Arthur Rimbaud, la “splendida meteora” che ha rivoluzionato la poesia

Arthur Rimbaud, la “splendida meteora” che ha rivoluzionato la poesia

Ho abbastanza conosciuto. Le fermate della vita — O Frastuoni e Visioni!
Parto per affetti e rumori nuovi!

Se esiste un poeta che ha incarnato il maledettismo della letteratura, questo è stato sicuramente Arthur Rimbaud. Il suo enorme talento per la scrittura, infatti, si è sempre sposato con una vita sregolata. Al limite delle esperienze umane: fra alcoldroghe, e viaggi avventurosi. Discepolo ideale di Baudelaire.

Meteora della poesia, “passante considerevole”, “poeta veggente”, Rimbaud iniziò a comporre poesie giovanissimo. Ma la sua carriera è nota anche per essere divampata ed essersi esaurita con rapidità. Nonostante questo, però, la sua influenza è stata enorme. Perché con opere come Illuminazioni, ha saputo stravolgere i canoni della poesia.

L’infanzia e la poesia

Nato a Charleville, in Francia, nel 1854, Rimbaud crebbe in una benestante famiglia borghese. Il padre aveva abbandonato la famiglia, e Rimbaud venne su circondato da figure femminili che gli imponevano asfissianti regole morali e religiose. L’unico sfogo che poteva nutrire era quello della poesia.

Cominciò a comporre poesie già all’età di 10 anni, e il suo talento lo mise in mostra ben presto agli occhi dei suoi insegnanti. Che lo incoraggiarono, e spinsero verso letture ben più impegnative di quelle raccomandate ai bambini della sua età.

A 16 anni, decise definitivamente di ribellarsi agli schemi asfittici a cui lo aveva sempre obbligato la famiglia. Fuggì di casa, e iniziò una vita raminga che lo avrebbe portato in giro per tutto il mondo.

Cominciò, giovanissimo, a privilegiare uno stile di vita discolo e fuori dalle regole. Fra alcol, droghe, e amicizie poco raccomandabili. È in questo periodo che avviene l’incontro con il poeta Paul Verlaine. Che oltre a fidato amico, diventò anche il suo primo sostenitore come poeta.

Nel 1870, insieme a Verlaine, arrivò a Parigi. E qui iniziò a dedicarsi a tempo pieno alla poesia. Scrivendo, nei cinque anni successivi, gran parte delle opere che lo resero celebre. Dalle prime poesie simboliste, fino alle Illuminazioni e a Una stagione all’inferno. I circoli intellettuali parigini per un paio d’anni gli tributarono un’ammirazione calorosa. Era considerato un ragazzo prodigio, con un talento quasi demoniaco e una vena creativa inesauribile.

Una vita raminga

Ma in realtà i cinque anni dal 1870 al 1875 furono gli unici da poeta per Rimbaud. Lasciata Parigi e terminata l’amicizia con Verlaine, Rimbaud iniziò un’esistenza errabonda.

Prima come insegnante di lettere a Londra, poi come scaricatore di porto a Marsiglia. E di lì in poi, la sua vita assunse una tinta quasi romanzesca: tutti i suoi amici persero le sue tracce. Si avevano soltanto notizie sporadiche dovute alle lettere che inviava alla famiglia. Si arruolò come mercenario nelle Indie Olandesi, poi disertò il suo battaglione e fuggì sull’isola di Giava. Successivamente si unì a un circo itinerante, e si ritrovò alla fine degli anni Settanta dell’Ottocento come capomastro a Cipro. Infine, dopo svariate avventure, creò un’attività di commercio piuttosto redditizia in Abissinia.

Tornato in Francia all’inizio del 1891, per curare un tumore a una gamba, Rimbaud morì a Parigi quello stesso anno. Ormai quasi dimenticato da tutti, tranne che dall’ex amico Verlaine, che qualche anno prima aveva tentato di far ristampare le sue poesie.

La poesia della sensazione

Nonostante la carriera di Rimbaud fosse stata brevissima, rimane comunque uno dei poeti francesi più famosi. E questo perché, anche probabilmente grazie alla sua giovane età, Rimbaud aveva letteralmente rivoltato i canoni poetici  del tempo.

Ho abbracciato l’alba d’estate.

La sua produzione si può suddividere in due filoni principali. Il primo periodo, quello dell’adolescenza a Charleville, è caratterizzato dalla ricerca di una voce. Rimbaud imita i poeti che lo affascinano, come Hugo, ma soprattutto esprime gioia e curiosità per il mondo nelle sue poesie.

Il secondo periodo, invece, è quello parigino. O, per meglio dire, quello “visionario“. Rimbaud accantonò tutta la retorica dei poeti precedenti, e si dedicò a un tipo di poesia che avesse le sensazioni e gli stati psicologici al centro. Diede vita, insomma, alla poesia della sensazione.

Cancellando tutti i legami logici della poesia—come le categorie di tempo, spazio e causa—il poeta francese riuscì a dimostrare che gli autori non avevano soltanto il compito di utilizzare il linguaggio per parlare dell’esistente. Ma anche del fantastico.

Le sue opere più importanti sono sicuramente due. Una stagione all’inferno, e Illuminazioni. Nella prima opera Rimbaud diede testimonianza della sua storia e delle sue ossessioni. L’amore, l’attaccamento e il disprezzo per la madre, ad esempio.

In Illuminazioni, invece, Rimbaud stigmatizzò il proprio credo poetico. I versi che compongono le poesie dell’opera si basano interamente sul deragliamento dei sensi. Sono versi quasi onirici, nella loro complessità interpretativa. In cui Rimbaud traccia una strada—quella dell’espressione nuova attraverso le sensazioni—che verrà poi seguita da molti poeti futuri.

Immagini: Copertina