La grotta di Lascaux: la

La grotta di Lascaux: la "Cappella Sistina" della preistoria

Selvaggi, cacciatori-raccoglitori, nomadi, “stregoni”. Comunque, altro da “noi”. Così abbiamo considerato a lungo gli uomini del Paleolitico. Ma l’archeologia preistorica ha mostrato che le radici della nostra cultura risalgono a quando l’Homo sapiens, attraverso il corridoio mediorientale, si sparse per il mondo, “colonizzandolo” nel giro di pochi millenni. Nascono allora la musica, la danza, e, grazie alla “invenzione” della linea, l’arte figurativa. Come dimostra la straordinaria grotta di Lascaux: il più prezioso, e il più famoso patrimonio figurativo preistorico che abbiamo.

Gli ambienti della grotta di Lascaux, in Dordogna, Francia sud-occidentale, erano frequentate tra 19 e 17mila anni fa. Si trattava certamente di un “santuario“. Un luogo deputato ai cerimoniali. In tempi molto antichi, una frana ne sigillò l’entrata. Ciò permise all’ambiente, che contiene i più bei graffiti paleolitici a noi giunti, di sopravvivere intatto e nascosto fino al 1940. Anno in cui fu scoperto.

Cueva de las manos pintas, Patagonia. Via

Cueva de las manos pintas, Patagonia. Via

La scoperta delle grotte di Lascaux

L’evento della scoperta della grotta, grazie anche ai primi resoconti, in parte depistanti, dei suoi protagonisti, è circondato da un alone di casualità e avventura che ne alimenta la suggestività. Ne scrisse per primo un professore del luogo appassionato di archeologia, Léon Laval, tra i primi allertati della scoperta. Nel 1970 una revisione delle fonti ha permesso una ricostruzione più accurata della vicenda.

Paesino di Montignac, in Dordogna. Un giovedì pomeriggio, 12 settembre 1940. Quattro ragazzi annoiati: l’apprendista meccanico Marcel Ravidat (17 anni), il suo compagno di scuola Jacques Marsal (15), più due parigini in vacanza a Montignac, Georges Agniel (16) e Simon Coencas (15). Si aggirano per i placidi terreni collinari dei dintorni, che fanno parte dei vecchi possedimenti nobiliari della famiglia Lascaux.

Con un rudimentale lume a petrolio e delle corde, vanno a caccia di una fessura, di cui si racconta in paese, che porterebbe a un ambiente ipogeo, tana di volpi. I quattro scendono, e invece che animali veri si trovano di fronte, in un’enorme “salone”, uno spettacolo incredibile: uccelli, tori, cavalli, cervi, e altri mammiferi irriconoscibili, alcuni lunghi diversi metri, disegnati sulle pareti, insieme a impronte di mani ed emblemi esoterici. Avanzando sul terreno scivoloso, al lume fioco quell’ammasso di illustrazioni pare ai ragazzi una gigantesca lanterna magica.

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Il gruppo torna il giorno dopo, scopre altre gallerie, e altre pitture: tra cui la raffigurazione di un uomo con maschera di uccello, lo “sciamano” di Lascaux, che colpisce un bisonte. Insomma, le più belle pitture parietali paleolitiche sono state scoperte

Le pitture, si scoprirà poi, hanno 17.300 anni. Il colore—ocra gialla, ocra rossa, ematite, limonite, carbone—fu applicato con le dita, con rami, con grossolani pennelli di pelo di animale.

Grotta di Lascaux, 1940. In basso nella foto, due dei ragazzi che la scoprirono. Via

Grotta di Lascaux, 1940. In basso nella foto, due dei ragazzi che la scoprirono. Via

Lascaux II

Non passano che pochi giorni dalle escursioni dei ragazzi—i quali hanno informato il professore Léon Laval della scoperta—che la notizia arriva alle orecchie dell’abate Henri Breuil, il massimo esperto francese dell’epoca in arte preistorica. Questi in seguito avviserà il suo allievo André Glory: il quale dedicherà 11 anni, dal 1952 al 1963, a identificare i disegni parietali e produrne i rilievi. Ne identificò circa 1500 in 120 metri quadri mappati.

Fino agli anni ’70 nelle grotte l’ingresso non fu regolato in alcun modo. Questo portò a un improvviso, gravissimo deterioramento dei pigmenti, aggrediti dalle muffe. Per un certo periodo l’ingresso è stato concesso agli studiosi, con molte precauzioni affinché la loro presenza nella grotta fosse del tutto sterile. Anche quell’epoca è terminata: la grotta è ora sotto bonifica, preclusa a chiunque. 

È ancora possibile però ricercare l’emozione che devono aver provato i quattro goonies francesi del 1940: da molti anni esiste, a Montignac, Lascaux II. Una replica millimetrica della “sala dei tori”, la più importante della grotta, a 200 metri dall’originale. Non si tratta di un’attrazione acchiappaturisti. La riproduzione è perfetta, scientificamente impeccabile. Lascaux II è aperta quasi tutto l’anno e offre visite guidate multilingue a ciclo continuo.

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L’arte paleolitica: un “impressionismo” del pensiero magico

All’inizio di “Storia sociale dell’arte“, Arnold Hauser esprime alcune considerazioni sul naturalismo paleolitico. L’arte di Lascaux non sarebbe affatto un fenomeno istintivo, bensì un’arte che offre l’impressione dell’immediatezza e della libertà di movimento in forza di un alto grado di sapienza compositiva. Secondo Hauser, è forse “il fenomeno più singolare di tutta la storia dell’arte“: il naturalismo paleolitico offre una visione organica del suo oggetto (gli animali) che non trova paragoni fino ai moderni impressionisti.

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Ma cosa ha dipinto l’uomo paleolitico?

Quale la causa, quale lo scopo di quest’arte? […] Dobbiamo vedere in essa un trastullo o uno strumento, una droga, un piacere, o un’arma nella lotta per la vita? […] Sappiamo che fu l’arte di cacciatori primitivi, […] che raccoglievano o catturavano il cibo e non lo producevano. In quell’epoca di pura prassi, tutto gravitava intorno ai mezzi di sussistenza, e nulla ci autorizza a supporre che l’arte servisse ad altro che a procurarli direttamente. Tutto indica in essa lo strumento di una prassi magica. Questa magia non aveva nulla in comune con quello che noi intendiamo per religione. Era una tecnica senza misteri. Le immagini […] erano la “trappola” in cui la selvaggina doveva cadere, o piuttosto la trappola con l’animale già catturato: perché l’immagine era insieme rappresentazione e cosa rappresentata, desiderio e appagamento. […] Quando l’uomo paleolitico dipingeva un animale sulla roccia, si procurava un animale vero.

Lascaux IV ⛏ #lascaux #dordogne #grottedelascaux #perigord

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Immagini: Copertina