Cosa c'entrano Artemide, Apolicalypse Now e i Doors? La risposta in un docu imperdibile

Cosa c'entrano Artemide, Apolicalypse Now e i Doors? La risposta in un docu imperdibile

Che cosa unisce il film cult di Francis Ford Coppola, Apocalypse Now, The end dei The Doors e il libro più importante dell’antropologia moderna, Il ramo d’oro? La dea Artemide, dea della caccia e dei boschi per gli antichi. La storia inizia vicino a Roma, sulle sponde del lago di Nemi, dove nell’antichità sorgeva il santuario dedicato alla dea Artemide, Diana per i romani.

Ma chi era Artemide? Te lo spieghiamo con RaiPlay, il portale della Rai che permette di vedere gratis e in streaming tutti i programmi e i film della tv pubblica, che ha messo a disposizione il programma Cronache dal Mito, una serie dedicata ai grandi miti dell’antichità. Condotto da Cristoforo Gorno, la serie è composta da vari documentari che raccontano le figure della mitologia greca e latina, con un approfondimento molto curato, girati nei luoghi dei grandi fasti antichi. Oggi scopriamo il mito di Artemide. Ti abbiamo già raccontato del mito di Afrodite, Medea, di Orfeo e Euridice, di Persefone, di Apollo e Dafne, di Medusa... Oggi parliamo di Artemide, dea della caccia, dei boschi e degli animali selvaggi. Il culto di Diana nemorense ha ispirato il finale di Apocalipse now, del 1979, film interpretato fra gli altri da Martin Sheen, Marlon Brando e Robert Duvall. Ma non solo. Il film è legato alla canzone dei The Doors, The end, che apre e chiude il finale del film. Vediamo perché.

Sulle rive del lago di Nemi, c’era un bosco sacro alla dea Artemide, custodito da un re, il rex. Chi strappava un ramo del bosco e si sfidava con il rex, uccideva il custode e ne prendeva il posto. Una succesione cruenta tra sacrificio e sacralità. Il rito di Nemi fu riscoperto da uno dei padri dell’antropologia, grazie al suo libro, Il ramo d’oro. Un saggio scritto dall’antropologo James Frazer, pubblicato inizialmente nel 1890 e poi ripetutamente ampliato fino alla stesura definitiva del 1915. In questo voluminoso libro, l’autore si occupa di studi sulle culture primitive, correlati tra loro, grazie al filo conduttore della teoria evoluzionistica della storia. In Apocalypse now il capitano interpretato da Martin Sheen deve risalire il Mecong e la sua missione è mettere fine agli eccessi di violenza del colonnello Kurtz, Marlon Brando. Quando il capitano arriva nella tana del colonnello, lo trova intento a leggere e tra i suoi libri c’è anche il Ramo d’oro. Poi in un sacrificio contemporaneo, il capitano uccide il colonnello con una spada, proprio come facevano gli schiavi fuggitivi a Nemi per uccidere il rex, il custode di Artemide. La musica scelta dal regista per commentare questa scena, è The end dei Doors, in cui si parla nel testo di un antico “luogo selvaggio romano” e di un “antico lago”… una correlazione non causale, che unisce libro, film e canzone alla dea.

Artemide, dea della Natura e i riti di passaggio degli adolescenti

Ma chi era Artemide che pretendeva sacrifici tanto sanguinosi? Per indagare sulla sua figura e sul ruolo nel mondo antico, bisogna indagare sulla Natura. In Grecia esiste un luogo dedicato alla dea. Narra il mito, che Ifigenia, figlia primogenita di Agamennone e di Clitennestra, fu salvata da un sacrificio grazie alla mano della dea. Dopo essere stata salvata, divenne sacerdotessa di Artemide e andò in Grecia per fondare un santuario in onore di Artemide a Braurone, in Attica, nelle campagne di Atene. In questo santuario, di cui rimangono le rovine, nell’antichità le bambine ateniesi di ceto alto e nobile, consacravano la propria infanzia alla dea, rimanendo nel santuario dai 5 ai 10 anni di età. Queste bambine erano chiamate le Orse o le Orsette.

