhutan c’è un proverbio che recita: “Per essere felici bisogna contemplare la morte cinque volte al giorno“. Non è un caso che sia nato proprio lì. Questo piccolo regno tra la Cina e l’India possiede due aspetti peculiari. Non è uno dei più ricchi del continente. Ma è anche quello in cui gli abitanti sono tra i più felici al mondo. Si parla addirittura di Felicità Interna Lorda. Uno standard di vita che tiene conto di 33 indicatori e 124 variabili che incidono sulla vita di tutti i giorni. Tra i parametri su cui si basa la felicità del Bhutan ci sono: la qualità dell’aria, la salute, la ricchezza dei rapporti sociali ecc. Uno dei fattori che li rende così felici nonostante la loro condizione economica è proprio la consapevolezza della fugacità della vita. Questo azzererebbe tutte le paure. 

E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire.—Blade Runner

Come ha detto la scrittrice americana Linda Leaming che si è trasferita in Bhutan: “In occidente, quando siamo tristi, vogliamo subito capire il perché e risolvere la faccenda. Abbiamo paura della tristezza. È qualcosa da superare, da curare. In Bhutan la morte si accetta e basta”.

Come funziona l’app che ti ricorda che devi morire

Prima dell’avvento della tecnologia c’era la filosofia. Erano gli esempi dei grandi pensatori che ci aiutavano a superare la paura della morte. Il Carpe Diem di Orazio. La lettera a Meneceo di Epicuro. E poi il Sisifo felice di Camus, Kierkegaard e Nietzsche. Fino a quell’opera ibrida, un misto di poesia e filosofia, che sono i Saggi di Montaigne.

L’importante non è morire, né a che età si muore, l’importante è quello che si fa al momento di morire.—Muriel Barbery

Poi è arrivata la tecnologia, che ha reso tutto più immediato e semplice. Forse anche troppo. Prima dell’app, ad esempio, è uscito l’orologio da polso Tikker. Settato sui propri parametri, una volta avviato inizia un conto alla rovescia. Arrivata l’ora X si dovrebbe morire. Ovviamente è un gioco, ma ci aiuta ad aver cura di tutti i momenti che abbiamo da vivere. 

La morte è spaventosa, ma ancor più spaventosa sarebbe la coscienza di vivere in eterno e di non poter morire mai.—Anton Čechov

Ed è questo lo stesso principio dell’applicazione “We Croak”. Sviluppata da una pubblicitaria 35enne di Brooklyn, Hansa Bergwall e Ian Thomas. I messaggi che invia l’app, come il proverbio del Bhutan, sono cinque al giorno.

Morire non mi piace per niente. È l’ultima cosa che farò.—Roberto Benigni

Si legge sul sito di We Croak: “Le notifiche arrivano in momenti casuali della nostra giornata. Come la morte.” 

Come ha confermato anche un vecchio studio dell’università del Kentucky, e come ha riportato il giornalista Luca Pierattini: “La morte è un avvenimento psicologicamente devastante e minaccioso, ma quando le persone la contemplano, la reazione immediata è quella di andare alla ricerca di pensieri felici”.

Non è che ho paura di morire. È che non vorrei essere lì quando succede.—Woody Allen

L’app è disponibile sia per Android che per iOS a 99 centesimi. Per ora soltanto in inglese.

Immagine di copertina | Non ci resta che piangere di Benigni e Troisi, 1984