Il bellissimo video che mostra come nasce un arazzo

Il bellissimo video che mostra come nasce un arazzo

Visitando i Musei Vaticani o il Palazzo del Quirinale, sarai probabilmente rimasto impressionato dagli Arazzi di Raffaello dei primi o dalle Storie di Giuseppe del secondo. Per la dimensione dei manufatti, per l’incredibile precisione del loro disegno, e per la difficoltà di immaginare, di rivivere il processo concreto della realizzazione di un arazzo.

La tessitura di un arazzo è un’arte con una lunga storia—il nome viene da Arras, celebre nel Medioevo per i suoi arazzi—un’arte complessa, praticata oggi da poche persone al mondo, specialmente donne, che ne hanno mantenuta viva la tradizione.

Molti laboratori del passato non esistono più da tempo. Uno di essi però resiste ancora oggi: la manifattura dei Gobelins, a Parigi. Che divenne nel 1667 fabbrica di Stato per volere di Luigi XIV. Saperi e ispirazione creativa sono stati tramandati lungo i secoli, nello stesso identico posto: la tradizione permea ancora la realizzazione di arazzi ispirati all’arte contemporanea.

È uno spazio ristretto, un po’ fuori dal tempo. Può apparire anacronistico, nel mondo in cui viviamo, in cui tutto ha a che fare con la velocità. Qui, ci prendiamo il nostro tempo per fare le cose con umanità e passione.

Lo afferma Marie-Hélène Bersani, direttrice della produzione dei Gobelins, in un bellissimo video del Getty Museum che ci permette di sbirciare all’interno della fabbrica, per farci scoprire, passo dopo passo, come nasce un arazzo. Guardiamolo insieme.

Come nasce un arazzo. Il progetto.

Il progetto di un arazzo iniziava, e inizia, con i disegni preparatori forniti dall’artista, dipinti a olio o, specialmente, a guazzo. Il cosiddetto cartone è un modello in scala reale dell’arazzo. Molti grandissimi artisti del passato hanno fornito cartoni d’arazzo a officine importanti: da Raffaello—la cui scuola fornì i cartoni per gli arazzi vaticani—a Goya, fino a uno dei più noti pittori del XX secolo, Picasso. Oggi, un artista contemporaneo può creare un dipinto avendo già in mente un arazzo: a interpretarlo sarà chi tesse.

"Dicembre", dalla serie delle Stagioni realizzata dalla fabbrica dei Gobelins su cartone di Charles Le Brun. Via

“Dicembre”, dalla serie delle Stagioni realizzata dalla fabbrica dei Gobelins su cartone di Charles Le Brun. Via

Un tessitore, si sostiene nel video, dovrebbe avere anzitutto passione per il disegno, e grande immaginazione. Dev’essere creativo. Le tecniche fotografiche, oggi, permettono  di trasferire sull’ordito (vedremo cos’è), molto più agevolmente che in passato, il disegno del cartone. Ai Gobelins, oggi, le tessitrici, da una copia del lavoro dell’artista, tracciano linee guida su pannelli di plastica trasparente, posizionati poi contro il diritto dell’arazzo ancora da compiere.

Poi, viene il momento di colorare i fili: saranno tinti in modo tale che i colori combacino con quelli del disegno.

Mille fili colorati

I fili colorati di un arazzo formeranno la cosiddetta trama. Nel XVI secolo, un arazzo era tessuto in lana che garantiva resistenza, in seta, molto luminosa, e in fili d’argento e d’oro—utili a mostrare il prestigio del committente (osservando un arazzo antico, è facile riconoscere l’argento, perché è ossidato).

Via

Via

All’operazione di tintura presiede un esperto. Sostiene la direttrice del relativo dipartimento:

per quanto mi riguarda, quello che faccio non può neanche essere definito una “professione”… a me non pare neanche di “andare al lavoro”: veder nascere un colore ha qualcosa di magico.

Per secoli, i colori sono stati tratti da piante, minerali, o insetti ridotti in polvere. Oggi si utilizzano tinture chimiche—sfumature infinite si ottengono solo con giallo rosso e blu—ed è più semplice, naturalmente, allestire i bagni di tintura e mantenerli alle temperature adeguate.

Via

Via

Un tempo si utilizzavano tinozze, scaldate da braci. Oggi si porta a temperatura un bagno di acqua non minerale, cui si aggiunge poi il colore in polvere. In seguito vi si immerge la trama. I fili si confrontano con un campione del colore desiderato, poi sono appesi ad asciugare.

I fili sono arrotolati in rocchetti. Quando serve, si trasferisce il filato dal rotolo alla spola, il principale strumento della tessitrice. Vi si può arrotolare filato di un colore, o di più colori attorcigliati insieme. A questo punto, la trama è pronta per il telaio.

Le spole. Via

Le spole. Via

Preparare il telaio

Nel XVII secolo i telai erano enormi. Ai Gobelins se ne utilizzavano di due tipi: orizzontali e verticali. Oggi si usa solo il verticale. Ciocche di spessi fili di lana non colorata, complessivamente definite “ordito”, costituiscono la struttura dell’arazzo, determinandone la larghezza.

Inizialmente annodate, le ciocche vengono poi appese, sciolte, e poste in tensione fra due piantane. Infine si predispongono i “licci”: fili che, grazie a maglie e occhielli, permetteranno alla tessitrice di filare (vedremo come). Il telaio è “armato”. Inizia la tessitura.

Il telaio verticale. Via

Il telaio verticale. Via

Tessere un arazzo

La tessitrice mette in gioco se stessa nel lavoro. Siede dietro il telaio, guardando il retro dell’arazzo. L’aspetto incredibile del lavoro, infatti, è che si fila sul rovescio, riproducendo a specchio il cartone. Un vero specchio, allineato con i segni sull’ordito, permette di controllare il lavoro in corso. La tessitrice vede anche il riflesso di una copia del cartone, appesa al muro dietro di lei.

Via

Via

La spola è usata come un ago: conduce la trama tra i fili verticali dell’ordito. Si utilizzano molte spole, ciascuna per un colore o per una combinazione, che pendono dal retro dell’arazzo. L’estremità dello strumento serve per pigiare all’occasione sezioni della trama.

Come si tesse? La trama passa tra i fili verticali dell’ordito (che ad arazzo concluso sarà invisibile), in orizzontale e con andamento serpentinato. Un filo di trama da destra a sinistra, viceversa il filo successivo, e così via. Per filare una sezione di trama, la tessitrice tira verso il basso un liccio, per aprire il cosiddetto “passo” tra i fili dell’ordito che permette l’inserimento dei fili della trama.

Via

Via

Per passaggi corti, non serve il liccio: come una arpista pizzica le corde, una tessitrice tira un piccolo gruppo di fili di ordito verso di sé. Capacità ed esperienza della tessitrice le permettono di eseguire non solo un disegno complesso, ma di realizzare un tessuto di solida struttura.

Insomma, come hai potuto vedere la realizzazione di un arazzo è tanto affascinante quanto complessa. Perciò, ancora oggi, il completamento di un arazzo richiede diversi anni.

Immagini: Copertina