L'articolo del 1968 di Stan Lee contro il razzismo è ancora attuale

L'articolo del 1968 di Stan Lee contro il razzismo è ancora attuale

Il 12 novembre è scomparso a quasi 96 anni Stan Lee: uno dei più grandi fumettisti della storia. Diventato una leggenda grazie al rilancio dei supereroi della Marvel, alla fine degli anni Cinquanta. Ha creato personaggi indimenticabili come Spider Man, gli X-Men, Hulk, i Fantastici Quattro, Iron Man e Thor.

Tutto il mondo della narrativa e dei fumetti gli ha reso omaggio. Incensando quello che dagli appassionati era definito “l’Omero dei fumetti“. E in questi giorni, la foto di una sua vecchia rubrica, risalente al 1968, è diventata virale. Nel breve intervento, che Lee pubblicava mensilmente sugli albi Marvel, l’autore denuncia pesantemente il razzismo persistente della società. E lo fa in modo talmente diretto e sincero, da risultare attuale ancora oggi.

Chi è stato Stan Lee

Nato a New York il 28 dicembre 1922, Stan Lee—pseudonimo di Stanley Martin Lieber—cominciò giovanissimo a lavorare nel mondo dei fumetti. Da ragazzo fu assunto dalla Timely Comics (che poi diventerà famosa con il nome Marvel) come addetto allo smistamento delle copie.

A soli 17 anni, era il più giovane editor nel campo dei fumetti statunitense. E cominciò presto ad occuparsi di storie riempitive al margine delle serie originali, come Capitan America. Alla fine degli anni Quaranta, però, il mondo dei fumetti subì un tracollo. La censura dell’epoca prevedeva di limitare le storie a cui si poteva lavorare, e le vendite delle serie Marvel di maggior successo—soprattutto quelle di supereroi—calarono in modo drastico.

All’epoca la DC Comics dominava il mercato, con supereroi come Batman o Superman, e Lee cominciò a valutare l’opportunità di lasciare il modo dei fumetti. Ma il suo capo, alla fine degli anni Cinquanta, lo incaricò di creare ex novo una nuova generazione di supereroi. L’idea era quella di offrire al pubblico un’immagine nuova di questi eroi: Lee doveva renderli più umani, più adulti. E soprattutto più divertenti.

Fu così che Stan Lee, insieme al sodale Jack Kirby, lanciò alcune delle serie a fumetti più amate di tutti i tempi. E lo fece creando degli eroi umani, con problemi comuni, con cui i lettori potevano identificarsi. Fu una rivoluzione che segnò per sempre la storia del fumetto.

La rubrica Marvel

Una volta divenuto direttore editoriale della Marvel, Stan Lee cominciò a tenere una piccola rubrica mensile pubblicata sugli albi Marvel. Una serie di piccoli pensieri e riflessioni che prendeva il nome di Stan’s Soapbox. E che andò avanti dal 1965 fino al 2001.

In questi giorni è stata nuovamente pubblicata sui social una di queste sue vecchie rubriche, risalente al 1968. Erano gli anni dei fermenti giovanili, che stavano innervando le proteste di tutto il mondo. I movimenti per i diritti civili e antirazzisti si stavano facendo sempre più forti, e Lee decise di partecipare al dibattito. Il breve articolo che ne uscì, nella sua semplicità, è però molto illuminante. E soprattutto molto attuale. Per questo abbiamo deciso di tradurne il testo integralmente.

Lottare contro il razzismo 

Diciamolo forte e chiaro. Il bigottismo e il razzismo sono alcuni dei mali sociali più nocivi, fra quelli che oggi affliggono il mondo. Ma, a differenza di un gruppo di super-cattivi in costume, non possono essere fermati con un pugno, o con un colpo di pistola a raggi.

L’unico modo per distruggere i razzisti è quello di esporli—di rivelarli come i mali insidiosi che sono realmente. Il bigotto è un irrispettoso odiatore, uno che detesta ciecamente, fanaticamente, e indiscriminatamente. Quando ha un litigio con un uomo di colore, odia TUTTI gli uomini di colore. Se un tizio con i capelli rossi lo offende, odia TUTTI quelli con i capelli rossi. Se qualche straniero ha ottenuto un lavoro al posto suo, odia TUTTI gli stranieri. Odia le persone che non ha mai visto, persone che non ha mai conosciuto, con uguale intensità. Con lo stesso veleno.

Ora, non stiamo cercando di dire che è irragionevole per un essere umano odiarne un altro. Ma, anche se esiste il diritto di trovare detestabili certi individui, è totalmente irrazionale, per non dire folle, condannare un’intera razza. Così come lo è disprezzare un’intera nazione, o denigrare un’intera religione.

Prima o poi, dovremo imparare a giudicarci per i nostri meriti. Prima o poi, se l’uomo sarà mai degno del suo destino, dovremo riempire i nostri cuori di tolleranza. Perché allora, e solo allora, saremo veramente degni del concetto secondo cui l’uomo è stato creato a immagine e somiglianza di Dio. Un Dio che ci chiama, TUTTI, Suoi figli.

Immagini: Copertina