Perché leggere e riscoprire l’Arte della gioia di Goliarda Sapienza

Perché leggere e riscoprire l’Arte della gioia di Goliarda Sapienza

La letteratura italiana è piena di casi di scrittori rifiutati dagli editori prima di diventare autori di successo. E’ il caso per esempio di Tomasi di Lampedusa e del suo Gattopardo rifiutato addirittura da Elio Vittorini. Ma non solo. C’è una scrittrice siciliana che sta riscuotendo un grande interesse postumo. Si tratta di Goliarda Sapienza, un nome che è già indice di forza, autrice de l’Arte della gioia, scritto negli anni ’70 e uscito postumo nel 1998, due anni dopo la morte di Goliarda. Un libro – lo abbiamo inserito nella nostra lista dei 50 libri che devi leggere assolutamente – che, per la sua natura, nessuno voleva pubblicare e che uscì solo grazie alla tenacia del marito dell’autrice.

Vi è raccontata l’ascesa sociale di una donna, dal nome insolito, Modesta. La sua storia è una saga familiare che ripercorre i primi 50 anni del ‘900, con pagine dense di avvenimenti e uno stile che si accosta al romanzo e al melodramma ottocentesco. Scritta in prima e in terza persona, l’opera è anticonformista di per sé: una narrazione tutta al femminile, dove la voce libera e fiera della protagonista, diventa l’alter ego della scrittrice siciliana. Una prosa ricca, barocca, che richiama la terra siciliana.

Un’epopea familiare che ripercorre la prima parte del ‘900

Ma veniamo alla trama. Siamo nel 1909, in Sicilia. Modesta è una bambina vivace e curiosa, ma anche rassegnata alla disgrazia perché conosce solo l’estrema povertà. Lei e la sua famiglia vivono in una misera casa di campagna. La mamma anaffettiva è stata abbandonata dal padre e la sorella è disabile: questa è la condizione familiare a cui la bambina è sottoposta quotidianamente. Ma non solo. Modesta subisce molestie dal padre assente e un incendio, probabilmente appiccato da lei stessa, rade al suolo la sua casa, uccidendo madre e sorellina.
La bambina, salvata dalle fiamme, viene affidata alle suore di un convento grazie a madre Leonora, che prova per Modesta un affetto morboso. La religiosa cerca di convincerla che l’istruzione e la lettura siano cose da uomini e che allontanano da Dio. L’odio per la figura opprimente della religiosa cresce di pari passo con l’insofferenza per le rigide restrizioni della vita monacale. Le autorità del convento decidono di mandarla presso una nobile famiglia di Catania, i Brandiforti. Qui Modesta trova un mondo totalmente diverso. Una meraviglia, per lei. Inizia la sua nuova vita dove può studiare ed emanciparsi. Inizia ad amministrare il ricco patrimonio di famiglia, tra tanti amori, anche omosessuali, il carcere e la militanza politica, e i figli che saranno per lei fonte di gioia ma anche di enorme sofferenza.

Goliarda Sapienza e la condizione femminile

La storia è piena di eventi e personaggi e racconta gran parte della vita della protagonista. Modesta scopre fin da piccola la natura della condizione femminile, improntata al dolore e alla sofferenza come unica strada possibile, apparentemente. La cultura non è cosa da donne e tra la chiusura familiare prima e quella ecclesiastica poi, la ragazza conosce solo un mondo ostile.

Ma perché è un libro da leggere? Perché è un’opera che insegna il riscatto e il lettore viene avvinto da questa redenzione. Il nome della protagonista racchiude in sé un’antifrasi: tutt’altro che docile e sottomessa, tutt’altro che dedita al tipico sacrificio femminile, Modesta non rinuncia mai alla libertà e si toglie i legacci rassicuranti della morale comune e delle convenzioni sociali. Comprendiamo quindi perché la sua scrittura sia stata bandita e ostracizzata quando l’autrice era in vita: per nulla rassicurante nello stile narrativo, queste tematiche forse facevano paura alla società degli anni ’70, soprattutto se a trattarle era una donna. Modesta è un personaggio scabroso, non tanto sul piano erotico (vengono narrate, per esempio, la scoperta precoce dell’autoerotismo e le esperienze omosessuali) quanto, soprattutto, su quello intellettuale e ontologico.

Ma questo non è solo un libro che racconta in maniera superba le donne. L’arte della gioia è anche un romanzo storico che ruota attorno alla storia italiana del ‘900. Modesta si schiera, va contro le ideologie preposte e rischia a sua spese, da qui il carcere per antifascismo, per difendere quello in cui crede. Vi sono raccontate le due guerre mondiali, il fascismo e l’antifascismo, l’Italia repubblicana, avvenimenti storici filtrati dallo sguardo di questa siciliana che affida alle parole rivolte al figlio Prando, il senso della sua esistenza:

E va bene Prando, te l’ho detto e te lo ripeto: io voglio essere indipendente dagli uomini come Lucio. E state attenti perché di questo passo quando le donne si accorgeranno di come voi uomini di sinistra sorridete con sufficienza paternalistica ai loro discorsi, quando la tua Amalia si accorgerà di non essere ascoltata e di fare due lavori sfinendosi davanti ai fornelli e in laboratorio – perché non mi parli mai del lavoro di Amalia, eh? Perché devo sentire solo quanto è dolce, carina o gelosa? – quando si accorgeranno la loro vendetta sarà tremenda, Prando.

Leggere l’Arte della gioia aiuta a riconoscere la libertà e ad apprezzarla per affrontare il mondo con un po’ più di coraggio. Siamo felici che un libro come questo sia stato finalmente scoperto dalla letteratura, non solo italiana, ma anche straniera.

Per approfondire: Personaggio libero e sempre contro le convenzioni imposte, Goliarda Sapienza rappresenta il costante lavoro femminile alla ricerca di un proprio spazio. Ti consigliamo due interessanti video che delineano un ritratto molto intimo dell’autrice: la video intervista di Enzo Biagi e il documentario di Paolo Mieli su RaiPlay.

Immagine: Wikipedia