È dover: che fra delizie, fra splendori me nutriva!
Portavo i sacri arredi a sette anni: alla Diva
che ne tutela, l’orzo poi macinavo a dieci:
a Braurone, con la veste gialla in dosso, l’orsa feci.
Ragazza fatta, poi, con una resta
di fichi al collo, ebbi a portar la cesta

Aristofane, Lisistrata

Perchè le bambine ateniesi facevano le orsette? Narra il mito, poi ripreso da Aristofane, che nel bosco sacro vicino al santuario c’era un’orsa sacra alla dea Artemide. Un giorno una bambina per giocare, molestò l’orsa e così l’animale le cavò gli occhi. Allora i fratelli grandi della bambina uccisero l’orsa ma la dea si infuriò e scatenò una pestilenza. Si sarebbe placata ad una sola condizione. La dea disse che sarebbe passata solo se gli ateniesi avessero scontato la colpa dell’orsa uccisa, facendo fare le orsette alle loro ragazze. Le ragazze nel santuario vivevano e dormivano lì, lasciano la propria famiglia e la propria città, per vivere in campagna, per vivere un periodo di clausura tra i boschi e la natura. Danze, riti iniziatici con la maschera da orsa, vesti color croco, bambine che correvano nude nei campi: era un rito di passaggio dall’infanzia alla pubertà, verso la maturità sessuale. Infatti le ragazze ateniesi non potevano rientrare in società e sposarsi se prima non avessero fatto le orsette, spendendo la loro infanzia nel mondo selvaggio, in onore della dea. La dea le rendeva indipendenti, cacciatrici e non prede, le rendeva forti per dominare il potere maschile durante la loro vita da adulte. Anche i ragazzi ateniesi maschi dovevano fare un rito di passaggio, dall’infanzia alla pubertà. I maschi giovani erano chiamati gli efebi, coloro che erano nella giovinezza.

A 18 anni si tagliavano le ciocche di capelli in onore della dea e venivano addestrati all’uso delle armi, poi venivano spediti lontano dalla città, sui monti per presiedare i confini. Gli spartani invece erano molto più cruenti e organizzavano dei sacrifici umani in onore della dea Artemide. In un secondo momento non uccidevano più i ragazzi ma li frustavano per irrorare di sangue umano l’altare del tempio. Un rito molto cruento. Poi affrontavano un servizio militare molto particolare perché si muovevano in bande, di notte, liberi di uccidere chiunque. Una sorta di guerriglia, una caccia all’uomo sotto lo sguardo di Artemide.

Artemide, la dea levatrice

La dea Artemide era anche la dea che assiste le donne in travaglio. Narra il mito che durante la sua nascita aiutò la madre a partorire suo fratello gemello, nato dopo di lei. La dea va in città ed esce dal bosco, solo per aiutare le donne in travaglio, per questo è associata alla dea Selene, la luna. Questo ruolo da ostetrica di Artemide è collegata ai bambini. E’ legata alla natura, alla vita, ai ragazzi che crescono, alla nascita, Artemide è dea della vita. Artemide è anche la dea che rifiuta il sesso categoricamente. Con le sue ninfe rifiuta la sessualità. Il mito per esempio racconta della ninfa Callisto che faceva parte del corteo di Artemide. Un giorno Zeus la vide e se ne innamorò. Siccome Callisto fuggiva da tutti gli uomini, Zeus per avvicinarla assunse le sembianze di Artemide e una volta che la ebbe tra le braccia si rivelò e si unì a lei. Artemide meditò la sua vendetta. Una volta che Callisto ebbe dato alla luce suo figlio Arcade, la trasformò in orsa. Callisto mantenne una coscienza umana e continuò a vagare per i boschi lamentandosi della sua condizione fino al giorno in cui Arcade, ormai quindicenne e ignaro della sorte della madre, la uccise. A seguito dell’accaduto Callisto fu portata in cielo con le sembianze della costellazione dell’ Orsa Maggiore.

Artemide e il mito delle Amazzoni

Guerriera ardita,
che succinta, e ristretta in fregio d’oro
l’adusta mamma, ardente e furïosa
tra mille e mille, ancor che donna e vergine,
di qual sia cavalier non teme intoppo.

Publio Virgilio Marone, Eneide

Le Amazzoni, secondo la mitologia, erano un popolo di donne guerriere che veneravano Artemide e vivevano attorno al mar Nero, nella costa turca. La loro società era tutta al femminile, combattono e cacciano, non hanno famiglia e frequentano gli uomini solo per riprodursi. Allevano soltanto le figlie femmine e i maschi sono allontanati uccisi. Combattono gli uomini e di loro non hanno paura, ma nel mito il loro destino è sempre lo stesso: essere sconfitte.
Il nome greco è di dubbia etimologia. La maggior parte degli autori classici considerano la parola significare “senza seno“. L’etimologia è riferibile al costume tradizionale attestato dalle fonti mitografiche secondo cui le Amazzoni si mutilavano la mammella destra allo scopo di tendere meglio l’arco. Da tutti gli autori viene evidenziata la relazione fra la mutilazione/occultamento degli attributi femminili e il miglioramento delle abilità guerresche reputate qualità chiaramente maschili.

Per approfondire: puoi vedere il documentario di RaiPlay dedicato ad Artemide qui.

Cover: Wikipedia